SCUOLA E POESIA

Di Carla Malerba ( scrittrice e poeta)

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Pensare di portare la poesia nella scuola è pratica ormai diffusa. Non solamente la poesia inserita nei programmi, ma una poesia che nasca dall’ispirazione degli studenti, alimentata non solo dallo studio degli Autori che hanno un posto stabile nella nostra storia letteraria, ma una poesia che appartenga a loro, che nasca trai banchi e nei margini delle pagine, che si scriva nel diario (se ancora si usa) o che sia un verso repentino a dettare l’urgenza di una trascrizione. Poesia insomma a uso e consumo per mente e cuore.

Nella scuola dove ho insegnato Lettere fino a qualche anno fa fu istituito da noi Docenti un vero e proprio Concorso di poesia con tanto di premi e cerimonia finale inserita nelle varie attività di fine anno. Devo dire che ebbe un buon successo, durò per otto anni e credo che i ragazzi di allora ne abbiano ancora un buon ricordo. Il nostro era un Istituto Tecnico di buon livello, per Geometri e Corrispondenti in lingue estere, con una sede distaccata dalla quale giungeva una grande quantità di elaborati, grazie soprattutto alla collaborazione di una docente sempre disponibile ed entusiasta. I lavori erano numerosi, spesso di qualità e la Commissione aveva il suo daffare nelle fasi di selezione fino all’individuazione dei tre vincitori. Le potenzialità espressive si rendevano evidenti quasi subito, il “fare” poesia diventava una sorta di sperimentazione linguistica che favoriva il nascere di insolite modalità di scrittura e di vocazioni inattese. Nella Commissione erano presenti, insieme a noi tre docenti di Lettere, un esperto di poesia e il Dirigente Scolastico.

Per un mese e oltre la scuola diventava un laboratorio di poesia, senza che si alterasse il normale andamento delle lezioni: non cambiava nulla, se non quel segreto fervore per i corridoi, l’attesa di qualcosa che era nell’aria.

Mi viene da pensare oggi a Jerome Bruner e al tema affascinante che affronta nella sua opera “Il conoscere, saggi per la mano sinistra” evidenziando il contributo che arte e poesia apportano alla conoscenza. Doveva allora accadere qualcosa che richiamava a quelle riflessioni: il tema assegnato per il concorso, sempre diverso ad ogni edizione, comportava una ricerca che, attraverso la percezione della forza della metafora, del simbolo, delle analogie, conduceva alla scrittura poetica. Tanti quindi i contributi di questo attingere dal profondo che, uniti a quelli della mano destra, producono la scoperta, la sorpresa … Così la poesia diviene strumento di conoscenza interiore. I ragazzi sono dei creativi, per loro intrinseca potenzialità; sanno ascoltare la voce dell’io che suggerisce accordi, sanno cogliere nella realtà simboli, intuiscono segreti. Grazie alle varie mediazioni giungono a padroneggiare l’oggetto del loro sentire e conseguentemente a produrre forme di espressione davvero notevoli.

Ora, a distanza da quasi vent’anni dalla prima edizione di quel premio, ripenso a quanto desiderio di dire in versi c’era in quei ragazzi e spero che, oggi adulti, conservino il ricordo di quell’esperienza scolastica e di vita i cui segni non sono dispersi, ma vivono nelle pagine dei fascicoli del Premio.

Seguono alcuni testi poetici scritti dagli alunni di allora:

DOVE POSSO POGGIARE IL PIEDE, SERENO, AL SUOLO…

Dove posso poggiare il piede, sereno, al suolo,

camminare, correre, saltare.

Dove il vento canta una melodia

che da sempre vive, seppur mai scritta.

Dove anche nella parola muta

posso trovare sollievo e conforto.

Dove rimango estatico nella visione

della natura fiorente: questa è la mia terra,

ricca di sfumature e di forme spoglie.

Sarebbe bello fermare e far durare un giorno

l’effimero attimo in cui il fanciullo coglie

l’amenità di ciò che gli sta attorno.

Perdersi, magari,

sperando poi di non ritrovarsi,

per apprezzare più a lungo

i posti che mi sono cari.

ALESSANDRO FARSETTI (Anno scolastico 2003-2004)

NON PIANGO

Negli occhi tuoi blu

io rivedo

profondi pensieri

ricordi leggeri

di lunghi

capelli tagliati,

rimasti

riccetti rasati.

E soffro

se non mi capisci,

se ieri hai avuto

veementi giudizi.

Non piango

che sangue non odia,

fratello,

fratello non odia.

CINZIA CORAZZESI (Anno scolastico 2001-2002)

PAROLE

Dici di amare la pioggia,

ma quando c’è cerchi l’ombrello.

Dici di amare il sole,

ma quando c’è cerchi l’ombra.

Ed è per questo

che mi fai paura

quando dici di amarmi.

GALANTINI STEFANO (Anno scolastico 2001-2002)

PER ME

Per me sei come l’arcobaleno,

l’unica cosa bella

In una lunga, lenta

giornata di pioggia

EROS SECCHI (Anno scolastico2001-2002)

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