SPETTRI DIGITALI SI AGGIRANO SUI SOCIAL

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cms_27993/1.jpgRaccontiamo le nostre vite e le vite degli altri nel mondo digitale come se volessimo lasciare impronte indelebili del nostro passaggio. Sedimentare nei ricordi di familiari e amici le tracce del nostro passaggio, impronte digitali destinate a vagare eternamente pronte a ripresentarsi, inaspettatamente o meno, davanti allo schermo di chiunque abbia avuto a che fare con noi. Se la morte è, in una visione ontologica dell’esistenza terrena, un fatto acclarato e del tutto naturale che pone fine al nostro passaggio sulla terra, come afferma Byung-Chul Han, gli spettri digitali diventano a disposizione permanente dei posteri e quindi capaci di vivere per sempre, senza il proprio consenso, corpi virtuali ingombranti testimoni del passaggio della morte e della impossibilità di scomparire e di dimenticare. Ogni tentativo e strategia adottata sino a poco tempo fa dall’uomo contemporaneo per allontanare il pensiero della morte, viene vanificato dalla riproposizione brutale che ne fa la cultura digitale.

cms_27993/2_1666500909.jpgLa morte si fa spazio nell’ambiente digitale e si prende il tempo del presente nei social network, nelle immagini sui quotidiani in rete, in molteplici siti Internet e blog. “If I Die”, un’app che offre la possibilità di preparare videomessaggi e testi scritti di commiato, è un esempio di ciò che può diventare la morte se opportunatamente spettacolarizzata e resa voyeuristicamente appetibile. Se noi periamo per naturale contingenza, Facebook & Co. continuano a vivere, anzi a sopravvivere a noi, accompagnandoci persino nell’ultimo viaggio. La nostra mortalità diventa immortalità per i social, uno scambio ontologico che permette di eternare l’ultimo messaggio lasciato ai posteri o a chi ancora abbia voglia di leggere e di ascoltare. Online e offline determinano un confine sempre più sfocato; il mondo digitale trabocca nel mondo analogico offline, con il quale si sta mescolando e, secondo Floridi, ciò dimostra come non si debba più tener conto di pensare a mondi diversi e distanti, ma bisogna assumere un approccio di un continuo parallelismo tra due realtà in osmosi.

cms_27993/3.jpgLa quarta rivoluzione di cui siamo attori consapevoli, ci offre infinite soluzioni e nuove opportunità, tra cui l’intricato intreccio del nostro rapporto con la morte e la complicata e sfibrante elaborazione del lutto. Il carattere di archivio della memoria del web, nato con la rete circa 40 anni fa, oggi assume ancor più rilevanza e importanza arricchendosi di ciò che prima era oggetto di rimozione sociale, la morte. La cosiddetta Digital Death e i conseguenti studi in materia, deve far emergere e portare alla ribalta il problema del rapporto tra etica e tecnologie digitali. Rimane il dato del presente, ovvero la strana metamorfosi di un social, Facebook, nato per creare forme vitali di dialogo e interazione e che lentamente si trasformerà nel più grande cimitero digitale, un luogo (o forse sarebbe meglio definirlo non luogo) nel quale vige l’uniformità delle credenze religiose e dove vi sono pratiche commemorative condivise. Il rischio è dunque di banalizzare ciò che invece andrebbe riservato alla sfera più profonda della nostra intimità.

Andrea Alessandrino

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