SULLE TRACCE DELL’IMPOSSIBILE. INCISIONI RUPESTRI

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Oggetti misteriosi, impossibili, ammantati di leggenda. Il mondo è pieno di manufatti che sembrano rimandare ad altre dimensioni, come fossero arcani o creati da mani non umane. Oggetti di cui si ignora la funzione, o che invece fanno pensare a funzioni impensabili per l’epoca in cui furono creati. Ed anche in Italia si possono trovare tracce di questi enigmi inanimati, legati forse a credenze magiche. Rechiamoci a Teglio, nel cuore della Valtellina, ed entriamo nel cinquecentesco Palazzo Besta. Qui, nell’Antiquarium Tellinum, situato al pianterreno, viene conservata una pietra particolare, denominata Stele di Caven. Si tratta di un oggetto risalente al III millennio a.C., un ovale di pietra su cui è incisa una figura antropomorfica, forse una divinità femminile, la Dea Madre ad esempio. Diverse le ipotesi formulate: secondo alcune teorie si tratterebbe della cometa Ison, con tanto di protuberanze laterali, visualizzate chiaramente solo in tempi recenti. La domanda è, a questo punto, come facevano le popolazioni della zona a vedere così nitidamente particolari che solo i moderni telescopi possono osservare? Passò davvero così vicino al pianeta? E come mai Teglio ha questo nome, visto che deriva da Tellus, cioè stella? E perché questa stele è stata rinvenuta vicino alla Valcamonica, dove esistono moltissime pitture rupestri particolari? Le incisioni del luogo, risalenti al periodo Mesolitico, tra il VII e l’VI millennio a.C., patrimonio dell’Unesco dal ’79, hanno suscitato l’interesse degli esperti di paleoufologia, a causa della particolarità delle immagini.

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Indubbiamente si viaggia nel campo delle ipotesi, delle speculazioni, forse della speranza, ma chiunque osservi le figure impresse dall’antico popolo dei camuni, non può non ravvisare inquietanti analogie con altre incisioni presenti in diversi luoghi del mondo, dall’Uzbekistan al Giappone. Circa 200mila immagini, realizzate in ottomila anni, riportanti non solo ciò che veniva osservato, ma idee e concetti. Non mancano poi uomini, o ominidi - forse astronauti? – con cerchi attorno alle teste che ricordano caschi. Ogni suggestione trova una sua legittimità, in mancanza di prove certe. Presso la località di Capo di Ponte poi sono stati trovati alcuni canali, apparentemente artificiali, anche a detta dei geologi. Secondo alcune teorie si tratterebbe di scivoli della fertilità, dove le donne della popolazione camuna scivolavano, come rito propiziatorio per avere nuovi figli. E dalle Alpi, per trovare analoghe incisioni in Italia, bisogna spostarsi in Sicilia, nelle grotte dell’Addaura, vicino Palermo, scoperte durante la seconda guerra mondiale mentre si cercavano cavità naturali che fungessero da deposito di munizioni. Anche in questo caso si possono ammirare numerosissime figure antropomorfe, risalenti a circa 15.000 anni fa. Le figure centrali sono state identificate come acrobati, sciamani o partecipanti ad un rito. Ma anche, ovviamente, come personaggi non appartenenti a questo mondo, in virtù del grande capo rotondo, di una specie di becco al posto della bocca o di teste a forma di pesce, come le raffigurazioni babilonesi del dio Oannes. Tracce del passato, testimonianze che i nostri antenati hanno voluto lasciarci, forse per dirci chi erano, per quell’esigenza di immortalità che da sempre è insita in noi. O forse per rivelarci altro, sul nostro passato ignoto, nel modo che conoscevano loro, attraverso immagini.

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E d’altra parte anche noi, evoluti, abbiamo inviato nello spazio un disco, nella sonda Voyager, con rappresentazioni del nostro sistema solare ed altre informazioni che reputiamo interpretabili da altre razze. E chissà, forse un messaggio dalle stelle è giunto davvero, ma chi lo ha ricevuto non sapeva come trascriverlo.

Paolo Varese

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