SIMBOLISMI NELLA CULTURA E NELL’ARTE (V)

Il Pavone

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Pavone - i sozzi piedi

Lasciando perdere la simbologia e ciò che hanno scritto gli antichi, fisicamente il pavone resta un ben strano animale, sembra quasi che Dio l’abbia creato con gli attributi di un re; meraviglioso piumaggio; deliziosa piccola testa coronata; ruota che apre solo a sua volontà, per mostrare la sua unicità per bellezza e grandezza per meravigliare e stupire; incedere lento; muove continuamente la testa a destra e a sinistra come a controllare che tutti lo osservino e che stiano ben lontani; a differenza del piumaggio ha zampe grosse e robuste con speroni per attaccare, ma preferisce stare in alto su un albero o su un tetto, come su un trono per avere la situazione sottopiede; quando fa la ruota attira le femmine con la magnificenza della coda e ha così un harem personale, dove preferisce vivere isolato come gli indici della prossemica suggeriscono: più si è potenti e importanti più la distanza aumenta, pare quindi inevitabile che nei luoghi dove è nativo, Sri Lanka e India, sia diventato modello da mutuare per re o pascià o altro e che poi da Oriente si siano diffusi i modi, va ricordato comunque che questi modi non piacevano agli occidentali che consideravano un affronto essere sudditi, i greci, soprattutto gli ateniesi erano uomini liberi, nel IV/V secolo a. C. le guerre persiane furono un evento di unione fra le poleis, in quanto avevano come scopo comune il combattere per la loro libertà di essere uomini e non servi; Alessandro Magno che nella sua conquista fu preso dalla magnificenza della regalità orientale fu contestato duramente dai suoi. I cristiani adottarono per Cristo il pavone, il pavone per il loro Re, il cui regno non è di questo mondo, ben diverso è chi vuole farsi re in terra con le caratteristiche del pavone. Forse è per questo che il pavone ha una voce stridula orribile a sentirsi.

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Gallina faraona mitrata

Concludo questo lungo articolo, con un’ipotesi un po’ scherzosa, visto che l’ordine dei Galliformi, appare assai regale, in primis il pavone che in Oriente non ha rivali, ma anche il gallo che i celti avevano come simbolo a tal punto da chiamarsi anche “galli” e simbolo tutt’oggi della Francia e della Romagna, a volte associato anche a Cristo o a San Pietro… e la gallina faraona diffusa allo stato selvatico soprattutto nell’Africa settentrionale avrà a che fare coi faraoni dell’Egitto? È un ricordo di bambina, essendo nata in campagna, in mezzo ai Galliformi, non riuscivo a capacitarmi che un re potesse chiamarsi “faraone”, non riuscivo a comprendere perché poi questi egiziani non solo avevano come re un faraone ma avevano anche come Dèi gli animali. D’altronde esiste una gallina mitrata che prende tale nome per via di un grande e solido casco corneo che ricorda, per la forma, una mitra episcopale, può ben rammentare anche il nemes, il copricapo indossato dai sovrani egizi.

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Statua del Ka del faraone Tutankhamon con nemes

Gli Stati Uniti d’America, sono una nazione molto giovane che non ha migliaia di anni di filosofia e di tradizioni eppure ha come simbolo supremo un tacchino che è in miniatura un piccolo pavone, certo più ruspante e meno pomposo, ma tenuto assai in considerazione. Senza dubbio il tacchino è il simbolo del giorno del Ringraziamento e dell’abbondanza vediamo come mai. Il tacchino era un animale sacro ai nativi americani che lo usavano in cerimonie di fertilità, attribuendogli caratteristiche come la virilità maschile e l’orgoglio. Questo non dovrebbe sorprenderci, poiché se osserviamo il tacchino maschio nel suo ambiente naturale possiamo vedere che ha un modo di camminare molto nobile e che si vanta del suo bel piumaggio che sfoggia di fronte a tutti.

