SPIRITUALITÀ DAL BASSO - XVI^ PARTE

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Tutte le tematiche di cui ho trattato fino ad oggi, in rapporto alla Spiritualità dal basso, sono assolutamente utili e preziose; tuttavia mi preme sottolineare che non sono sufficienti per il raggiungimento della guarigione interiore.

Affinché l’anima si elevi e compia la sua naturale evoluzione, è fondamentale che la disciplina sia subordinata alla CONTEMPLAZIONE.
Il vocabolario Treccani dà questa definizione del verbo “contemplare”: «attrarre nel proprio orizzonte; osservare entro uno spazio circoscritto».
Contemplare non consiste quindi nell’elevare il proprio spirito fino all’alto dei cieli ma, al contrario, discendere nello spazio “circoscritto” della propria anima. Contemplare è quindi prendere consapevolezza che il cielo è dentro di noi e, con lui, il Dio che lo abita.

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La contemplazione è molto di più della preghiera, o meglio, è il suo stadio finale, il suo pieno compimento.
La preghiera è un atto intenzionale, frutto della volontà dell’uomo. Potremmo paragonarla alla pennellata con cui l’artista, tocco dopo tocco, crea il capolavoro che è ancora nascosto nella sua mente. La contemplazione, invece, è l’emozionante stupore che si prova davanti all’opera compiuta. È quel sentimento di amore profondo nei confronti di un qualcosa che è stato, sì, realizzato con le nostre mani, ma che sentiamo provenire da “altrove”.
Ancora, potremmo paragonare la contemplazione allo sguardo pieno di meraviglia e gratitudine di una madre, quando vede per la prima volta il figlio che ha messo al mondo. Certo, il bambino è frutto delle sue viscere ma la donna sa perfettamente che ciò che è avvenuto dentro di lei è un puro miracolo. Un miracolo che ha contribuito a realizzare dicendo sì all’amore.
Ancora una volta, il “segreto” è dentro di noi, non fuori. È quaggiù, non nell’alto dei cieli. E, soprattutto, è frutto dell’amore, non del dolore e della penitenza.
L’ascesi è necessaria per disciplinare i nostri sensi ma ciò che purifica e che eleva l’anima è solo ed esclusivamente l’AMORE.
San Giovanni della Croce, scrive nel famosissimo libro “Notte oscura dell’Anima”: “Che l’anima venga purificata allorquando viene illuminata dal fuoco della sapienza piena d’amore (Dio non concede mai la sapienza mistica senza accordare allo stesso tempo l’amore, perché è lo stesso amore che la infonde), lo dimostra molto chiaramente Geremia quando dice: Dall’alto ha scagliato un fuoco e nelle mie ossa lo ha fatto penetrare (Lam 1,13). E Davide aggiunge che i detti del Signore sono puri, argento raffinato nel crogiuolo (Sal 11,7), cioè nel fuoco purificatore dell’amore.” (Libro II cap.12,2)

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Non c’è purificazione senza amore, né ascesa né evoluzione. Per quanto ci si possa sforzare, tutto ciò che non è mosso dall’amore rimane sterile. Solo l’amore è in grado di cambiare radicalmente la nostra realtà personale e collettiva, ed è sempre lui a compire miracoli e guarigioni. Non c’è nulla di più potente.
L’amore è l’unico compito che ci viene assegnato su questa terra; è il mezzo, la via e la destinazione del nostro cammino in questa dimensione. Ed è su questo che saremo giudicati, come amava ripetere San Giovanni della Croce: “Alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore”.
Contemplare equivale, quindi, ad amare. E viceversa.
Non occorrono parole, solo fatti. E a volte neanche quelli: basta essere lì, in presenza dell’amore e lasciarsi investire da esso.
La contemplazione ha più a che fare con il silenzio che con le parole perché l’indicibile non può essere espresso verbalmente.
Tutti abbiamo fatto l’esperienza di rimanere incantati davanti a un tramonto, a un paesaggio mozzafiato, alla persona che amiamo: ecco, questa è contemplazione. Essere lì, dinanzi a ciò che amiamo, senza proferire parola ma lasciandoci pervadere da questo sentimento di pura beatitudine che, ammettiamolo, ci fa sentire degli esseri migliori.
In verità in quel momento non siamo migliori, stiamo semplicemente tirando fuori la nostra vera natura.
Noi SIAMO ciò che sperimentiamo durante la contemplazione perché contemplare è rendere manifesta - in maniera consapevole - la nostra VERA ESSENZA.

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La vita spirituale non è quindi una vita morale ma una vita mistica, che nasce, cresce e raggiunge il suo fine ultimo nell’amore.
Nei piccoli come nelle grandi eventi quotidiani, l’amore è risposta, medicina e cura.
“La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine.” (1 Corinzi 13,4-9)
Questo meraviglioso testo di San Paolo ci fa comprendere come l’amore sia realmente la cura per tutte le nostre malattie, siano esse dell’anima o del corpo.
Viene da chiedersi, a questo punto: quale “lievito” metto nelle mie azioni? Quello dell’amore o quello del risentimento?
Se la mia vita è infelice, qual è la causa? E se il mondo va a rotoli, per quale motivo ciò accade?
Ascoltate profondamente ciò che vi dice il cuore, perché non vi mentirà. Se sarete onesti e scaverete in profondità, vi accorgerete che la radice di ogni infelicità è sempre una mancanza d’amore. Tutti cercano l’amore, tutti lo vogliono, anche i criminali più incalliti.
Condiamo quindi la nostra vita di amore, a partire dai gesti più semplici della nostra quotidianità fino a quelli più eroici: vi garantisco che presto vedremo dei cambiamenti incredibili. Non soltanto in voi stessi ma anche intorno a voi. È un effetto domino.
Il grande segreto è che Dio ama ciascuno di noi incondizionatamente, qualunque cosa possiamo aver combinato nella nostra vita. Noi non dobbiamo sforzarci di essere buoni ma lo diventiamo perché siamo amati.
L’amore è la chiave: usatela.

Simona HeArt

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