SPIRITUALITÀ DAL BASSO - IX^ PARTE

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Rispetto al tema dell’ascesi, che ho trattato nell’articolo precedente, vorrei aggiungere un aspetto importante.

L’ascesi è l’albero sul quale ci arrampichiamo per elevarci e per vedere oltre ma, come tutti sappiamo, esso produce anche dei frutti. Uno di questi, forse il più importante, è il SILENZIO.

Il silenzio non equivale ad una assenza di suoni - sarebbe troppo scontato - ma è un qualcosa che coinvolge tutto il nostro essere.

Silenzio è non lasciarsi invadere dal rumore esteriore ma anche da quello interiore, ovvero dai pensieri, dai sentimenti, dai giudizi. Più ci avviciniamo al centro della nostra anima, più diventiamo sordi ai rumori esterni, come se fluttuassimo in un’altra dimensione.

Immaginate di essere un astronauta o uno speleologo: ecco, più vi avvicinate alla vostra meta, più il silenzio si fa palpabile, tanto da farvi avvertire i battiti del vostro cuore.

Questo è il silenzio.

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Vi accorgerete inoltre che nel momento in cui iniziate a gustare la dolcezza del silenzio, desidererete rimanere soli con voi stessi.

Allontanarsi dalla folla, dalle persone non è un gesto di disprezzo, anzi, è esattamente l’opposto.

«Ama il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Ama il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti» ( Mt 22,37-40)

Vi faccio notare come il Gesù elevi a comandamento il fatto di amare se stessi e, conseguentemente, di amare il prossimo. È chiaro, però, che non possiamo amare qualcun altro come noi stessi se non iniziamo ad amaci. Da qui, il primo comandamento che ci chiede di amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente.

Questi tre TUTTO - cuore, anima e mente - rappresentano le tre dimensioni del nostro essere: emotivo, spirituale e razionale. Tutto il nostro essere è coinvolto.

Le ripetizioni, soprattutto se sono tre, indicano un qualcosa di assoluto, di imprescindibile. Cuore, anima e mente devono essere una cosa sola per poter accedere a quella dimensione superiore che si chiama Amore.

L’Amore - lo dico per evitare equivoci - non è un sentimento ma una scelta. È un’esperienza che va ben al di là di un effimero movimento del cuore: è la volontà di essere ad immagine e somiglianza di Colui che è Amore. Ecco perché il primo e il secondo comandamento sono equiparabili.

Chi ama Dio - qualunque sia il nome che gli attribuiamo - ama se stesso e, amando se stesso, ama il suo prossimo.

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L’Amore ha diverse declinazioni: una di queste è il non giudicare.

Non giudicare il prossimo ma neanche se stessi. Se siamo inclini al giudizio, non abbiamo raggiunto il silenzio interiore, né tantomeno quella pace che ci permette non soltanto di amare ma di ESSERE amore. Il giudicare gli altri è segno che non abbiamo ancora incontrato noi stessi, che non ci muoviamo nelle acque profonde del nostro vero Sé, ma che navighiamo ancora a dorso dei flutti. Sappiate quindi che quanti si professano spirituali ma si permettono di dare giudizi al prossimo, mentono a voi e a loro stessi.

Voglio essere chiara su un punto però. Non giudicare non significa in alcun modo sottoscrivere dei comportamenti sbagliati ma è astenersi dal dare un giudizio morale. Nessuno di noi conosce gli anfratti del cuore altrui per cui ci è impossibile emettere una giusta sentenza. Sappiate solo che il frutto non cade lontano dal suo albero ma non per questo bisogna tagliare l’albero.

Smettere di condannare gli altri fa bene anche a noi stessi perché offrire misericordia al prossimo, la attira verso di noi. Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te o, come dice il Vangelo di Matteo: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (Mt 7:12).

Nel momento in cui iniziamo a guardare gli altri con occhi diversi, cercando di capirli e sostenerli nelle difficoltà, riceveremo lo stesso trattamento perché cambieranno le condizioni che determinano la nostra vita. Beninteso, solo se il nostro nuovo atteggiamento viene dal cuore.

Ve lo garantisco, nel momento in cui incontrerete voi stessi, smetterete automaticamente di giudicare il prossimo perché finalmente VEDRETE. Cosa? Chi siete veramente, la vostra luce come le vostre ombre. Sarà difficile, da principio, accettare questo dualismo ma poi comprenderete che si tratta solo di una fase transitoria perché luce e tenebre, bene e male non esistono. Esiste solo chi siete e ciò che volete essere. Provate!

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La psicologia afferma che nell’atto di giudicare gli altri, riveliamo ciò che c’è in noi stessi. Spesso proiettiamo sul prossimo le nostre zone d’ombra ignorando di vedere, negli atteggiamenti o nelle intenzioni altrui, ciò che, in realtà, appartiene solo a noi stessi.

Quand’anche non fosse così, il giudizio severo e inappellabile non è funzionale al riscatto dell’errore che qualcun altro commette.

I Padri del deserto raccontano questa storia: “Se una persona sbaglia e poi mente dicendo di non aver sbagliato, non condannarlo, altrimenti lo scoraggi. Se invece gli dici: «Non scoraggiarti ma sta attento in futuro!», allora provochi la sua anima al pentimento”. Non servono a nulla rimbrotti e giudizi, condanne e umiliazioni: l’unica cosa che può convincere le persone a cambiare atteggiamento è l’Amore.

Lasciate scorrere dunque - e questo è un altro aspetto fondamentale del silenzio -, lasciate andare. Il che non significa disinteressarsi ma non attaccarsi febbrilmente a ciò che è transitorio o su cui non abbiamo potere.

Molte persone perdono tempo ed energie nel tentare di cambiare cose che non sono alla loro portata, sia che queste riguardino loro stessi o altre persone se non, addirittura, cose o situazioni. Pensate al vostro obiettivo finale e lasciate andare tutto quello che disturba. Siate plastici come l’acqua, prendete la forma del letto del fiume, così non rallenterete la vostra corsa. Voi non siete ciò che si vede allo specchio, né il vostro titolo di studio, né il vostro conto in banca. Non siete neppure ciò che dicono gli altri di voi. Voi siete dio, niente più e niente meno. Quindi rifugiatevi in quel profondo silenzio che è dentro di voi, dove dimora il vostro autentico Sé, la vostra identità RE-ALE. Siete tutti re e regine, non perdete tempo a giudicare voi stessi o il prossimo ma lavorate per riappropriarvi della corona che vi spetta.

Con Amore.

Simona HeArt

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