SOCIAL E MINORI, PER I PEDIATRI MAI PRIMA DEI 9 ANNI

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cms_32176/1.jpgInternet e, soprattutto, social con moderazione, evitando il loro uso prima del compimento del 9° anno di età. Le raccomandazioni provengono dalla guida “Bambini e adolescenti in un mondo digitale”, realizzata dalla Federazione Italiana Medici Pediatri e presentata in occasione del XVII Congresso Nazionale della Fimp. I pediatri sono concordi dunque a un uso controllato, sicuro e consapevole degli strumenti digitali da parte dei bambini, utilizzo che aiuta a sviluppare la coordinazione motoria e a stimolare la creatività e la capacità di problem-solving. Il limite posto dai medici è però quello di non lasciare ai bambini l’utilizzo delle piattaforme digitali prima che compiano i 9 anni. Fino a quell’età, infatti, secondo gli specialisti, non bisogna privare i minori delle interazioni con i genitori, i coetanei e il mondo che li circonda, tutti momenti indispensabili affinché il bambino abbia un sano sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale. L’uso dopo i nove anni è comunque sempre consigliabile con moderazione ed evitando l’utilizzo dei social. Le raccomandazioni pediatriche si allacciano alle tappe di crescita del bambino, percorsi costituiti da vari step che evidenziano, come prima dei 3 anni, egli ha l’esigenza di costruire i suoi riferimenti spazio-temporali, ed è dunque opportuno, sempre secondo i pediatri, evitare il più possibile l’utilizzo degli schermi; dai 3 ai 6 anni il bambino poi va incoraggiato il gioco con i coetanei, evitando smartphone o tablet, perché il minore ha bisogno di scoprire le sue possibilità sensoriali e manuali; successivamente, dai 6 ai 9 anni, è consigliabile disincentivare l’uso di internet perché sono gli anni in cui il minore scopre le regole del gioco sociale; infine, dai 9 ai 12 anni, sono le fasce di età in cui il preadolescente inizia a rendersi autonomo dai valori e suggerimenti familiari, pertanto il web può rappresentare uno strumento utile per esplorare nuovi contenuti adatti alla sua età, ovviamente sotto l’egida e il controllo genitoriale.

cms_32176/2_1697951716.jpgI media digitali sono parte integrante delle vite di ognuno di noi, in particolar modo dei minori e dei ragazzi, e la forte raccomandazione che dunque proviene dal mondo scientifico è quella di fare entrare gradualmente i bambini nell’universo digitale, ponendo particolare attenzione ai vari momenti di crescita personale e disincentivarne un uso e un abuso a tratti indiscriminato. I casi di dipendenza dalle tecnologie digitali sono in continua crescita (i cosiddetti Internet Addiction Disorder – IAD), e il numero crescente ha fatto diventare questa patologia una emergenza per la salute pubblica di tanti giovanissimi. I dati di una ricerca promossa qualche mese fa dal Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità, condotto dall’IRCCS Stella Maris e la AUSL di Bologna, certificano come su oltre 8700 studenti fra gli 11 e i 17 anni, quasi il 12% degli adolescenti, soprattutto maschi, è a rischio di dipendenza dai videogiochi e il 2,5% fa un uso compulsivo e incontrollato dei social, mentre l’1,8% si chiude per mesi in camera vivendo solo attraverso computer e smartphone.

cms_32176/3.jpgDietro la iad si nasconde un insieme di disturbi legati a essa che portano a gravi disagi psicosociali, con un conseguente deterioramento della vita familiare, scolastica, ecc., per non parlare poi dell’aumento del rischio di sviluppare patologie legate alla sfera psichica, come i disturbi depressivi e i disturbi da deficit dell’attenzione. Prevenire dunque appare come una prima e fondamentale strategia di intervento, insieme alla necessità di lavorare con i familiari delle persone a rischio di sviluppare una iad andando a implementare abilità che incoraggino relazioni più strette come il miglioramento della comunicazione genitore-figlio, la quantità e la qualità del tempo trascorso assieme, focalizzandosi sui bisogni sia dei genitori che dei figlio. Assieme ad esse si dovrebbero poi sviluppare abilità connesse allo sviluppo o all’aumento del monitoraggio sull’uso di internet, come comprendere le esigenze dei propri figli riguardo all’utilizzo della rete favorendo una consapevolezza dell’attività on-line dei propri figli. Scuola e famiglia ancora una volta devono stringere una solida alleanza che porti a una maggiore consapevolezza da parte di tutti sui rischi reali a cui potrebbero andare incontro i bambini prima e come aiutare i ragazzi poi per superare una dipendenza ormai patologica.

Andrea Alessandrino

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