SFILATA SPRING-SUMMER ’23 DI ALEXANDER MCQUEEN

Fashion news + fashion tip

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Come vi ho raccontato nell’articolo scorso sono state molte le maison inglesi che, causa osservanza del lutto per la morte della regina Elisabetta II, non hanno sfilato durante la London fashion week, posticipando i loro fashion show o inserendosi nella fashion week di Parigi. La maison Alexander McQueen non è nuova a fashion show fuori calendario, già la scorsa stagione sfilando a New York e ancora in quella precedente sempre a Londra in concomitanza, come quest’anno, con il Frieze Art Fair (mostra d’arte contemporanea che si tiene a Londra). In una splendida giornata di sole e caldo, per gli standard londinesi, la collezione creata dalla designer, Sarah Burton ha sfilato in una sorta di bolla trasparente situata nel Greenwich Naval College in riva al Tamigi. Le modelle hanno sfilato sotto l’occhio vigile di un drone che, per la designer, ha voluto significare l’avere un occhio diverso verso il fashion, a non avere gli occhi bassi sul mondo che ci circonda, ma ad alzarli per vedere le cose sotto una nuova luce e in una prospettiva inedita.

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La collezione non è stata pura innovazione, visto che ha portato in passerella molti dei trend già visti durante il fashion month come: il total black, la vita bassa, le spalle strutturate, le linee asimmetriche. Per mio sommo gaudio non è pervenuto il platform sostituito da stivali e stivaletti calzino, sandali senza alcuna traccia di “piano rialzato”. E’ stata una collezione di quarantuno outfit che ha sponsorizzato il ritorno del cut-out sartoriale su giacche smoking e long dress, di bustier che regalano una silhouette perfetta, di una femminilità minimal nelle linee, ma super cool. La palette colori è dominata dal black con accenti di rosso, blu cobalto e spruzzi d’arancio. L’unico pattern ammesso alla corte di McQueen è una creazione digitale fatta di iridi, pupille e ciglia ingrandite e spalancate sul mondo.

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La California è stato il luogo d’incontro delle star come Jennifer Lopez, Diane Keaton, Jessica Chastain, la location i giardini della Huntington Library Art Museum e Botanic Garden nelle vicinanze di Pasadena, la collezione spring-summer ’23 quella del re indiscusso del fashion system made in USA, Ralph Lauren. Il designer ha fatto sfilare, in un unico fashion show, tutte le sue linee: uomo, donna, bambino, la linea Polo, tutto il mondo Ralph Lauren raccontato in più di centoventi outfit che hanno ribadito, se ce ne fosse bisogno, i veri valori americani: la famiglia, il country, lo sport, l’attaccamento alla storia del proprio paese come quella dei cowboy e della corsa all’oro. L’atmosfera è stata quella del Grande Gatsby e dei magnifici anni ’50, ma anche quella del country-chic, una sfilata che ha riportato i passerella tutti i codici distintivi della maison come la polo, il dolcevita, il cachemire, i pullover lavorati a maglia, il velluto a coste, i gonnelloni, i tailleur mannish, la camicia cowboy in versione chic, la cravatta (per lei), la stampa tartan, i long dress glam-chic.

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Sempre nell’articolo scorso, raccontando la sfilata di Balenciaga, avevo evidenziato la furbata di marketing del direttore creativo della maison, Demna Gvasalia di propagandare l’unicità, salvo poi venderci capi logati, di voler declassare il lusso attraverso capi usurati, salvo poi venderci accessori discutibili a prezzi stellari. Nell’ultima sfilata di Balenciaga, l’accessorio che più ha catalizzato l’attenzione è stata la Lay’s-Branded-Bag, una maxi pochette che prende le sembianze di un sacchetto di patatine Lay’s disponibile in tre colori: blu, rosso e giallo acquistabile alla modica cifra di milleottocento dollari. Lo stesso designer, nel suo profilo Instagram, ha definito l’accessorio un must have, ma è lo stesso designer che ci predica l’unicità, lo svincolarsi dai trend e dal lusso? Che dire di Demna? Che sicuramente è un bravo direttore creativo, che sicuramente ha azzeccato la strategia di marketing, ma che per favore non ci faccia la morale!

