STORIA DI STORIE DIVERSE - XLXVI

Insegnanti di sostegno allo specchio: la disabilità tra difficoltà e gratificazione

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cms_22501/Foto_1.jpg“Storia di storie diverse”, ovvero storie di alunni disabili, persone con caratteristiche speciali, con limitazioni visibili ed innegabili potenzialità.

Il loro percorso scolastico, le difficoltà incontrate e quanto sia ancora difficile oggi parlare di integrazione nella scuola italiana. Negli articoli della rubrica si affronteranno anche le problematiche più generali del sistema scolastico, con una visuale privilegiata, quella di chi lavora al suo interno.

Infastidisce la proposta del governatore veneto Zaia di riaprire le scuole a fine settembre per prolungare la stagione turistica o di privilegiare la didattica a distanza, in quanto non tutti gli studenti sono vaccinati mentre molti docenti hanno deliberatamente scelto di non esserlo con il placet del Ministro dell’Istruzione Bianchi (il quale, ricordiamo, ha escluso l’obbligo del vaccino Covid per i 200.000 insegnanti non ancora vaccinati).

Il punto non è essere no vax bensì riconoscere l’evidenza scientifica: più sono le persone vaccinate e più diminuisce il numero di contagi, ricoveri e morti. Gli effetti collaterali e le infrequenti morti sono da accettare in quanto senza vaccini il loro numero sarebbe considerevolmente più alto.

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Intanto, soltanto dopo pochi giorni, è sfumata l’ipotesi di un inizio ritardato a fine settembre nelle scuole del Veneto, dettata, secondo il governatore Zaia, anche da una situazione di prudenza nei confronti del virus; qualche settimana in più avrebbe potuto dare un vantaggio nel valutare la situazione legata al diffondersi della variante Delta.

Il Ministro dell’Istruzione Bianchi, con una sua dichiarazione a Sky TG24, interviene invece sulla spinosa questione della didattica a distanza: “Non sarà cancellata ma trasformata ed usata per migliorare il modo di insegnare: si pensa, ad esempio a classi interattive tra Nord e Sud, tra l’Italia ed altri paesi. È stata usata non in alternativa alla presenza ma in alternativa alla totale assenza: se non ci fosse stato questo strumento molti ragazzi non avrebbero avuto nessun collegamento con la scuola”.

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Lello Voce, sulle pagine del Fatto Quotidiano, si esprime in merito: “La didattica a distanza è un qualcosa che con la scuola vera ha poco a che fare, è una soluzione emergenziale dalla quale rifuggire quanto prima, poiché, di fatto lede alla base un diritto costituzionale, il diritto allo studio, trasformando l’insegnamento in una sorta di corso di aggiornamento a distanza, incapace di dare ai nostri studenti ciò di cui hanno realmente bisogno”.

Il ministro comunque rassicura: “Stiamo lavorando per escludere la didattica a distanza a settembre avendo in mente, per il nuovo anno, una scuola in presenza che dia molta attenzione alla socialità”. Il rientro in classe a settembre è un obiettivo realistico.

La Dad ha annientato la didattica: le lezioni in presenza venivano riduttivamente svolte per mezzo del computer, secondo modalità tradizionali di trasmissione di contenuti. L’introduzione delle nuove tecnologie non è andata quindi di pari passo con un’effettiva innovazione nel campo dell’insegnamento. Per noi insegnanti risentirne parlare è una specie di incubo: significa ricordare le lezioni su metà classe in presenza e su metà classe a distanza. Il cervello di qualsiasi persona non può sdoppiarsi, non può stare in diversi luoghi fisici, occupandosi anche della disciplina di classe.

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È sgradevole sentire parlare di didattica a distanza: i governatori, dopo mesi, non si sono organizzati dal punto di vista sanitario e dei trasporti… eppure siamo sempre tornati a scuola, non appena è stato possibile, anche con livelli di contagio alti. Perché la scuola non è un computer e deve svolgersi in presenza.

Vincenza Amato

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