SUDAN: OCCUPATO UN LABORATORIO BIOLOGICO - Si temono rischi per tutto il mondo

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La situazione in Sudan è sempre più grave. Un gruppo armato ha occupato un laboratorio pubblico nel quale sono conservati campioni di diverse malattie, serie e contagiose, tra cui polio e morbillo. La denuncia viene dall’OMS, in particolare da Nima Saeed Abid, rappresentante locale dell’organizzazione, che ha riferito dell’attacco dei ribelli nel corso di un collegamento video con alcuni giornalisti a Ginevra. “Hanno occupato tutto e cacciato tutti i tecnici.

cms_30262/-laboratorio-sudan-morbillo-oms-rischio-biologico-occupato-1ao4p.jpgLa situazione è estremamente pericolosa, perché in questo laboratorio custodiamo agenti patogeni e abbiamo isolato campioni di poliomielite, morbillo e colera. Quindi, esiste un enorme rischio biologico associato all’occupazione del Central Public Health Lab a Khartoum (la capitale, ndr) da parte di una delle fazioni in guerra”. Le lotte interne tra l’esercito regolare (Saf) facenti capo al presidente Al-Burhan e la milizia paramilitare (Rsf) fedele al vice presidente Mohammed Dagalo che stanno devastando tutto il paese da giorni, sono attualmente interrotte per una tregua di 72 ore concordata tra i due capi, allo scopo di favorire l’evacuazione dei civili. Tuttavia non sembra stia funzionando, in quanto il “cessate il fuoco” viene rispettato solo in alcune parti del Paese. Fortunatamente gli italiani che chiedevano di rientrare sono stati messi in salvo: “96 (13 cittadini stranieri) persone riportate a casa, su due distinti voli partiti da Gibuti.

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Tutti i civili italiani sono stati tratti in salvo in un’operazione di evacuazione difficile e piena di rischi, grazie ancora una volta alle nostre Forze Armate, alla loro professionalità e al senso del sacrificio sempre al servizio dell’Italia e degli italiani”, ha riferito il sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago. Importante l’intervento del ministro degli Esteri Antonio Tajani che ha dichiarato, su Radio24, che “i colloqui che ho avuto con i due leader hanno permesso comunque di tenere fuori da qualsiasi attacco i convogli italiani e questo è già un risultato importante. L’ambasciata è fisicamente chiusa a Khartoum ma terremo il nostro ambasciatore, appena pronto a rientrare in Africa, ad Addis Abeba presso la sede della nostra ambasciata in Etiopia, in modo da poter essere presente e continuare in qualche modo a garantire che l’Italia possa essere protagonista anche di una fase di pace in quel Paese. Non sono molto ottimista, a breve”, ha proseguito.

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Nel frattempo si teme una nuova ondata di migranti anche verso l’Europa, mentre giunge la denuncia dell’Unhcr, l’agenzia ONU per i rifugiati, secondo la quale 270.000 persone sono pronte a scappare in Ciad e Sud Sudan, persino a piedi. Secondo l’inviato dell’ONU Volker Perthes, nessuna delle due parti in lotta “sembra pronta a negoziare seriamente”, spiegando come l’attuale “cessate il fuoco” di 72 ore non sia stato rispettato e come in diverse parti del Paese si continui a combattere. Gli scontri sono “in gran parte continuati o in alcuni casi si sono intensificati”, specie attorno all’aeroporto di Khartoum e nelle città di Khartoum Bahri e Omdurman. È significativa una testimonianza raccolta da Adnkronos, relativa a Stefano Rebora, presidente della ong Music for Peace nonché uno degli italiani evacuati dalla capitale: “Khartoum è tutta distrutta, l’aeroporto è stato raso al suolo e così Africa Road, la via dei ristoranti. In mezzo alle strade ci sono tank e macchine rovesciate e si vedono i crateri provocati dalle armi pesanti. In alcune aree ci sono cadaveri sparsi ovunque perché, a causa degli scontri, è troppo pericoloso recuperarli e quindi vengono abbandonati sul ciglio della strada”. Il bollettino, nel frattempo, si aggrava sempre più: al momento oltre 450 persone sono state uccise e oltre 4000 quelle ferite, secondo dati forniti dall’ONU.

Enrico Picciolo

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