SHIREEN ABU AKLEH UCCISA DA UN PROIETTILE ISRAELIANO

Un’indagine condotta dal New York Times, accusa Israele per la morte della reporter di Al Jazeera

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cms_26512/SHIREEN_ABU_AKLEH_.jpgArrivano nuovi aggiornamenti sulla morte della giornalista palestinese-americana Shireen Abu Akleh e a riportarle è il New York Times, dopo un’indagine durata oltre un mese. L’11 maggio scorso, la reporter di Al Jazeera Abu Akleh si trovava in Palestina settentrionale e stava documentando un’operazione dell’esercito israeliano in un campo profughi di Jenin. Nel corso dell’operazione vi sono stati violenti scontri a fuoco, e Abu Akleh è stata colpita alla testa da un proiettile rimanendo uccisa. Con lei vi erano altri giornalisti, tutti ben riconoscibili in quanto indossavano i gilet blu con la scritta Press, cioè “stampa”, e gli elmetti di protezione. Dalla sua morte si sono susseguite svariate indagini ed inchieste, tuttavia non producendo alcun risultato concreto. In parallelo a ciò, a livello istituzionale, palestinesi e israeliani hanno continuato ad accusarsi a vicenda su quanto accaduto. Il 26 maggio, l’Autorità Palestinese ha dichiarato che la sua indagine, che includeva l’autopsia e un esame forense del proiettile, aveva stabilito che la reporter di Al Jazeera era stata uccisa da soldati israeliani. Il governo ha accusato inoltre Israele di averla uccisa intenzionalmente, citando il fatto che era stata colpita alla testa da dietro nonostante indossasse un giubbotto che la identificava come giornalista.

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Israele ha condotto un’indagine parallela e ne ha chiesta una congiunta con l’autorità palestinese per fare esaminare il proiettile da un gruppo di esperti internazionali. Richiesta che è stata rifiutata dal governo palestinese. I risultati dell’indagine israeliana non sono stati ancora resi noti. Oltre a queste due indagini, tante sono state le ricostruzioni indipendenti, compresa una molto dettagliata pubblicata a fine maggio da CNN, che supporta la tesi che effettivamente a colpire Abu Akleh sia stato l’esercito israeliano. CNNera arrivata a questa conclusione dopo una lunga verifica incrociata di registrazioni video, racconti di testimoni oculari e con la consulenza specialistica di esperti e criminologi sui materiali raccolti.

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Dopo più di un mese però, è arrivata un’ulteriore indagine, questa volta firmata New York Times. Secondo l’autorevole testata Il proiettile che ha ucciso la giornalista palestinese-americana Shireen Abu Akleh è partito dalla posizione in cui si trovava un convoglio militare israeliano, molto probabilmente da un soldato di un’unità d’élite. Intorno alla giornalista non vi erano palestinesi armati, e ciò smentirebbe le dichiarazioni dell’esercito di Israele secondo cui se fosse stato un soldato israeliano a colpire la giornalista l’avrebbe fatto per errore. Altre dichiarazioni fatte da Israele, smentite dall’indagine del NYT, sarebbero quelle che dal convoglio lo scorso 11 maggio sarebbero partiti 5 colpi, mentre la ricostruzione parla invece di 16 colpi. Infine, l’indagine non è stata in grado di dimostrare se il soldato che ha sparato abbia notato che Shireen Abu Akleh e i suoi colleghi indossavano giubbotti anti-proiettili con su scritto Press.

Riccardo Seghizzi

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