STORIA DI STORIE DIVERSE - XLXV

Insegnanti di sostegno allo specchio: la disabilità tra difficoltà e gratificazione

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cms_22430/Foto_1.jpg“Storia di storie diverse”, ovvero storie di alunni disabili, persone con caratteristiche speciali, con limitazioni visibili ed innegabili potenzialità.

Il loro percorso scolastico, le difficoltà incontrate e quanto sia ancora difficile oggi parlare di integrazione nella scuola italiana. Negli articoli della rubrica si affronteranno anche le problematiche più generali del sistema scolastico, con una visuale privilegiata, quella di chi lavora al suo interno.

Il mese di luglio è un mese strano: gli insegnanti sono increduli per la fine delle incombenze scolastiche, da aprile hanno prodotto carte totalmente inutili e scarsamente aderenti al reale, documenti che sono obbligati a stilare per mere ma prioritarie esigenze burocratiche. I docenti sono abbastanza stanchi ma, nonostante tutto, alcuni di loro hanno coraggiosamente accettato di fare lezione a piccoli gruppi di alunni per il Piano Scuola Estate, fortemente voluto dal ministro dell’Istruzione Stefano Bianchi.

Ed ecco che, per caso, vado nella mia scuola per correggere la domanda di ferie e vedo due maestre ed un gruppo di alunni, tra cui anche disabili e figli di immigrati: sembra una classe speciale, ovvero una classe in cui si raggruppano alunni con problematiche di diverso tipo. È stata una strana sensazione vedere questi alunni, in pochi e da soli nella scuola; li guardavo interdetta come si guardano degli esemplari in estinzione, in un luogo isolato. In piena estate solo loro a scuola, mentre la campanella risuona in aule vuote. Manca lo strepitio dei bambini e il loro incontrollato vociare.

Mi interrogo sul senso di ciò, non trovo molte spiegazioni. È tutto strano, inusuale e contro ogni logica, con condizioni climatiche estreme e aule a 40° senza climatizzatori. È assurdo, insensato e irragionevole, purché si possa dire di aver tenuto aperta la scuola in estate. Intanto assistiamo al solito pensionamento dopo l’ultimo collegio dei docenti. Si ripete sempre tutto nello stesso modo, falsamente e vuotamente; nella scuola la routine la fa da padrona, e ciò è molto triste. Professionalmente è un appiattimento.

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Un’ultima riunione in cui solo il Dirigente decide, in barba allo spirito collegiale e democratico che dovrebbe pervadere la gestione del più importante organo di governo della scuola, quello in cui le decisioni andrebbero prese dopo un serrato e vivo confronto tra il Dirigente e gli insegnanti della scuola. Una visione del confronto basata sul pluralismo di idee e punti di vista che andrebbero a confluire in determinazioni comuni: questo dovrebbe animare gli incontri.

Terminata la riunione segue un’interminabile sequela di noiosi eventi atti a celebrare le care colleghe in procinto di lasciare per sempre quello che, per oltre quarant’anni, è stato il loro mondo. Per loro provo affetto ed ammirazione, le ho osservate nel tempo ed ho imparato da loro come insegnare e come gestire la disciplina di classe. Ognuna di loro è un piccolo monumento prezioso che la scuola perde; per me hanno rappresentato anche dei riferimenti affettivi a cui legarmi, fornendomi importanti occasioni di confronto rispetto alle vicissitudini scolastiche.

Non voglio dire, banalmente, che assomigliavano a delle mamme, visto che i nostri rapporti sono stati professionali, ma in qualche modo rappresentavano un punto di riferimento, come lo sono le persone più anziane per ogni generazione, e quindi il loro andar via è la fine di qualcosa che non tornerà; è una festa sì, ma è come se, un po’, fosse un funerale: le perdiamo per sempre, non varcheranno più il portone della nostra scuola, è così, ahimè!

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Mi attanaglia il senso di solitudine di chi più cresce più, senza accorgersene, diventa egli stesso un nuovo punto di riferimento per gli altri.

Vent’anni fa non ero nessuno, avevo paura a parlare, davo del lei a tutti obbligatoriamente; oggi scopro di essere diventata un punto di riferimento per le nuove insegnanti di sostegno, che trovano difficoltà nel gestire le situazioni didattiche piuttosto che nel comprendere come completare una documentazione farraginosa.

Mi sento ricercata, mi fa piacere, qualcosa in questi vent’anni l’avrò imparata e la saprò trasmettere. È così poi che, grazie alle competenze acquisite, si cresce e si diventa guida per gli altri.

Vincenza Amato

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