SUDAN: LA POPOLAZIONE E’ ALLO STREMO

Le denunce di ONU e Medici senza Frontiere sulle violazioni dei diritti umani

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cms_30608/0.jpegLa situazione civile in Sudan è allo stremo, con una la popolazione che sta soffrendo in maniera “disumana”. Il quadro descritto da Radhouane Nouicer, Alto Commissario per i diritti umani (ONU) incaricato di riferire sulle condizioni e, soprattutto, sulla violazione dei diritti umani in Sudan, è dei peggiori. La sofferenza sopportata dalla popolazione è disumana, tragica, brutale e “assolutamente inutile”. Secondo il suo report entrambe le fazioni che cercano di conquistare il potere hanno violato il diritto internazionale umanitario, con un bilancio al momento di oltre 850 vittime civili, più di 3.500 feriti e centinaia di migliaia di sfollati, e tutto questo il sole 5 settimana dall’inizio del conflitto. Ogni diritto umano, economico e sociale è stato violato in un paese che è “tenuto in ostaggio” delle due fazioni in guerra: “le persone si sentono sole e abbandonate tra carenza cronica di cibo e acqua pulita, case distrutte, attacchi indiscriminati nelle aree residenziali e saccheggi diffusi”. Regna il caos, con persone che tentano di fuggire e che vengono uccise solo per questo, famiglie separate, saccheggi nelle case e disordini alle frontiere. I cadaveri giacciono in strada per giorni, con il timore che solo l’atto del loro recupero possa costituire un pretesto fare fuoco, mentre si grida al “numero crescente di accuse di stupro e altre forme di violenza sessuale” compiute da “uomini in uniforme”.

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La situazione negli ospedali è critica tra carenza di medicine, di ogni forma di sostentamento energetico e l’impossibilità degli stessi medici di operare perché afflitti dalla fame. “Questo inaccettabile disprezzo dei principi umanitari e del diritto internazionale umanitario ostacola la capacità di Medici Senza Frontiere di fornire assistenza sanitaria alla popolazione, in un momento in cui c’è un disperato bisogno di aiuto”, si legge in un comunicato dell’associazione internazionale in questione il cui capomissione Francesca Arcidiacono, designata per il Sudan, denuncia: “Lo spazio umanitario per operare si sta riducendo ad un livello raramente visto prima. Dopo il saccheggio di uno dei nostri magazzini a Khartoum (la capitale, ndr), i frigoriferi sono stati staccati e i farmaci sono stati gettati via. L’intera catena del freddo è andata in tilt, i medicinali non sono più utilizzabili per curare i pazienti. Siamo scossi e sconvolti da questi attacchi deplorevoli. Le persone sono in condizioni disperate, queste azioni violente rendono davvero difficile il lavoro degli operatori sanitari”.

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Servono aiuti, serve denaro: le Nazioni Unite chiedono un finanziamento di 3 miliardi di dollari, una stima che è stata rivista al rialzo, e questo solo perché si arrivi a fine anno. È l’appello più consistente mai lanciato per questo paese. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Filippo Grandi, ha dichiarato: “Dopo più di un mese di crisi un numero incalcolabile di persone rimane in Sudan in preda al terrore e chi è riuscito a fuggire oltre i confini del Paese ha bisogno di aiuto e si trova spesso in luoghi estremamente difficili da raggiungere e in cui le risorse scarseggiano”. La lotta tra l’esercito ufficiale del generale Abdel Fattah al-Burhan e il suo vice generale Mohamed Hamdan Dagalo prosegue tra tregue annunciate e sistematicamente violate, che fanno precipitare il paese sempre più nello sconforto. Nonostante infatti l’ultima sospensione concordata, di una settimana, nella notte tra lunedì e martedì nella parte meridionale di Khartoum vi sono stati scontri e attacchi aerei. Radhouane Nouicer ha evidenziato come sia importante porre fine all’impunità e garantire l’assunzione di responsabilità per tutte le violazioni dei diritti umani.

Enrico Picciolo

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