SIMBOLISMI NELLA CULTURA E NELL’ARTE

LE TRE GRAZIE

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Grazie è una di quelle parole che a volte si pronuncia automaticamente, a volte banalmente, a volte come ovvia educazione, eppure questa parola ha un significato molto ricco, sia antropologico che religioso, vuol dire rendere delle grazie: gioia, splendore e prosperità, a qualcuno che ci ha dato armonia e piacere e questo bene lo si vuole rendere indietro, è talmente ricco questo termine che lo si dice anche alla fine della Messa… rendiamo grazie a Dio.

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Le tre Grazie- Provenienti da Pompei-Museo Archeologico- Napoli

Grazie è il plurale di grazia, con significato anche di gratitudine, l’essere grati per la delicatezza, la finezza, l’armonia, con molta probabilità il termine deriva dal greco “charis”, che riporta alle Cariti ovvero alle Tre Grazie.

Le Tre Grazie sono un tema profano di origine pagana, ma sembra abbastanza logico che il grazie derivi proprio da loro.

Seneca nel suo “De Beneficis”, riferendosi alle Grazie e al loro danzare in cerchio, si sofferma sui tre momenti del rendere grazie: dare, ricevere e restituire.

Le Grazie erano chiamate dai greci Cariti, i loro nomi erano Aglaia (splendore), Eufrosine (gioia e letizia) e Talia (prosperità), sono portatrici di bellezza e armonia, rappresentano il bello e il buono dell’ordine cosmico, legandosi alla natura e all’essere grati di viverla.

Le prime opere raffiguranti le Grazie, risalgono all’arte greca ellenistica, sono uno dei temi più ricorrenti della storia dell’arte, un soggetto invariato come iconografia, nonostante gli stili differenti, nonostante i secoli, arriva sino ai nostri giorni.

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Le tre Grazie-Copia romana di un originale ellenistico (IV-II secolo a.C.) -Duomo-Siena

Le tre leggiadre fanciulle della Biblioteca Piccolomini nel Duomo di Siena, sono nella posa del chiasmo, la celebre ponderazione di Policleto, cioè col peso su una sola gamba e l’altra flessa, posizione che dona un gioco di anche assai invitante, che tutt’oggi è usato dalle modelle o comunque consigliato per la posa nelle fotografie.

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Sandro Botticelli- La Primavera-Particolare delle tre Grazie

Le tre Grazie più famose sono senz’altro quelle che sono rappresentate nella “Primavera” di Botticelli, cosi evanescenti e allo stesso tempo carnali e carnose coi fluttuanti abiti velati del vedo e non vedo, d’altronde siamo nel Rinascimento e le tre fanciulle rappresentano bellezza, castità e amore platonico, quest’ultimo non è non asessuato come lo intendiamo noi, secondo la filosofia neoplatonica per intuire la bellezza divina prima bisognava gustarla, è dall’erotismo, dalla scoperta di questo amore terreno che ci si può elevare al misticismo.

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Raffaello-Tre Grazie- Musée Condé- Chantilly

Raffaello rappresenta le tre fanciulle prive di abiti con in mano delle sfere che potrebbero essere i pomi del Giardino delle Esperidi. Si pensa che la piccola opera (17x17 cm.) facesse parte di un altro dipinto di Raffaello, “Sogno del cavaliere”, probabile che il dittico sia stato diviso durante il periodo napoleonico. In questo contesto Le Grazie avrebbero in mano i pomi come premio all’eroe che sceglie la virtù, se poi sono sfere il significato di perfezione e armonia delle fanciulle viene addirittura rafforzato.

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Cranach il Vecchio- Le Tre Grazie- 1531-Museo del Louvre-Parigi

Lucas Cranach il Vecchio, ha più volte rappresentò Le Grazie.

Il pittore tedesco dalla linea elegante, sottilmente erotica e inquietante, seppure rinascimentale, nei suoi dipinti lascia sempre un qualcosa di gotico, di miniatura. Le sue donne, non solo Le Grazie, hanno corpi biancheggianti, sinuosi e morbidi come burro, gli occhi a mandorla, nude, ma sempre ingioiellate e spesso col cappello, creano un qualcosa di strano e di impercettibile: le Grazie appaiono ben poco armoniche, sono ammiccanti ed allusive, una di loro piega il ginocchio creando una diagonale che spezza il cerchio della loro danza.

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Peter Paul Rubens-Le Tre Grazie-1639-Museo del Prado-Madrid

Le Grazie di Peter Paul Rubens, possono ben rappresentare il trionfo del Barocco e della carne, appaiono, sinuose, i corpi sono opulenti, la pelle è chiara e luminosa, esagerate nella loro carnalità, eppure più che erotiche sono gioiose e abbondanti come la natura che le circonda. Anche Rubens riprese il soggetto più volte.

