Scoperto il segreto dei tumori maligni

La proliferazione delle metastasi sarebbe tracciabile nel DNA sin dalla nascita

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Da decenni gli scienziati studiano un modo per debellare, sin dalla sua genesi all’interno dell’organismo, un nemico contro cui spesso non si hanno molte possibilità di vittoria: il cancro. Quest’ultimo insorge con la formazione di metastasi, cellule maligne che proliferano a macchia d’olio, estendendosi da un organo all’altro ed infettando così sempre più distretti anatomici.

Il segreto di questo meccanismo è stato svelato dalla fusione di due studi italiani, condotti presso l’Università Statale di Milano e l’Ifom (Istituto Firc di oncologia molecolare) sotto la guida del responsabile Ifom, Vincenzo Costanzo. La ricerca che ne è scaturita, pubblicata su Nature Communications, ha dimostrato che la formazione del cancro metastatico nel corpo umano avrebbe origini molto lontane: infatti, esso trarrebbe origine “dalla riattivazione dei meccanismi dello sviluppo embrionale e placentare”, come hanno spiegato i ricercatori.

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Diversamente da quanto accade per le cellule sane, quelle tumorali proliferano in maniera veloce e incontrollata, tramite una serie di processi, che allo stesso tempo permettono una continua replicazione del materiale genetico in esse contenuto.

Stando alle parole di Costanzo, l’incessante replicazione del DNA che dà vita alle cellule metastatiche sarebbe dovuta al gene Ssrp1, facilmente riscontrabile nei tumori così come nelle cellule embrionali. Queste ultime risulterebbero particolarmente affini alle cellule tumorali proprio perché capaci di duplicare il loro materiale genetico. Infatti il gene Ssrp1 rimuove l’H1, ossia l’inibitore della replicazione genetica situato in ogni cellula, consentendo loro una maggiore libertà d’azione rispetto alle cellule “ordinarie”. Quindi, per i ricercatori disattivare il Ssrp1 potrebbe essere la chiave per bloccare la continua replicazione di cellule tumorali e del rispettivo codice genetico.

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Inoltre, il team guidato da Costanzo ha scoperto che le cellule in cui il DNA si replica velocemente attivano una risposta allo stress, capace di cambiare il loro destino, mutandole in cellule totipotenti, simili a quelle che nella fase embrionale creano la placenta. Questo ha suggerito ai ricercatori che, rimuovendo già dall’embrione le cellule che danneggiano il DNA con la loro incontrollata replicazione, si potrebbero prevenire i tumori, dato che lo stesso meccanismo potrebbe ripetersi anche per la formazione delle metastasi. Infatti, esse, proprio come la placenta, attaccano i tessuti circostanti, eludendo ogni risposta immunitaria dell’organismo.

Francesco Ambrosio

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