Social come lente d’ingrandimento delle nostre azioni

La Cina sperimenta il controllo di massa

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La notizia era già stata pubblicata la fine dello scorso anno e viene ora ripresa in tutta la sua destabilizzante inquietudine. Il governo cinese ha ufficializzato che entro il 2021 incrementerà l’attività di controllo sui propri cittadini attraverso un vero e proprio “punteggio social”. Ciò vuol dire che verranno per così dire “premiati” i comportamenti valutati buoni e puniti quelli cattivi, con tutte le relative conseguenze e le limitazioni nella vita reale.

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Il sistema sviluppato in Cina e chiamato Social Credit System sarà il primo al mondo in grado di valutare l’attività online di ogni utente, dalle ricerche sul web all’attività sui social media. Quello che molto probabilmente si trasformerà in un palese controllo di massa, sarà basato su un algoritmo che terrà conto di diversi fattori per stabilire il punteggio assegnato a ogni utente del web: si andrà dai commenti ricevuti sui social, fino ai ritardi nei pagamenti, dalle multe ricevute per non aver pagato il biglietto dei mezzi pubblici, alle sanzioni per aver commesso un’infrazione stradale.

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Annunciato già quattro anni fa, il Social Credit System nel 2017 è entrato già in vigore per alcuni utenti del servizio pubblico dei trasporti ed entro il 2021 sarà a regime ed esteso a tutta la popolazione, ovvero a qualcosa come quasi un miliardo e mezzo di persone di cui oltre 700 milioni sono utenti della rete, quasi un miliardo usano i social e il 60% della popolazione vive in centri urbani (Fonte: WeSocial2018). Per il governo dunque si prevede una mappatura pressoché totale della sua popolazione, al di là delle dichiarazioni di principio che motivano tale scelta “per migliorare il livello di fiducia tra le persone”. Il sistema messo in atto, un ritorno al comportamentismo pavloniano, si baserà sul principio che a ogni azione corrisponde una reazione, un valutazione cioè che alzerà o abbasserà il punteggio delle persone. Nel progetto orwelliano il governo cinese si sta facendo coadiuvare da ben otto aziende, tra cui China Rapid Finance (sviluppatori della chat di messaggistica più utilizzata in Cina, WeChat) e Alibaba (l’Amazon cinese).

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Il rating assegnato a ogni cittadino/utente va da un minimo di 350 a un massimo di 950 punti e l’andamento dipende da cinque fattori su cui il Social Credit System baserà l’assegnazione dei punteggi: la storia creditizia, il rispettare i contratti firmati, i dati personali, le abitudini d’acquisto e le relazioni interpersonali mantenute online. Se ci si comporta da bravi cittadini, e dunque si ha un punteggio elevato, il governo ricompenserà con benefit come buoni spesa, prestiti agevolati, nolo auto, ecc. Le persone con un basso punteggio saranno invece ritenute passibili di punizioni (corporali?) e limitazioni, come il divieto di viaggiare in aereo o su treni veloci, di iscrivere i propri figli a scuole di un certo livello e di accedere a internet. Il tema del controllo totale, puntuale e coercitivo della popolazione è sempre stato caldeggiato dal potere costituito, basti pensare per esempio al Panopticon di Bentham della fine del ‘700. Monitorare le attività della popolazione oggi non è più mera utopia ma è realtà, un dato di fatto ben consolidato e, tra le altre cose, con il benestare di tutti noi, fedeli e affezionati consumatori di software e app in grado di facilitarci la vita. Non è un segreto che l’attività online sia ormai di pubblico dominio e si sa anche che il traffico di dati da un punto a un altro attraverso un’intensa opera di profilazione, sia ormai routine per utenti e gestori di servizi del web.

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Ciò che sta accadendo in Cina e che nel 2021 diventerà un dato di fatto, non deve per ora sollevare preoccupazioni in Europa, ma è un caso comunque da non sottovalutare in prospettiva futura. L’attività posta in essere all’interno delle reti sociali e sul web ha degli effetti nella vita reale. I due concetti, reale e virtuale, non sono più da considerarsi come all’inizio della rivoluzione digitale come due mondi distanti e separati. Gli effetti (collaterali, magari non previsti) dei nostri pensieri, dei nostri video, delle nostre foto all’interno dei social media si riverberano ferocemente nella quotidianità familiare e lavorativa. Siamo continuamente sotto una lente di ingrandimento e la responsabilità di ciò che facciamo e diciamo online ha conseguenze sul resto della platea mondiale pronta a giudicare la nostra integrità morale. Questo spesso lo dimentichiamo. Forse perché, come dice Baricco, è tutto magnificamente incastonato sotto forma di Game.

Andrea Alessandrino

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