SIMBOLISMI NELLA CULTURA E NELL’ARTE (III)

Il Pavone

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Se al Nord il pavone aveva una sua simbologia, a Oriente era considerato l’emblema dell’immortalità e della resurrezione, simbolo per celebrare il culto del sole e per proteggere dal male grazie alle macchie a forma di occhio sul suo piumaggio.

Secondo l’Islam, Maometto era un’entità luminosa dalle sembianze di un pavone. Per i persiani è sempre stato un simbolo molto importante visto che il loro impero era chiamato anche “Regno del Pavone”.

Nella Persia zoroastriana era considerato un uccello sacro associato alla vita eterna e all’albero della vita. Alcune etnie poi, ad esempio gli Yezidis, insediati in Armenia, Kurdistan e nelle montagne del Caucaso, veneravano Malik-e-Taus un demone redento dalle sembianze di un pavone.

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Melek Taus- in basso a destra il simbolo sumero che sta per divinità

Mentre a Oriente e anche nei popoli europei del Nord, il pavone continuava il suo imperio come simbolo solare, in Italia, durante il Medioevo andò incontro ad un processo ambivalente per cui, era visto benevolo come soggetto iconografico delle Chiese, ma “diavolesco” in altri ambiti tanto da far nascere la superstizione che le sue penne portavano sfortuna, tenerle in casa sarebbero state portatrici di disgrazie e di malattia per i bambini e gli occhi della coda erano paragonati ai cento occhi del gigante/mostro Argo e portatori del malocchio.

Perché questa ambivalenza? Nei momenti di scontro fra “pagani” e cristiani, per esempio nelle crociate, poteva essere benevolo il pavone dei musulmani o quello persiani? Ma poi il pavone tornerà nel Rinascimento in tutta la sua bellezza, lo vedremo più avanti, ora vi scrivo del pavone simbolo principale dei persiani e come finì che porto iella pure a loro.

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Miniatura- Trono del Pavone

Nel 1739 i persiani sottrassero all’India il famoso trono del pavone, altro Paese dove il pavone è assai presente, talmente presente da rimanere tale dall’antichità ad oggi, nel 1963, il pavone è divenuto uno degli animali nazionali dell’India, sebbene più che al sole, in India, sia riferito alla pioggia, (in quanto legato al dio della pioggia e in grado di prevederla: quando il pavone strilla di notte la pioggia sarebbe prossima).

Il trono del pavone era un famoso baldacchino ingioiellato degli imperatori dell’India. Durante l’invasione del 1739, di Nader Shah, imperatore dell’Iran, oltre al saccheggio di molti tesori fu prelevato anche il trono. Quando Nadir Shah fu assassinato dai suoi stessi ufficiali il trono scomparve, probabilmente smantellato per recuperare oro e pietre preziose, si narra che fosse a baldacchino e tutto in oro massiccio, ricoperto di rubini, smeraldi, perle, granati e diamanti tra cui il Koh-i-Noor e forse anche il Darya-ye-Noor (rispettivamente Montagna di luce e Oceano di Luce).

Il Darya-ye-Noor è uno dei diamanti più grandi al mondo, molto raro perché di colore rosa chiaro, attualmente fa parte dei gioielli della corona iraniana ed è in mostra presso la Banca dell’Iran a Teheran. Il Koh-i-Noor, è un celebre diamante bianco che è stato per molto tempo il più grande al mondo. È conservato nel museo della Torre di Londra ed è incastonato al centro della corona appartenuta alla Regina Madre di Elisabetta d’Inghilterra. Come ha fatto a finire in mani inglesi? Il Koh-i-Noor rimase in mano ai Sikh fino al 1849, quando l’India fu annessa all’Impero britannico con il trattato di Lahore, comprendeva anche la consegna del diamante alla corona britannica.

Nel corso della seconda metà del XX secolo, l’India ha reclamato più volte il possesso del Koh-i-Noor, esponendo la causa anche alle Nazioni Unite ma la pietra non è mai stata restituita, d’altronde una leggenda narra che se a possedere la gemma fosse un uomo questo sarebbe diventato il sovrano del mondo, ma avrebbe avuto la sfortuna di morire presto o di perdere il regno, se invece la proprietaria fosse stata una donna, questa sarebbe diventata molto fortunata.

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Il Koh-i-Noor- il diamante conteso tra India e Inghilterra

A proposito di perdere il regno, anche qui il pavone tanto restò in Persia che alla fine ci lasciò lo zampino. Come ho scritto sopra l’India ebbe il trono del pavone, la Persia ebbe il regno del pavone. Dal 12 al 16 ottobre del 1971, in Persia (Iran) ci fu una grande festa, la cui pianificazione durò un anno in occasione del 2500° anniversario della fondazione dell’Impero persiano.

Lo Scià dell’Iran Mohammad Reza Pahlavi, mostrava al mondo l’opulenza del suo regno. I festeggiamenti iniziarono col l’omaggio al mausoleo di Ciro il Grande. Simbolo della celebrazione fu il cilindro di Ciro, un antico blocco cilindrico di argilla, che ha un’iscrizione in accadico cuneiforme del re Ciro II di Persia (559-529 a.C.) con il quale il sovrano legittima la conquista di Babilonia, auspicando il favore dei suoi nuovi sudditi.

Tutte le celebrazioni vennero trasmesse in mondovisione per mezzo di un collegamento via satellite. Una grande cena di gala con invitati re, principi e capi di stato fu allestita in occasione del compleanno della moglie dello Scià. I cibi furono forniti dal famoso Maxim di Parigi, il brindisi ufficiale fu con Dom Perignon Rosé 1959. Il menù prevedeva anche: “50 pavoni arrosto, antico simbolo nazionale dell’Iran, con inserite le piume della coda, ripieni di foie gras, accompagnati da quaglie arrosto e un’insalata di noci e tartufo, Musigny Comte Georges de Vogüé 1945”.

Un tale di nome Khomeini chiamò la celebrazione la “festa del Diavolo”. L’evento riunì i sovrani di due delle più antiche monarchie esistenti, lo Scià di Persia e l’imperatore Haile Selassie d’Etiopia (erede della dinastia Salomonide, che secondo la tradizione avrebbe origine dal re Salomone e dalla regina di Saba) pochi anni dopo la grande celebrazione cessarono ambedue di esistere.

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2500° Persiano- Sfilata degli Immortali- Guardia imperiale dei re persiani

(Continua)

Paola Tassinari

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