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Giorno del Ringraziamento- Parata del Tacchino- USA

Altri significati con cui si relaziona questo pennuto sono i valori della forza e del primeggiare su tutti gli altri. Quando i padri pellegrini sbarcarono a Plymouth, nel 1620 sulla costa del Massachusetts, sfuggendo dall’Inghilterra causa l’intolleranza religiosa, si trovarono in difficoltà per mancanza di cibo, furono i nativi ad aiutarli consigliando loro di intraprendere la coltivazione di granturco e l’allevamento dei tacchini. Successivamente nel 1623 i padri pellegrini decisero di festeggiare l’ultimo giovedì di novembre, per ringraziare il Signore della loro ottenuta prosperità pranzando col tacchino con cui si erano salvati dalla fame. Succede così che annualmente vengano scelti due tacchini, a cui viene concessa la grazia dalla Casa Bianca direttamente dal presidente in carica, inizialmente era uno solo, poi come per le grandi star, fu deciso di averne due, nel caso che al primo fosse accaduto qualcosa. Questi due tacchini soggiornano in hotel di lusso e viaggiano su un volo di prima classe, uno solo sfilerà nella parata ma ambedue vivranno sino alla morte per vecchiaia in un ranch. Inizialmente il tacchino era offerto per la mensa del presidente nel giorno del Ringraziamento poi, non si sa bene da chi, forse da Harry Truman o forse da John Fitzgerald Kennedy, il tacchino non fu più mangiato ma fu graziato… that’s all folks.

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Giorno del Ringraziamento - I tacchini graziati in Hotel

Chiusura finale… dopo tutto questo indagare sulla simbologia del pavone, del suo portare iella o fortuna e del suo apparire o svanire in Occidente, vi scrivo una notizia che tratta di un’invasione di pavoni. È da qualche tempo che a Ravenna, precisamente a Punta Marina, un piccolo paese in riva al mare, che è la spiaggia dei ravennati, un bel gruppo di pavoni, circa una trentina, gira indisturbato fra le case, lungo le strade, sui tetti. Alcuni abitanti hanno inviato le loro proteste al Sindaco in quanto i pennuti intralciano il traffico stradale, provocano danni alle auto e ai tetti delle case, senza contare il fatto che al mattino presto lanciano le loro infernali grida. Un’altra parte di cittadini invece apprezza questo divertente assalto alieno, sopportando con pazienza i piccoli disagi ritenendo i pennuti una probabile, futura attrazione turistica.

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Heinrich Leutemann- incisione - L’antica Roma: l’oracolo dei polli sacri -1866

Celiando un poco, ma non del tutto, provo a ipotizzare un significato simbolico su questo andare e venire dei pavoni. Il sacco di Roma del 410, da parte dei visigoti di Alarico, sconvolse le genti, fu uno degli eventi più traumatici dell’impero romano, Sant’Agostino lo vide come segno della prossima fine del mondo o della punizione che Dio. La storia racconta che quando i cortigiani corsero da Onorio, che si trovava a Ravenna, allora capitale, dicendogli che Roma era perduta lui pensando alla sua gallina preferita, che chiamava appunto Roma, si spaventò a morte: “Ma non è possibile, era qui un attimo fa, ha appena mangiato!” Prima di canzonare Onorio come amante dei polli, delle galline e dei pavoni occorrerebbe pensare un poco. I tempi erano duri e inesorabili, un imperatore non era in grado di fare nulla, l’impero era già morto da tempo ed era già stato un miracolo che Diocleziano e Costantino fossero riusciti a mettervi una pezza, il povero Onorio era ormai con la canna del gas alla bocca, non gli restava che pregare e votarsi ai suoi Dèi e all’aruspicina.

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Tomba degli Auguri- Necropoli dei Monterozzi-Tarquinia

Gli etruschi, poi mutuati dai romani, furono maestri di questa arte divinatoria, tanto che era detta etrusca disciplina. L’augure era il sacerdote che aveva il compito di interpretare la volontà degli dei osservando il volo degli uccelli, a partire dalla loro tipologia, dalla direzione del loro volo, dal fatto che volassero da soli o in gruppo e dal tipo di versi che emettevano; da questi elementi il sacerdote traeva gli auspicia per capire se gli dèi approvavano o meno l’agire sia nell’ambito pubblico che in quello privato, sia in pace che in guerra. L’augure come insegna, aveva un bastone ricurvo: il lituo, simile al pastorale della Chiesa cattolica, l’osservazione avveniva al centro di un recinto tenendo conto delle porzioni di cielo da cui provenivano i pennuti tramite cippi astronomici. La loro attività era a vita ed erano molto venerati, al punto che per chi li offendeva era prevista la pena di morte. In guerra, dato che erano necessari segni di rapida consultazione, non si poteva quindi aspettare che arrivassero i volatili dal cielo ci si serviva dei polli sacri, erano chiamati Auspicia Pullaris. Se i polli mangiavano, l’auspicio era favorevole, se poi mangiavano molto avidamente facendo ricadere a terra briciole di cibo la previsione era da verificare secondo la caduta del cibo, se mangiavano poco il segnale era infausto. Questa credenza probabilmente proviene da tempi arcaici e si è mantenuta sino a non molti anni fa; ricordo che mia nonna quando sparpagliava sull’aia il becchime alle galline e io la pregavo di lasciarlo fare a me, la nonna rispondeva che non era possibile, in quanto dare da mangiare ai polli era una cosa molto particolare che se non si faceva bene, poi i polli non avrebbero mangiato e magari il giorno dopo ci sarebbe stato un temporale o un altro contrattempo.

