SCONTRO DIPLOMATICO TRA AUSTRALIA E CINA

Il primo ministro Scott Morrison si scaglia contro un tweet del ministero degli Esteri cinese

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Un’immagine pubblicata su Tweetter dal portavoce del ministro degli Esteri cinese Zhao Lijian, ha scatenato l’immediata reazione da parte del governo australiano, in particolare del primo ministro Scott Morrison. Nella foto, che risulta evidentemente ritoccata, è raffigurato un soldato australiano che punta un coltello alla gola di un bambino afgano. Come confermato anche dalla didascalia, il tweet è un chiaro riferimento a un processo che vede coinvolti alcuni militari australiani rei di aver ucciso dei prigionieri di guerra durante alcune operazioni militari, proprio in Afghanistan, al fianco delle truppe statunitensi. Nonostante tutto però, Morrison, che tra l’altro è in prima linea nelle indagini per risolvere il caso e punire i militari colpevoli, non ha affatto apprezzato la dura frecciata da parte del governo cinese, che ha portato a un ulteriore raffreddamento dei rapporti tra Cina e Australia, già da tempo non affatto buoni.

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Senza contare che qualche settimana è stato stipulato anche di uno dei più grandi accordi commerciali, il Regional Comprehensive Economic Partnership, che vede coinvolti alcuni paesi appartenenti alla zona asiatica del Pacifico, tra cui figurano anche Australia e Cina. E l’uscita a vuoto da parte del ministro cinese non sembra facilitare le cose sia sul fronte diplomatico che su quello commerciale. Insomma, si tratta di un passo falso da parte di Pechino a cui Morrison ha replicato prontamente, chiedendo le scuse del ministro degli esteri cinese e rivolgendosi a twitter per la rimozione del post.

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Inoltre, lo stesso primo ministro australiano ha ribadito che il processo ai militari colpevoli si sta svolgendo in maniera trasparente, con l’unico obiettivo di fare giustizia e riabilitare l’immagine dell’esercito australiano impegnato in Medio Oriente. Secondo altre fonti però, i rapporti tra Canberra e Pechino si sarebbero rotti quando lo stesso governo australiano richiese un’ulteriore indagine riguardo al Covid, alimentando così una spirale di screzi tra i due paesi, soprattutto con continue frecciate mediatiche, come è accaduto in questa circostanza. Infatti, la Cina avrebbe anche indagato sugli investimenti fatti dall’Australia nella sicurezza nazionale, sollecitando il governo Canberra a correggere il tiro nelle relazioni internazionali. Inoltre, Pechino aveva già comunicato che avrebbe alzato ulteriormente i dazi sul vino importato dall’Australia, indispettendo ancor di più il governo di Canberra.

Francesco Ambrosio

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