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La maison Jean Paul Gualtier, con la pubblicazione del lookbook per presentare la sua collezione spring-summer ’23, pare abbia fatto infuriale la Galleria degli Uffizi. La Galleria avrebbe chiesto di sanzionare la maison per violazione dei diritti d’immagine di un’opera custodita negli Uffizi: la Venere di Botticelli. La maison ha utilizzato un pattern che rappresentava il dipinto per vari capi della collezione attirando l’attenzione del direttore degli Uffizi, Eike Schmidt che ha dichiarato: “Jean Paul Gaultier ha boutique in Italia e vende i suoi prodotti attraverso canali web italiani. Dunque, come tutti, è tenuto a rispettare le nostre leggi sui diritti d’immagine”. Al momento la maison non ha replicato all’accusa e voci di corridoio mi dicono che non abbia alcuna intenzione di cedere, non ci resta che attendere per vedere come andrà a finire questo braccio di ferro. A mio modesto parere questa diatriba non ha alcun senso, visto che la Venere di Botticelli e l’arte in generale, dovrebbe essere patrimonio di tutti e non del museo che la detiene.

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La maison Prada debutta nel mondo della gioielleria lanciando la sua prima collezione dal nome ”Eternal Gold”, la prima nella gioielleria ad usare oro riciclato al cento per cento. La collezione riprende i simboli iconici dalla gioielleria come la catena, il chocker, il cuore, il serpente che vengono affiancati dal suo iconico triangolo logato (emblema del lusso ideato dal fondatore, Mario Prada). La collezione, presentata negli spazi dell’Osservatorio, ha un range di prezzi che vanno dai mille e cinquecento euro per il gioiello più minimal ai cinquantacinquemila euro per il gioiello più elaborato. Sono certa che il gioiello must have, quello più acquistato dalle trendsetter di mezzo mondo saranno gli orecchini a triangolo con logo che definiscono e identificano la maison a livello internazionale.

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Si chiama Hesse la nuova APP nata a Milano dedicata al fashion di lusso con la quale potrete affittare capi ed accessori luxury con una cifra irrisoria. Scaricando l’APP è possibile affittare, con un abbonamento mensile, per tutto il tempo che si vuole il capo o l’accessorio preferito scegliendo tra molte maison come Prada, Balenciaga, Off-White, Balmain e tante altre. Per ora il servizio è disponibile solo nella città di Milano, ma visto i molti riscontri positivi promette di espandersi con l’intento di promuovere una moda circolare così da azzere gli sprechi. L’utente dopo trenta giorni potrà rimandare indietro il capo o l’accessorio, acquistarlo o, rinnovando l’abbonamento, affittare qualcos’altro per altri trenta giorni.

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A sostegno di una moda circolare e non distruttiva per l’ambiente che ci circonda negli Stati Uniti nasce un numero verde per aiutare la generazione Z a liberarsi dall’acquisto fast fashion. L’idea nasce da ThredUp, un’azienda specializzata nella vendita di capi usati, che si è avvalsa della collaborazione di Priah Ferguson, la protagonista della fortunata serie “Stranger Things”. Da recenti indagini di marketing è emerso, con buona pace di Greta Thunberg, i più giovani, anche se manifestano per la tutela dell’ambiente, sono i maggiori consumatori di fast fashion, anzi sono dei veri e propri dipendenti dall’acquisto compulsivo. Questo comportamento può essere attribuito alla facilità d’acquisto, alla vasta scelta, ma soprattutto ai prezzi irrisori dei capi. Ai giovani, che telefonano al numero verde, si cerca di far capire quanto il fast fashion sia nocivo per l’ambiente e per gli esseri umani per i materiali usati, come il poliestere, per l’abuso di coloranti, per lo spreco di energia, per la quantità di capi invenduti, per lo sfruttamento della forza lavoro, minorile e non. I giovani sono incentivati ad acquistare meno e meglio, ad orientarsi verso il second hand, a noleggiare i capi. Anche in questo caso faccio un appello alla generazione Z in evidente piena distonia con se stessa…per favore non fateci la morale che risulta alquanto stonata!

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Per quest’inverno la minigonna sarà una protagonista indiscussa, ma spesso è un capo che non mette a proprio agio tutte le donne. In soccorso di tutte le fashion addicted che non intendono rinunciare alla minigonna, ma hanno paura d’indossarla arriva la maison Prada con la sua minigonna non-minigonna. I designers, Miuccia Prada e Raf Simons hanno portato in passerella una gonna ibrida, una gonna fatta da tessuti differenti in sovrapposizione che fondono nello stesso capo la grinta della minigonna e il bon ton rassicurante della midi. La nuova gonna ibrida diventa cool-smart in combo con la canotta bianca, un blazer oversize e un paio di Mary Jane, diventa urban-chic in combo con un pullover un paio di sandali e calzino, diventa lady-like in combo con una camicia in satin e un paio di décolleté.

T. Velvet

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