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Antonio Canova- Le Tre Grazie-1814-17-Victoria and Albert Museum- Londra

Antonio Canova scolpì Le Tre Grazie una prima volta per Giuseppina di Beauharnais, moglie di Napoleone, l’opera finì in Russia, dove si trova tutt’oggi, conservata al Museo dell’Ermitage, la seconda scultura è conservata al Victoria and Albert Museum di Londra. Canova è lo scultore più noto del Neoclassicismo che, come evidenzia il termine, sanciva il ritorno al bello ideale, greco e romano. Canova si ispira così alle Grazie del periodo ellenistico, non copiando pedissequamente, infatti le presenta capovolte, con un piccolo drappo che le avvolge e soprattutto hanno una specie di affettuosa sorellanza.

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Edward Burne-Jones-Le Tre Grazie-1885.

Sir Edward Coley Burne-Jones, è stato un artista britannico legato al movimento preraffaellita, soprattutto a Dante Gabriel Rossetti, partecipò assieme ad altri, “all’Arts and Crafts”, la fabbrica dell’arte, che creava oggetti di design in contrapposizione agli oggetti seriali dell’industrializzazione; più tardi aderì alle idee dell’Estetismo e del Simbolismo, movimenti che si riferivano all’arte come ideale di vita. Le Grazie raffigurate da Burne-Jones sono riprese dalle Grazie ellenistiche, ma presentano forme allungate e sembrano venate di malinconia.

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Kolo Moser- Le Tre Grazie-1900

Kolo Moser è stato un artista austriaco, fu tra i fondatori della Secessione Viennese assieme a Klimt, Hoffmann e altri; oltre alla pittura, così come fecero altri artisti dell’Art Nouveau, si dedicò alle arti applicate, al design, realizzando stoffe, mobili, vetrate, manifesti, gioielli e altro. Tuttavia, nel rappresentare Le Grazie, non più in cerchio e con i gomiti alzati e spigolosi, sembra mettere da parte le eleganti linee Art Nouveau, per traghettare nell’Espressionismo, usando colori acidi e pennellate vorticose, le Grazie sembrano quasi preavvisare che la Belle Epoque sta per finire tra le braccia della prima guerra mondiale.

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Pablo Picasso-Le Tre Grazie-1925

Pablo Picasso, massimo artista del XX secolo, dimostra capacità tecniche straordinarie, sperimentando nuovi modi e stili come ad esempio il Surrealismo o il Cubismo. Le Grazie sono del 1925, eseguite durante il cosiddetto periodo classico, in cui il pittore spagnolo crea immagini sintetiche, forme solide, composizioni equilibrate.

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Niki de Saint Phalle- Le Tre Grazie- 1999-Washington, Stati Uniti

Niki de Saint Phalle (1930/2002) nasce in una famiglia dell’alta aristocrazia francese, cresce a New York; è straordinariamente ricca e avvenente. Dopo un violento esaurimento nervoso scopre che l’arte può darle ciò che nella ricchezza e nella bellezza non ha trovato. In seguito sposa, a Parigi, Jean Tinguely, protagonista del Nuovo Realismo e dà vita ad una serie di straordinarie opere dedicate all’universo femminile. Un universo in cui le Nanà sono l’alternativa alla modella magra e schiava della sua apparenza. Le sue Grazie sono tre Nanà, donne abbondanti e gioiose, ricordano in qualche modo le Grazie di Rubens. Niki creò anche fantastiche immagini di Tarocchi, a Capalbio.

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Salvatore Fiume- Le Tre Grazie- Milano

Salvatore Fiume, pittore, scultore, architetto, scrittore e scenografo, nasce a Comiso, in Sicilia, nel 1915. Terminati gli studi si trasferisce a Milano, città che non abbandona più. Nel 2013, Milano rende omaggio all’artista installando una delle sue ultime opere, la scultura delle Tre Grazie, in piazza Piemonte. Il complesso scultoreo fa parte di un gruppo di opere che compongono il “Ciclo delle Ipotesi” e rappresenta alcuni dei diversi modi in cui la donna è stata rappresentata lungo i tempi.

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Nel 2014, Thomas Hodges, star inglese della fotografia, ha scelto l’Italia per ambientare e lanciare un suo progetto, dedicato alle Grazie, realizzando 32 fotografie d’arte, all’interno di Palazzo Ferrajoli a Roma. Fotografie di grandi dimensioni, dove le fanciulle-modelle in pepli bianchi e ricchi di pieghe, allacciano tramite i loro tracci somatici, l’Oriente, l’Occidente e l’Africa in un’armonica danza casta, in altre foto le modelle sono senza abiti, paiono statue ellenistiche di carne.

Paola Tassinari

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