SUI SENTIERI DELL’ESILIO DANTESCO

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Nella sua marcia inarrestabile, il Covid sta mietendo vittime illustri. Cronologicamente parlando, la prossima scure si abbatterà nientemeno che su Babbo Natale o, più in generale, su tutte le festività natalizie, rendendo il vecchio adagio ’Natale coi tuoi, Pasqua con chi vuoi’ non più attuale. A ben guardare, se consideriamo le ultime vacanze pasquali, per il famigerato 2020 sembra appropriato: ’Pasqua in solitaria, a Natale stessa aria’.

Purtroppo non finirà tanto presto e il prossimo a cadere sotto la falce del virus potrebbe essere addirittura Dante Alighieri. Sì, il Sommo Poeta in persona! Ovviamente non di fatto. Le leggi della natura hanno compiuto il loro corso diverso tempo fa ma la macchina organizzativa delle commemorazioni per il VII centenario della sua scomparsa, potrebbe subire pesanti ritardi.

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Questa riflessione è stata un invito ad una capatina in rete alla ricerca delle iniziative dantesche, previste per i prossimi mesi – naturalmente, Covid permettendo - e la mia attenzione è stata catturata da una foto, per essere precisi, da un logo di un concorso di poesie indetto dal comune di Tredozio. L’immagine rappresentativa è composta da due ritratti, uno vicino all’altro. Nel primo, non è stato difficile riconoscere il profilo del Sommo Poeta mentre ho dedotto il soggetto di quello femminile dal nome del premio: Maria Virginia Fabroni, tema del concorso: SUI SENTIERI DELL’ESILIO DANTESCO.

cms_20276/3v.jpgMa, al di là del premio poetico, cos’ha colpito la mia attenzione?

Non saprei dire se la scelta delle immagini e la loro disposizione sia causale o voluta, ad ogni modo la trovo estremamente interessante.

Dante Alighieri dà le spalle alla giovane Maria Virginia in una postura altezzosa, al contrario, lei rivolge umilmente il busto al Maestro ma lo sguardo benevolo è a favore di chi la sta guardando.

Certo, per una questione puramente anagrafica, l’Alighieri non avrebbe mai potuto essere a conoscenza dell’esistenza della Fabroni. I due infatti sono divisi da alcuni secoli di distanza. Lei invece ebbe un’adorazione smisurata per il poeta. Durante gli studi, la giovane studentessa stava sovente rinchiusa nella cameretta del Conservatorio Sant’Anna di Pisa a leggere e rileggere i versi dell’Alighieri.

Questo accostamento potrebbe altresì rappresentare una constatazione delle diverse condizioni di genere esistenti fino a non troppo tempo fa. Entrambi erano poeti e, ovviamente, sul genio di Dante non esiste dubbio alcuno ma anche sulla Fabroni ho trovato un giudizio assolutamente degno di nota: “letterata con una non comune erudizione, già nota a soli 20 anni in tutta Italia”. Uniti nella nobile arte della poesia ma divisi dal genere. Nascere donna era un indubbio svantaggio e poneva grossi ostacoli a qualsiasi percorso si volesse intraprendere nella vita. Senza contare l’oscurantismo del XX secolo che ha portato all’oblio gran parte della letteratura femminile degli anni precedenti.

Un altro aspetto che accomuna i soggetti dei due ritratti è senz’altro il patriottismo. L’Alighieri potremmo definirlo come un modello di dedizione totale sia ai propri ideali che alla propria patria, soprattutto è giustamente riconosciuto quale padre indiscusso della lingua italiana...ma pure la giovane Maria Virginia, a soli 26 anni pubblica l’ode “A ITALIA” che recita inizialmente:

M’allegro di essere nata

In questa dell’amor terra immortale

...e termina

E dirà lo straniero

Te contemplando, bel giardino in fiore,

Questa è la terra invero

Della virtù del Genio e del valore!

Dimostrando un amore smisurato per la terra natia.

Entrambi discendono da famiglie in vista e hanno caratteri forti e passionali.Le poesie e le parti di biografie che ho letto – www.mariavirginiafabroni.blogspot.com - mi hanno regalato una immagine della Fabroni tutt’altro che mite e succube, bensì combattiva che ambiva alla sua autonomia di pensiero in quanto donna. Si ribellò ai matrimoni che le avrebbe voluto imporre la famiglia e per questo subì pesanti reprimende e restrizioni alla propria libertà personale ma, grazie alla sua fermezza, riuscì a mettere in calendario la data delle nozze col giovane amato ma la tisi la fermò tre mesi prima dell’evento per cui aveva lottato per tutta la vita.

Nemmeno Dante, il cui temperamento fiero e risoluto è ben noto, riuscì a tornare alla amata Firenze. Vittima di giochi politici più grandi di lui, il poeta venne esiliato dalla sua città con una sentenza del 1302. Ma al Sommo Poeta i sentieri che percorse in quegli anni donarono l’ispirazione per il suo grandissimo capolavoro.

Lorenzo Bosi

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