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Pavone a Punta Marina- Ravenna

Quindi il “povero” Onorio, avrà pensato certo alla gallina per prima cosa, perché se morta, il responso sarebbe stato che Roma non si sarebbe risollevata dal sacco… aveva ragione Onorio con la gallina perché Roma sopravvisse al saccheggio per altri 62 anni. Cosa c’entra questo coi pavoni? Non si sa quali polli usassero per gli Auspicia Pullaris, sembra fossero le galline africane, ovvero le faraone e chissà forse anche i pavoni. Comunque nel 410 i “i polli” portarono iella. Come portarono sventura con la massiccia figurazione in San Vitale, che portò da lì a poco le guerre gotiche, causando lo spopolamento delle città e l’impoverimento delle genti, flagellate da carestie ed epidemie. La testimonianza dello storico Procopio di Cesarea è agghiacciante: “Naturalmente moltissimi caddero vittime di ogni specie di malattie [...] Taluni, forzati dalla fame, si cibarono di carne umana. Si dice che due donne, in una località di campagna sopra la città di Rimini, mangiarono 17 uomini [...] Molte persone erano così indebolite dalla fame, che si gettavano sull’erba con bramosia, chinandosi per strapparla da terra; ma siccome non riuscivano perché le forze le avevano completamente abbandonate, cadevano sull’erba con le mani tese”. Anche se poi San Vitale e Giustiniano con Teodora sono diventati Patrimonio Unesco e hanno reso Ravenna famosa nel mondo. Nel Cinquecento con il “fiorire” dell’immagine del pavone, in particolar modo a Faenza, accadde poco tempo dopo la tristemente famosa Battaglia di Ravenna del 1512 che aprì la strada al nuovo terribile sacco di Roma del 1527 con la calata dei Lanzichenecchi. Cosa ci accadrà ora con questa infornata di pavoni? Come si risolverà la questione? Per quanto riguarda l’invasione di pavoni a Punta Marina penso che basti un pizzico di buon senso, basti portare i pavoni nel parco della pineta, rifornirli di cibo e farne un giardino tematico come attrazione turistica, perché va bene rispettare gli animali e la natura, senza eccedere però, perché un incidente stradale può causare feriti e per i danni ai tetti, non tutte le persone hanno migliaia di euro per sistemarli, inoltre è auspicabile che il loro terrificante verso sia attutito dalle fronde dei pini.

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Pavoni a Punta Marina - Ravenna

Per quanto riguarda le ielle o meno del pavone per le dispute tutt’oggi esistenti fra Occidente e Oriente, potremmo prendere il gallo come simbolo occidentale e il pavone come emblema orientale auspicando che il dialogo abbia sempre la predominanza, senza veleni, sotterfugi e speronate: inserisco come ultima immagine, una simpatico dialogo fra pennuti, dove un gallo e un pavone invece di scontrarsi si salutano affettuosamente, un murales di Ericailcane, pseudonimo di Leonardo, uno Street artist, illustratore, disegnatore e scultore, che ha realizzato graffiti e installazioni in tutto il mondo.

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Gallo con pavone- Ponte di Tiberio-Rimini

Il murales si trova Rimini, città, che dopo la caduta di Roma avvenuta a Ravenna nel 472, la morte della Seconda Roma a Costantinopoli nel 1453, partì il germe per la Terza Roma… ma questa è un’altra storia.

(Fine)

https://internationalwebpost.org/contents/SIMBOLISMI_NELLA_CULTURA_E_NELL%E2%80%99ARTE_(IV)_22051.html#.YLWDCKgzaR8

https://internationalwebpost.org/contents/SIMBOLISMI_NELLA_CULTURA_E_NELL%E2%80%99ARTE_(III)_22042.html#.YLRAk6gzaR8

https://internationalwebpost.org/contents/SIMBOLISMI_NELLA_CULTURA_E_NELL%E2%80%99ARTE_(II)_22021.html#.YLRA3qgzaR8

https://internationalwebpost.org/contents/SIMBOLISMI_NELLA_CULTURA_E_NELL%E2%80%99ARTE_(I)_22013.html#.YLRBLqgzaR8

Paola Tassinari

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