SCOPRIAMO LA SARDEGNA

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Transitando oltre i luoghi comuni, distogliendo l’attenzione dalla Costa Smeralda e dai siti di villeggiatura, la Sardegna conserva molti misteri, tracce di un passato ancora da svelare e di un futuro immaginario da costruire. Il nostro viaggio inizia dagli Shardana, popolazione di guerrieri e navigatori, per molti studiosi i primi abitanti dell’isola. Anche se le ipotesi sono ancora tutte da verificare, è innegabile che il nome si presti ad una facile assonanza. Sull’isola, in provincia di Sassari, e precisamente a Sardemonte Daccoddi, esiste uno Ziqqurat, l’unico in Europa, risalente al 4.500 a.c., a tempi in cui le popolazioni indigene vivevano in capanne di paglia. Particolare non di poco conto è che questa struttura, contrariamente a quelle mesopotamiche in onore del sole, era dedicata a due divinità lunari, Narma e Ningal, entrambe sumere. Nei pressi di Sassari, a S. Andrea Priu, esiste la Domus de Janas, la più antica chiesa d’Italia, costituita da circa 20 tombe sotterranee scavate nel periodo neolitico. Spostandosi verso Oristano si arriva a Samugheo, dove si trova il Castello di Medusa. Solitamente le fortificazioni erano situate in punti alti, di avvistamento, mentre questo si trova sul fondo di una valle, come a volerlo proteggere dagli sguardi esterni. Tutte le diverse teorie si fondono in un corpus unico di leggende e storia, tanto che negli archivi di Stato di Cagliari compare il nome di un folle, Perseu, che si nascose nei meandri di questo castello per non essere incarcerato. Perseo fu colui che uccise Medusa secondo la mitologia classica. Sempre vicino Oristano, a Sinis Cabras, sono state ritrovate, nel 1974, 30 statue alte più di 2 metri ciascuna, risalenti a oltre 2.500 anni fa, dalle fattezze anomale, pettinature a trecce ed abiti di foggia orientale. Ancora ad Oristano, e precisamente nel comune di Paulilatino, esiste il Pozzo di Santa Cristina, dove ogni 18,6 anni, durante il solstizio d’inverno, sia il Sole che la Luna si incontrano sul fondo, in un abbraccio immortale di unica bellezza.

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Ad Alghero, il Santuario della Madonna di Valverde, ospita una statua della Madonna nera, muta testimone del paganesimo, in quanto nero era il colore della dea egizia Iside. Ma non solo, perché le madonne nere sono legate al ciclo della leggenda del Graal, e forse non è così peregrina l’idea di chi associa, in riferimento al nascondiglio della sacra reliquia, Montsalvat, nel nord della Spagna, alla Barcellona sarda, Alghero appunto, non troppo distante dall’Isola della Maddalena, dove Maria Maddalena sarebbe approdata prima di recarsi in Francia. Traversando l’isola si arriva in provincia di Olbia, ad Oschiri, dove si erge la Chiesa di Santo Stefano, davanti alla quale, su una pietra lunga circa 10 metri, si possono osservare strane incisioni geometriche distribuite su una sequenza unica, nicchie triangolari e quadrate, forse un altare. Senza dubbio l’ennesimo mistero. Tornando indietro, in provincia di Nuoro, si trova Sorgono. Qui decine di menhir allineati, esprimono la comunione dell’uomo con la madre terra. Si tratta di opere risalenti al periodo del neolitico, circa 3.000 fa, e chissà se è un caso che questa unione del principio maschile con quello femminile si trovi proprio al centro dell’isola. Per chi ama le favole invece, non si può non citare l’Isola di Tavolara, il cui abitante, per una serie di circostanze fortunate, venne investito del titolo di Re dell’Isola proprio dal Re di Sardegna e Piemonte. Il suo è lo stemma del più piccolo regno del mondo ed è visibile anche a Buckingam Palace, nel Salone degli Stemmi. Non si può lasciare l’isola senza esplorare il suo mistero più grande: i Nuraghi.

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Ancora oggi un intenso dibattito tra gli studiosi lascia aperte molte strade, molte interpretazioni. Tra chi ipotizza fossero fortificazioni e chi torri di vedetta, chi li identifica come simboli legati alla natura e chi invece come edifici legati ai clan territoriali. La teoria più bizzarra li vuole strutture funebri edificate dagli antichi abitanti, i Gentiles (Giganti) e chissà perché esiste appunto un luogo chiamato la Tomba dei Giganti, in Gallura.

Paolo Varese

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