SULLE TRACCE DEL GRAAL (Sesta parte)

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Lasciata l’Abbazia di Farfa, con in mente tutte le leggende su Re Artù ed i suoi cavalieri, ricordando ancora Carlo Magno e la sua spada Joyeuse, ci dirigiamo verso l’ultima tappa di questo strano e particolare pellegrinaggio attraverso i secoli e la geografia; Monte Siepi, vicino Siena. Qui, dopo un piccolo camminamento a piedi, si arriva nei pressi di una piccola chiesa rotonda, l’eremo di San Galgano. Ed ora iniziano di nuovo ad annodarsi i fili di storia e leggenda. Questo santo infatti, il cui nome ricorda molto quello di Sir Gawain, uno dei cavalier di Artù, nacque nel 1148, da una famiglia di nobili origini, e visse come un cavaliere gli anni della sua giovinezza, dedicandosi ai piaceri della vita, finché la visione di un angelo non lo spinse a riconsiderare la sua vita. L’apparizione gli mostrò un edificio rotondo, ovviamente ancora non costruito, ed i 12 apostoli, i quali lo accolsero per farlo convertire dal Creatore. Nonostante lo strano episodio Galgano non si fece distrarre dal portare avanti la sua vita, finché un altro episodio, in cui il suo cavallo lo costrinse a camminare, non lo riportò a Monte Siepi.

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Convinto che non potesse trattarsi di un caso, decise di piantare una croce per celebrare il Signore, e non trovando legni conficcò la propria spada in una roccia, in modo che apparisse come una croce a chiunque si avvicinasse. Iniziò così una vita da eremita, sordo alle richieste della madre e della fidanzata, cibandosi di ciò che la terra gli offriva. Poi, durante un pellegrinaggio a Roma, la spada subì un tentativo di furto da parte di tre ladri, che la ruppero. Due dei tre fecero una fine orribile, agli occhi di Galgano una punizione divina, ed un rafforzamento dei propri intenti, mentre il secondo si pentì, ma non prima di avere le mani tranciate da un lupo. La similitudine tra Galgano ed il Galvano arturiano non si limita solamente al nome ed alla spada, ovviamente, ma si ritrova anche nella costruzione. La chiesa infatti è rotonda, come rotonda era la tavola di Re Artù, e venne costruita dopo la morte di Galgano proprio dove lui aveva vissuto per anni. Al suo interno, all’interno di una teca, è conservata la famosa spada. La cupola è a cerchi concentrici, un simbolismo che rimanda ai culti pagani, ed è sempre stata legata ai cavalieri templari, un altro motivo che la porta ad identificarla col Graal. Sotto la chiesa esiste una camera vuota, ma non è mai stato possibile scavare, almeno ufficialmente, per verificarne il contenuto.

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La chiesa si trova su una collina ed è stato provato che nel pavimento sottostante ci sia una camera vuota a cui mai è stata data l’autorizzazione per gli scavi. Ad oggi, cosa effettivamente quella camera conterrà, rimane un mistero. Accanto alla chiesa si trova la cappella del Lorenzetti, dove vi sono alcuni affreschi, tra cui uno molto particolare, quello “della Madonna con tre mani”, dove appunto la Madonna tiene Gesù tra due mani, mentre una terza mano regge un bastone.

cms_7058/4.jpgErrore o simbologia sconosciuta? Un ultimo particolare molto interessante è dato da un evento che accade ogni 21 giugno. In quella data infatti, durante il solstizio d’estate, un raggio di sole penetra, al sorgere del sole, dentro l’eremo, fino a formare un cerchio luminoso che tocca la spada e l’eremo del santo. Secondo i ricercatori e gli studiosi, la figura di Galgano è stata utilizzata dai narratori della leggenda di Re Artù, ma per quale motivo riproporre il motivo della spada e della rotonda? In fin dei conti il parallelismo tra Galgano e San Francesco è evidente, così con molti altri cavalieri che abbandonarono le armi per dedicarsi al signore. E perché i templari si legarono a questo luogo? Galvano inoltre, nel ciclo arturiano, rappresentava il coraggio e la capacità di ammettere i propri errori, l’onore di fronte alla tentazione, quindi il prototipo del cavaliere che, nonostante tutto era capace di riscattarsi. Varrebbe la pena approfondire di più l’aspetto simbolico di Galvano, ma noi siamo alla ricerca del Graal, e del luogo che lo custodisce, e qui, dove forse hanno avuto origine le leggende, forse è il punto di inizio e di arrivo di questa ricerca.

Paolo Varese

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