STORIE DAL PIANETA TERRA

IL RAGAZZO DEI CANI

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Ricordate il “Libro della giungla”? Il romanzo di Rudyard Kipling trasposto sul grande schermo da Walt Disney, in un magico cartone animato che ancora oggi emoziona tutte le generazioni. Ebbene, quella storia in realtà racconta un episodio che, in altri modi e in altri tempi, si è verificato. Sin dal 1300 ci sono stati resoconti di bambini allevati dagli animali; che fossero gatti o scimmie, come nei racconti di Tarzan, poco conta. Il fatto importante è che gli animali, contrariamente agli uomini, seguono la propria natura, e un cucciolo resta un cucciolo, anche se di uomo. Furono proprio i cani a mostrare al piccolo Ivan Mishukov che l’umanità esisteva anche in chi camminava a quattro zampe invece che a due. D’altra parte Mosca in inverno è fredda, e per un bimbo di 4 anni, abbandonato dai genitori alcolizzati, ci sarebbero state ben poche possibilità di sopravvivenza. Il branco di cani randagi, trovando questo bambino che piangeva, invece di attaccarlo gli si è stretto attorno, lo ha riscaldato. Col tempo il piccolo umano impara ad aiutare i cani, magari nell’aprire i cassonetti per frugare tra la spazzatura, per raccogliere il cibo da terra, e loro invece lo tengono al caldo, lo difendono se qualche umano si avvicina, gli insegnano a difendersi, cucciolo contro cucciolo nel gioco della lotta che serve a diventare forti, a non essere il più debole del branco. Ma non poteva passare inosservato quel bambino che si muoveva assieme ai cani randagi, di notte, nei vicoli. Un bambino che camminava a quattro zampe, che non percepiva la differenza tra lui e gli altri componenti del branco, che scambiava le occhiate di meraviglia della gente per fastidio. E le chiacchiere sono divenute infine segnalazioni, denunce, indagini da parte della polizia, che ha iniziato a seguire Vania, così lo avevano ribattezzato gli agenti.

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Il primo tentativo di catturarlo non andò bene: tutto si aspettavano i poliziotti, ma non che quello scricciolo si mettesse a ululare e a tirare morsi, mentre il resto del branco lo difendeva, aiutandolo a scappare. Altri due tentativi successivi non ebbero miglior risultato: ogni volta gli animali si stringevano attorno al bambino, ogni volta il branco difendeva il proprio membro. Finché, con uno stratagemma, non riuscirono ad isolarlo all’interno di un ristorante. Quella volta i morsi non servirono, Ivan venne preso, venne riportato alla civiltà.

cms_7901/3.jpgLa civiltà, già, quella stessa civiltà che lo ha lasciato in mezzo a una strada, mentre in natura il cucciolo non si abbandona mai, lo si difende. E nella civiltà Ivan è stato messo in una casa per bambini abbandonati, uno tra i tanti, in un mondo civile dove si è perso il senso di appartenenza, dove il branco urla la propria rabbia solo quando deve parlare di calcio. In poco tempo Ivan riprese a parlare, a camminare normalmente. Non era davvero Tarzan, e non era nemmeno Mowgli: lui aveva avuto modo di apprendere il linguaggio prima di essere abbandonato, e così ha potuto sentirsi non troppo diverso. Sono passati 20 anni da allora, non sappiamo cosa sia successo ad Ivan, anche se dopo la sua cattura, scusate, dopo il suo reinserimento nella società, molte famiglie si offrirono di accoglierlo, di adottarlo. Venne aperta una indagine sui suoi genitori naturali, per verificare la possibilità di nuovo affidamento, e poi chissà. Però Ivan fu fortunato, il suo caso lo preservò dal destino di molti ragazzini che, usciti dall’orfanotrofio, non riescono a reggere lo stress della nuova vita, e si suicidano. Ivan venne salvato dalla natura, che mostrò il suo volto migliore, il suo amore per la vita, anche quando non è rispettata dalle persone. Questa, in realtà, non è la storia di Ivan, del “ragazzo dei cani”, ma degli animali che, a dispetto dell’uomo, riescono a sopraffare l’istinto, affidandosi al cuore.

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Ivan potrebbe essere John Sebunya, trovato in Uganda nel 1991, allevato da cercopitechi verdi quando, a soli 4 anni, vide il padre uccidere la madre e lui per la paura scappò nella foresta. Oppure potrebbe essere Jorge Ramirez, ritrovato nel 1933, quando aveva 5 anni, in una foresta del Salvador dopo essere stato allevato dagli scimpanzé. Ivan è il mondo che ci ricorda la cosa più importante di tutte, e cioè che l’umanità non è appannaggio esclusivo degli esseri umani e che un essere selvaggio non cammina necessariamente a quattro zampe. Questo nostro pianeta ha tante storie da raccontare, alcune da ricordare più di una volta.

Paolo Varese

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