SPIGOLATURE STORICHE

La giuggiola

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cms_23986/Lorenzo_di_Credi-_Madonna_col_Bambino-_Musei_Reali_Torino-_Galleria_Sabauda.jpg Lorenzo di Credi, di cui ho già parlato in un articolo precedente, fu un pittore e scultore fiorentino che si formò nella prestigiosa bottega di Andrea del Verrocchio, assieme ad altri allievi come Leonardo da Vinci, il Perugino, il Ghirlandaio e il Botticelli. Tra le sue opere figurano pale religiose, ritratti e molte Madonne con Bambino, che risentono dell’influenza di Botticelli, di Perugino e soprattutto di Leonardo, tra cui la “Madonna col bambino” anche detta “Madonna della Giuggiola” che si trova a Torino, nella Galleria Sabauda dei Musei Reali Torino. L’opera è pervenuta ai Musei Reali nel 1864, è una delle opere giovanili del Credi, databile al 1485-1490. Secondo alcuni è un seme di melagrana e non una giuggiola, ciò che la Vergine offre a Gesù, probabilmente perché il primo è un frutto che compare spesso nelle raffigurazioni pittoriche sacre, qualcuna delle più belle e famose sono la “Madonna della melagrana” e la “Madonna del Magnificat” di Sandro Botticelli e la “Madonna Dreyfus” attribuita a Leonardo oppure a Lorenzo di Credi. La melagrana è simbolo di morte e resurrezione di Cristo, per via del mito di Persefone, figlia di Demetra e Zeus, rapita da Ade e portata nel regno dei morti, la madre non riesce a riportarla in vita del tutto, perché Persefone deve trascorrere 6 mesi all’anno con Ade, avendo mangiato dei chicchi di melograno. La melagrana è anche simbolo di fertilità e di nutrimento.

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Sandro Botticelli- particolare della Madonna della melagrana- Galleria degli Uffizi-Firenze

Comunque come si può constatare dalle immagini, confrontando i particolari di dipinti coi chicchi di melagrana, con il dettaglio della Madonna della Galleria Sabauda si evince che il frutto è proprio una giuggiola, ma cosa c’entra la giuggiola con Gesù?

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Lorenzo di Credi o Leonardo- Madonna Dreyfus-particolare, Gesù porge i chicchi di melagrana alla Madre

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Lorenzo di Credi- Madonna col Bambino- particolare della giuggiola-Galleria Sabauda

Il giuggiolo, ha come nome scientifico Ziziphus jujuba, al genere Ziziphus appartengono all’incirca una cinquantina di specie, sono arbusti, con piccole foglie e rami spinosi che all’inizio dell’autunno si coprono di frutti giallo-marrone ovali o tondi dal sapore acidulo oppure dolciastro se lasciati appassire. Tra gli Ziziphus

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Ziziphus jujuba- giuggiolo nostrano

troviamo anche lo Ziziphus spina-christi, che è un albero sempreverde originario del nord Africa e dell’Asia occidentale, che secondo alcune tradizioni, era l’albero da cui proveniva la corona di spine di Gesù.

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Ziziphus spina-christi- una varietà di giuggiolo

Mentre lo Zizyphus lotus, un’altra varietà di giuggiolo, è probabile sia la pianta citata da Omero nell’Odissea: quando Ulisse e i suoi uomini, approdati all’isola dei Lotofagi, nel nord dell’Africa, alcuni di loro sbarcano per esplorare l’isola, mangiarono i frutti del loto, un frutto magico che fece loro perdere la memoria, la magia probabilmente proveniva dalla bevanda alcolica che si può preparare coi frutti del giuggiolo

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Tutt’oggi nella zona di Arquà Petrarca, nel Veneto, le giuggiole sono utilizzate per preparare confetture, sciroppi e il brodo di giuggiole, un antico liquore, da cui proviene il detto “andare in brodo di giuggiole” con significato di grande felicità, evidentemente è molto piacevole bere questo liquore, mentre nella zona di Macerata è diffuso “Il Giuggiolone” un’altra bevanda alcolica con giuggiole e vino trebbiano, da cui proviene il termine giuggiolone che allude a persona grande e grossa e credulona.

Come mai questa confusione che dal brodo di giuggiole si passa al giuggiolone?

È probabile che col tempo i termini si siano confusi assommando le caratteristiche di due piante.

Infatti sono due le piante che secondo la tradizione si contendono la realizzazione della corona di spine di Gesù: lo Zizyphus spina-christi, affine al giuggiolo e il Paliurus spina-christi chiamato comunemente “marruca”.

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Frutti del Paliurus spina christi o marruca

Paliurus spina christi o marruca è una pianta molto antica, di origine europea, è usata come pianta da siepe. È un arbusto con piccole foglie di colore verde intenso, coi fiori gialli che sbocciano in estate assomigliando in questo al giuggiolo, ma i frutti sono lenticolari, prima di colore verde poi marrone sembrando quasi delle monete. Dai fiori della marruca le api ottengono un miele pregiato, si dice sia un ottimo antinfiammatorio, la produzione è minima. La marruca, con le sue tante spine veniva un tempo usata per realizzare recinzioni impenetrabili. In Romagna, i rametti erano utilizzati, al posto o assieme a quelli del pungitopo, per proteggere dai topi, i grappoli d’uva, i pomodorini a grappolo, i salami appesi per essere conservati. Pascoli nella poesia “La siepe” cita la pianta… d’albaspina, marruche e melograno/tra cui la madreselva odorerà/io per te vivo libero e sovrano/ verde muraglia della mia città.

La marruca in dialetto romagnolo è chiamata spen marugh, avvicinandoci all’Emilia prende il nome di maruga che significa anche “testa dura” ovvero di tarda intelligenza e siamo arrivati così al “giuggiolone”.

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La corona di spine conservata nella chiesa di Notre Dame a Parigi dal 1806

Per quanto riguarda la corona di spine, che fu posta sulla testa di Cristo prima della crocifissione se ne ha testimonianza già a partire dal V secolo, in quanto era venerata a Gerusalemme nella chiesa degli Apostoli sul Monte Sion. Nel 1204 durante la IV Crociata, un cronista informava che la reliquia si trovava nel palazzo reale bizantino. Successivamente l’imperatore di Costantinopoli, Baldovino II, causa le precarie condizioni economiche dovute alla IV crociata che invece di liberare il Santo Sepolcro mise a sacco Costantinopoli, diede la corona di spine ai veneziani a garanzia di forti prestiti, la corona fu successivamente riscattata dal re di Francia, Luigi IX, uomo molto pio, che divenne Santo, il quale pagò una cifra astronomica, pari a metà del totale delle spese annuali del suo regno, per averla. La corona fu accolta, nel 1239, dai parigini con grande pompa; per custodire questa pregevole reliquia Luigi IX fece costruire la Sainte-Chapelle, capolavoro dell’architettura gotica. Oggi la Corona viene esposta, tutti gli anni, ogni venerdì di quaresima, nella cattedrale di Notre Dame.

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Sainte-Chapelle- XIII secolo- Parigi

Paola Tassinari

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