Sinaloa: lo Stato non fa rispettare il lockdown?

Ci pensa … El Chapo.

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Conosciamo tutti le tragiche conseguenze che il Coronavirus sta avendo sul mondo in cui viviamo in termini di vite umane, di disagi sociali e di rallentamenti economici, eppure non sembra esservi alcun dubbio sul fatto che tra le regioni del mondo in cui maggiormente tale epidemia venga tutt’ora sottovaluta vi sia l’America Latina dove la maggior parte dei governi locali malgrado la crescente diffusione della Pandemia continuano, nella maggior parte dei casi, a sottovalutare il problema. Sarebbe possibile purtroppo citare decine di esempi di grandiosi eventi pubblici organizzati in barba al parere degli esperti, di dichiarazioni negazioniste da parte di importanti politici locali e di risposte al problema tutt’altro che adeguate dai parte dei governi, eppure, fra i tanti esempi di scarsa prevenzione ce n’è uno che più di tutti sembra spingerci a riflettere su quanto l’incapacità della politica di risolvere i problemi sembri talvolta incoraggiare l’ascesa delle organizzazioni criminali, quello che giunge dallo stato di Sinaloa (Messico). Le autorità del posto non avrebbero infatti che approvato delle generiche e aleatorie norme per contrastare la diffusione del Covid 19 ciascuna delle quali, peraltro, su base esclusivamente volontaria: inutile dire che sono stati in molti i cittadini a ignorare totalmente le fatiscenti norme e a continuare ad andare in giro e a frequentarsi tra loro come se la malattia non fosse mai esistita, eppure proprio tale situazione di caos sembra essere stata risolta dal più inatteso dei protagonisti … il signore della droga El Chapo.

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Pur essendo dal 2019 detenuto nel carcere di massima sicurezza ADX Florence, isolato dal resto del mondo non solo dalle mura del penitenziario ma perfino dalle rocciose e solitarie montagne del Colorado, sembra infatti che il feroce boss sia riuscito ugualmente a far pervenire ai propri seguaci l’ordine di far sì che le misure di contenimento del Coronavirus vengano rispettate in modo rigido dall’intera popolazione. A raccogliere il messaggio sarebbero stati principalmente i suoi figli, Ivan, Jesus Alfredo e Ovidio Guzmàn, quest’ultimo divenuto noto a ottobre per aver letteralmente costretto la polizia messicana a rilasciarlo minacciando, in caso contrario, di scatenare un’autentica rivoluzione capeggiata dai Narcos. Com’è facile intuire, pur col padre in carcere i tre fratelli godono tutt’ora di una significativa influenza sul territorio di Sinaloa e immediatamente dopo aver appreso della volontà del padre sono subito passati all’azione.

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“Tutti dovranno rimanere nelle proprie abitazioni o verranno puniti, sono ordini che arrivano dall’alto (dal Chapo)” queste le parole contenute in un video diffuso senza troppe remore alcuni giorni fa dai narcotrafficanti, i quali ovviamente come di consueto hanno subito messo in pratica le proprie minacce; a Culiacàn e nelle altre città dello Stato chiunque sia stato tanto imprudente da disobbedire è stato immediatamente rapito dalla criminalità organizzata, segregato per almeno due giorni e fatto torturare così da dissuadere il resto della popolazione a imitarlo … talvolta, a questi bruschi metodi si sono aggiunte perfino l’utilizzo delle sanzioni pecuniarie rivolte ai trasgressori, esattamente come avrebbero fatto le forze dell’ordine di un qualunque Paese occidentale; naturalmente ad essere esenti da ogni punizione sono stati i cittadini che si sono spostati per ragioni di lavoro improrogabili, in altre parole sembra che la situazione in Messico non sia poi così differente da quella presente in altre nazioni se non fosse per il fatto che a far rispettare le regole non è il Governo centrale ma la criminalità.

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In tutto questo naturalmente la sorellina di Ivan, Jesus Alfredo e Ovidio Guzmàn non è certo rimasta con le mani in mano e, benché naturalmente non sia stata in grado di esercitare lo stesso potere intimidatorio dei fratelli si è dedicata a un’attività apparentemente ben più pacifica ma in realtà quasi altrettanto insidiosa recandosi in giro per il Messico al fine di distribuire scatole di cartone con sopra impresso il disegno del volto del padre e contenenti cibo, disinfestanti e mascherine, tutti materiali destinati principalmente alle classi sociali più povere.

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Sebbene sia possibile che nell’immediato ognuna di queste azioni potrà contribuire a lenire i tragici effetti del Coronavirus è tuttavia fin troppo evidente che il messaggio di cui si stanno facendo portavoce i figli del Chapo sia in realtà ben più sottile e pericoloso: laddove lo Stato non dovesse essere in grado di garantire la sicurezza o la prosperità della popolazione a pensarci saranno i Narcotrafficanti, un messaggio che col tempo rischia di diventare sempre più persuasivo per la gente del posto e dal quale in fondo perfino noi europei dovremmo trarre un prezioso monito; sebbene è infatti assai inverosimile che nel nostro continente in poco tempo le strade possano riempirsi di rappresentati di feroci cartelli disposti a torturare la popolazione come accade adesso nella Sinaloa, è invece ben più plausibile che il crescente disagio economico di molte famiglie spinga almeno una parte di esse a cercare aiuto nei rappresentanti dell’illegalità ed in questo, purtroppo, rischiamo di assomigliare al Messico ben più di quanto non avremmo mai sperato.

Gianmatteo Ercolino

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