STORIE DAL PIANETA TERRA

OPERAZIONE HIGH JUMP

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1946. Gli Stati Uniti organizzano una spedizione militare in Antartide, con un notevole dispiegamento di uomini e mezzi: l’operazione High Jump.

La missione, pubblicizzata come esplorativa, era stata affidata al comando dell’ammiraglio Richard Byrd, anche se in realtà i poteri decisionali erano affidati all’ammiraglio Richard Cruzen. Ovviamente con l’impiego di una portaerei, di due cacciatorpediniere, un sommergibile, dodici idrovolanti, sei elicotteri, navi appoggio e, soprattutto, 4.700 marines. Si cercò di far passare il tutto sotto silenzio, ma le domande non tardarono, e molti ipotizzarono la ricerca delle basi naziste di appoggio agli U-Boot, i sommergibili tedeschi, di cui erano trapelate notizie durante la guerra. Inoltre la missione, la cui durata prevista era di 18 mesi, terminò dopo solamente tre settimane, e l’intervista rilasciata dall’ammiraglio Byrd il 5 marzo 1947 ad un periodico cileno contribuì ad alimentare sospetti. Infatti Byrd dichiarò che gli “Stati Uniti avrebbero dovuto rimanere in uno stato di allerta continua per fronteggiare la possibilità di un attacco ostile, probabilmente proveniente da entrambi i poli”. Una asserzione mai spiegata, celata come le eventuali scoperte della spedizione nel continente antartico.

cms_8904/2.jpgByrd morì nel 1956, apparentemente conservando i propri segreti, ma un capo archivista dell’Università di Columbus, in Ohio, rivelò di aver trovato il suo diario segreto. Scoperta che tuttora non convince molte persone, soprattutto in virtù di ciò che è trascritto al suo interno. Vi si narra di una tempesta magnetica e di un ingresso nella cavità terrestre seguendo velivoli discoidali con sopra impressa una svastica nazista. Nazisti in Antartide, a conferma delle voci che si rincorrevano. Ed ancora, descrizioni di paesaggi impossibili all’interno della cavità: foreste e fiumi, e poi una città di vetro, fino all’incontro con un essere chiamato Maestro, e le rivelazioni circa la civiltà ariana. Un messaggio, un ammonimento a non proseguire sulla via atomica, ed infine il rilascio. Ovviamente il diario si dilunga in particolari circa l’incontro e gli abitanti della terra cava. Ma poi prosegue con il rientro a casa, il messaggio riportato al Presidente, gli interrogatori, fino ad arrivare al 1956, anno della morte, in cui l’ammiraglio Byrd ricorda di aver mantenuto il segreto, e di essere sicuro che prima o poi la verità verrà resa nota.

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Forse il diario alla fine si rivelerà un falso, ma certo alcuni avvenimenti destano sospetti. In primis, come già ricordato, la durata della missione, molto inferiore al previsto, per un rientro frettoloso negli Stati Uniti. Poi, nel 1949, la morte improvvisa - il suicidio, per l’esattezza - del Segretario della Marina statunitense, Forrestal, colui che ideò la missione High Jump. Ed ancora, il fatto che nel 1947 si ebbero i primi avvistamenti di U.F.O., come predetto dal Maestro. Ma per alcuni siamo ancora nel regno della fantascienza, la terra cava è sempre stata citata nei racconti fantastici, ed il diario è un falso, o il racconto di un mitomane. Però poi, negli ultimi anni, grazie alla tecnologia, al tempo trascorso che fa dimenticare la prudenza, qualcosa è emerso per dare nuova luce alle ombre. Nel 2011 l’organizzazione Wiki Leaks diffuse un rapporto russo circa l’emersione di flotte di ufo dal mare antartico. E sempre l’organizzazione diffuse documenti riguardanti una guerra portata avanti dagli Stati Uniti, sin dal 2004, contro oggetti volanti non identificati che sorvolavano la zona dell’Antartide in cui si trovava la base scientifica americana. Nel 2016 ancora una rivelazione, ossia la diffusione delle mail inviate dall’ex Capo di Gabinetto di Clinton, John Podestà, che si lamentava di non essere riuscito a dire la verità agli americani, e l’incontro avuto da Hillary Clinton con il sesto uomo ad essere andato sulla Luna, Edgar Mitchel, il quale ammonì la candidata alle presidenziali circa la presenza di alieni benevoli ma contrari alla guerra. Una serie concatenata di eventi, segni e tracce, che alcuni interpretano come realtà, altri come coincidenze, altri ancora come depistaggi e complotti. Chissà se sapremo mai la verità assoluta, non edulcorata, non filtrata. Certo è che il nome dell’operazione iniziale, High Jump, si è rivelato profetico. Un volo sull’Antartide, in merito al quale continuano ad emergere nuovi elementi. High Jump, salto alto, talmente alto da essere giunto fino a noi, e da andare ancora oltre.

Paolo Varese

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