STOP DEFINITIVO ALLE ARMI NUCLEARI

Approvata la ratifica del trattato per la proibizione

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Possono bastare due parole per sconvolgere l’opinione pubblica e indurla, non sempre volontariamente, a riflessioni che non riescono ad arrivare ad un dunque? La risposta a questa domanda è sì, e più nello specifico la coppia “proibita” di termini è: armi nucleari. Argomento delicato almeno quanto l’oggetto stesso di discussione: qualsiasi cosa riguardi questi pericolosi strumenti genera sempre pareri discordanti. Opinionisti, politici e intellettuali si sono sempre chiesti come in questo mondo ormai moderno e civilizzato la vita e la sopravvivenza di interi popoli - se non del genere umano - potesse dipendere dalla mancanza di controllo di pochi disposti ad arrivare addirittura all’utilizzo delle armi nucleari per risolvere un conflitto. Basti pensare, e il riferimento è immediato, alle esplosioni di Hiroshima e Nagasaki: di chi è la responsabilità? Rompicapi senza soluzione, in fin dei conti.

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Il 7 luglio 2017 ben centoventidue paesi avevano votato in sede ONU a favore del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, mentre il 24 ottobre 2020 il TPAN (Trattato per la proibizione delle armi nucleari) ha raggiunto i 50 stati firmatari richiesti per la sua entrata in vigore: ne mancavano tre, l’Honduras, la Giamaica e Nauru. È la scintilla che può far affermare che qualcosa nel mondo sta cambiando: si sta iniziando ad ascoltare la voce degli stati minori, proprio quando un nemico più grande e temibile sta cercando di spegnere la forza di volontà di tutti. I cittadini che si mobilitano per vietare le armi nucleari e l’ICAN, la Campagna Internazionale per Abolire le Armi Nucleari, hanno giocato un ruolo cruciale. Gli Stati Uniti si sono opposti, ma nel giro di 90 giorni verrà ratificato definitivamente il divieto categorico e incontrovertibile alle armi nucleari, batteriologiche e chimiche.

I 50 paesi che ratificano questo Trattato stanno dimostrando una vera leadership nella definizione di una nuova norma internazionale secondo cui le armi nucleari non sono più solo immorali bensì totalmente illegali”. Queste le parole di Beatrice Finh, premio Nobel per la Pace. “Il trattato richiede che tutti i paesi che lo ratificano mai in nessuna circostanza sviluppino, testino, producano, fabbrichino e altrimenti acquisiscano, possiedano o accumulino armi nucleari o altri dispositivi esplosivi nucleari… vieta inoltre qualsiasi trasferimento o uso di armi nucleari o ordigni esplosivi nucleari, e la minaccia di utilizzare tali armi, e richiede alle parti di promuovere il trattato in altri paesi”. Decenni di discussione e lotte hanno portato a raggiungere quello che molti reputavano essere impossibile.

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Anche se la strada è ancora impervia e insidiosa, la ratifica del trattato ha significato il superamento di un ostacolo storico e importante. Al mondo esistono ancora quattordicimila bombe nucleari, migliaia della quali già pronte a essere sganciate e con una potenza di decina di volte superiore a quelle che hanno distrutto Hiroshima e Nagasaki. All’appello delle firme che scottano manca ancora l’Italia, nonostante sia uno degli stati che ospitano testate nucleari. Ma non è difficile immaginare che potrebbe arrivare molto presto. Per un futuro migliore, e di pace.

Francesco Bulzis

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