Senza Padrini e Padroni

L’Informazione semplice, credibile e onesta

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Credo che ci sia ancora, nel mondo, un vastissimo spazio per la libertà di stampa, anche se le situazioni convenienti dell’editoria, le condizioni economiche degli Stati e le circostanze politiche, sono una crescente minaccia per tutti noi, che crediamo nella libera informazione. Affinché i pericoli siano scongiurati, bisogna innanzitutto che noi giornalisti crediamo nella possibilità di fare giornali liberi. Svincolati dai “partiti” di ogni Paese che cercheranno sempre, in mille modi, attraverso armi legislative ed economiche, di imbrigliare la stampa. La difesa contro questa tendenza è una sola: il sostegno dell’opinione pubblica che sarà dalla nostra parte soltanto se noi sapremo guadagnarci la sua fiducia, essendo credibili e onesti.

Il giornalismo è in crisi in tutto il mondo, non soltanto in Italia. Dire crisi non significa decadenza, esprime ansia, necessità di riformare tutte le strutture tecniche, umane e morali che compongono il rapporto fra chi informa e la pubblica opinione. In una parola, Ia funzione stessa del giornalismo. E del resto, le lotte, spesso drammatiche, di cui i giornalisti sono protagonisti, dimostrano proprio che è in atto un processo di profonda evoluzione. II giornalismo non può essere più soltanto ricerca della notizia, anzi attesa che la stessa da qualche parte si formi e venga incontro al giornalista ma, ricerca della verità su tutto quello che interessa la società, il cittadino, l’uomo.

cms_2343/foto_attilio_miani_001.jpgChi è il lettore dell’International Web Post? Noi non lo sappiamo perché non siamo un giornale di parte, e tanto meno di partito, e nemmeno di classi o di ceti. In compenso, sappiamo benissimo chi non lo sarà. Non lo sarà chi dal giornale vuole soltanto la "sensazione". Non lo sarà chi crede che un gol di Pirlo sia più importante di una crisi di governo. E infine, non lo sarà, chi concepisce il giornale come una fonte inesauribile di scandali fine a se stessi. Di scandali purtroppo la vita è gremita, e noi non mancheremo di denunciarli. Ma non lo faremo per metterci al rimorchio di quella insensata e cupa frenesia di dissoluzione in cui si sfoga un certo qualunquismo, non importa se di destra o di sinistra. Vogliamo, invece, creare, o ricreare, un certo costume giornalistico di serietà e di rigore. E soprattutto aspiriamo al grande onore di essere riconosciuti come il volto e la voce di quella parte del “mondo”, laboriosa e produttiva, che non deve essere riservata a pochi, ma a quanti, che, come noi, fanno della propria “linea editoriale”, roccaforte di un pluralismo d’idee, nel rispetto delle opinioni altrui.

E’ una coscienza che è maturata in me in tanti anni di professione. Il giornalismo deve essere una continua, civile, aggressione della realtà, anzitutto per scoprire la notizia (soprattutto quella che non si vede o si nasconde), poi per ridurre questa notizia alla sua assoluta verità e infine per interpretarla. Sono due momenti contemporanei e tuttavia distinti; al lettore bisogna dire: questa e la verità e questa e la mia interpretazione della stessa.

Buona lettura tra le nostre colonne.

Attilio miani

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