SONITA ALIZADEH

Storie di donne

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La prima volta che si è sentita un oggetto di scambio, Sonita Alizadeh era solo una bambina di dieci anni: suo padre era morto da pochi giorni e un uomo si offre di comprarla.

Spaventoso: quella volta per fortuna finisce bene, ma l’Afghanistan dei Talebani non è un posto adatto a una bambina, troppo pericoloso.

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Allora la portano in Iran, a vivere con la sorella maggiore e la nipotina. La mamma ritorna in Afghanistan. Sonita non ha documenti, non può andare a scuola: è solo una ragazzina, e per sopravvivere deve lavorare. Pulisce i bagni e cerca conforto nella musica rap. Presto comincia a scrivere canzoni, e poi a registrarle: sono canzoni sulla guerra, sull’Afghanistan, sulle sue amiche che piano piano spariscono nel nulla. Bambine che vengono vendute come spose. Bambine comprate per fare bambini.

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Sonita ha talento, e una regista iraniana, Ghaem Maghami, decide di girare un documentario sulla giovanissima rapper.

Dopo tre anni di lontananza, un giorno la mamma torna trionfante a Teheran con una bella notizia per Sonita, che ora ha 16 anni: “Abbiamo trovato un uomo che ti vuole, devi tornare in Afghanistan per sposarti”.

Quest’uomo ha offerto 9000 dollari per sposare Sonita. È un’occasione da non perdere: suo fratello maggiore si deve sposare, ma ha bisogno di soldi per la dote, quindi, i soldi che si possono ricavare dalla “vendita” di Sonita farebbero molto comodo alla famiglia.

Ma Sonita non ci pensa proprio a diventare una merce di scambio per consentire a suo fratello di sposarsi. Sonita non vuole sposarsi. Ma cosa può fare? È solo una ragazzina, disperata. Chiede aiuto alla regista del documentario, che decide di pagare di tasca sua alla famiglia di Sonita 2000 dollari per lasciare la ragazza in pace ancora qualche mese.

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Purtroppo non è una soluzione definitiva, ma in quei giorni di angoscia Sonita scrive una nuova canzone rap: “figlie in vendita”, e sempre Ghaem Maghami gira il video, in cui Sonita canta vestita da sposa con un codice a barre stampato in fronte.

cms_27365/0000.jpgIl video diventa virale, e dopo qualche settimana Sonita viene contattata da una ong che vuole aiutarla. Le offrono un visto e una borsa di studio negli Stati Uniti. Questa è una soluzione definitiva.

Sonita non ci pensa due volte: senza dire niente a nessuno parte per un college e una vita nuova nello Utah. Solo una volta arrivata negli Stati Uniti chiama i suoi familiari per dire dove si trova. E dopo lo stupore iniziale, poco a poco, seguendo a distanza la normalità della vita da studentessa di Sonita, i suoi successi come rapper, ma soprattutto le sue battaglie per i diritti delle donne, la mamma e il fratello cambiano idea, e alla fine la appoggiano senza riserve.

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Sonita ora è felice negli Stati Uniti, studia all’università, è perfettamente integrata e continua non solo a cantare, ma soprattutto a sensibilizzare l’opinione pubblica sul dramma delle spose bambine. Però non le basta. Sonita ora vuole tornare a casa sua, per cantare e lottare per i diritti delle donne in Afghanistan. Sa bene che è pericoloso, ma il suo paese ha bisogno di lei, e se è riuscita a far cambiare idea alla sua famiglia, sui matrimoni forzati, sulla musica, allora forse riuscirà a cambiare anche la mentalità degli altri.

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Perché Sonita con la forza della sua musica è delle sue parole vuole fare questo: cambiare il mondo!

La Farfalla della gentilezza(Valentina M. Donini)

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