Spagna in coda all’Italia per l’emergenza sanitaria

28.572 casi nel paese, in attesa della proroga del decreto reale

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A una settimana dall’entrata in vigore del decreto reale emanato lo scorso 15 marzo dal Presidente Sanchez, la Spagna si prepara ad affrontare delle settimane difficili. Con l’evoluzione galoppante del numero di contagi che ad oggi corrisponde a 28.572 e con una proporzionale crescita delle cifre dei decessi, in totale fino ad ora 1.720, la Spagna, a livello europeo, si posiziona al secondo posto dopo l’Italia in termini di gravità per l’emergenza sanitaria a cui far fronte. Come sin dall’inizio della pandemia, la Comunità di Madrid è la più colpita; si contano solo in quell’area 9.702 infetti e 1.021 morti totali, con un aumento di 217 rispetto alla giornata di ieri. Seguono Cataluña con 4706 casi, Paìs Vasco con 2097, Castilla La Mancha, Castilla y León e Andalucìa dove si oscilla tra i 1.725 e i 1.819 e la Comunità Valenciana con 1604 casi; da qui si prosegue in maniera decrescente. Situazioni di una certa rilevanza per la proporzione tra la densità demografica e l’estensione di quei territori e il numero di casi positivi sono La Rioja dove sono registrati 654 casi, la Galicia con 915 casi e le condizioni delle comunità isolane sia per quanto riguarda le Baleari che le Canarie. La Comunità di Madrid in seguito ad accordi assunti con le associazioni di categoria del settore alberghiero può contare sulla disponibilità di 40 strutture con una capacità totale di 9.000 posti letto, che si sarebbero offerte a supporto degli impianti ospedalieri del loro territorio. Al momento risulta che nel corso dei prossimi giorni saranno abilitate ad ospitare i pazienti affetti da COVID-19, 7 strutture alberghiere dotate di apposite aree medicalizzate in particolare per alleggerire la pressione assistenziale degli ospedali Gregorio Marañón, Infanta Leonor de Vallecas e La Princesa, tutti situati nella città di Madrid. Come spiega infatti Fernando Simón, direttore del Centro di coordinazione di allerta ed emergenze sanitarie del Ministero della Salute spagnolo, ciò che preme al momento è prepararsi ad affrontare il picco, nel modo più efficiente possibile, incrementando la capacità di accoglienza dei pazienti COVID-19 delle strutture sanitarie, e allestendo in funzione di ciò nuovi spazi, per evitare il collasso del sistema sanitario che comporterebbe un improponibile attentato allo stato di diritto.

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È necessario a questo scopo tenere sotto controllo la curva epidemiologica che ad oggi riporta un aumento costante ed esponenziale dei nuovi casi, il che nonostante i dati preoccupanti registrati fino ad ora, esclude che il raggiungimento del picco sia vicino. All’interno del grafico della curva epidemiologica è fondamentale quindi che la linea utilizzata come indicatore per i nuovi casi confermati non segua un andamento troppo verticale, perché si incorrerebbe nel rischio grave di un collasso del sistema sanitario nello scenario in cui tale linea verticale, superi quella orizzontale che invece rappresenta la capacità massima degli apparati ospedalieri. Piuttosto spiega Fernando Simón, è auspicabile che l’andamento del propagarsi del virus segua uno sviluppo il più possibile lineare, tracciando visivamente una sorta di collina dalla base più ampia così da razionare i contagi nel tempo e permettere al sistema sanitario di ricevere l’ondata. Naturalmente però, in quest’ultima fattispecie i tempi sarebbero naturalmente prolungati, e una volta raggiunto il periodo di picco, affinché i risultati ottenuti da successivo calo dei casi, possano essere considerati validi a costituire una nota risolutiva della situazione emergenziale, si dovrà registrare una certa costanza nella discesa almeno nell’arco di un medio periodo, in quanto il percorso dello sviluppo di una epidemia è normalmente suscettibile ad alterazioni sporadiche. In virtù di queste spiegazioni l’obiettivo primario come ha ribadito Sanchez nei giorni scorsi è “frenare la verticalità della curva, e per far ciò è necessario che ogni cittadino faccia la sua parte e si attenga alle misure adottate dal Governo dopo il decretarsi dello stato d’allarme”.

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Sanchez nella mattinata di ieri ha già anticipato nel corso della videoconferenza con i rappresentanti delle varie comunità che sicuramente, affinché gli sforzi compiuti fino ad ora non siano vanificati, sarà necessario prorogare il decreto al momento valido fino al 29, per altri 15 giorni. La proroga dovrà però essere deliberata dal Congresso dei deputati la cui riunione è fissata mercoledì 25 marzo. Sanchez però, è abbastanza sicuro del via libera, in quanto l’intuizione è di prorogare le misure restrittive della libera circolazione a oltre la “Semana Santa”, la settimana di Pasqua, dal 9 al 12 in particolare, periodo in cui si prevede tradizionalmente una mobilità massiva di persone all’interno del paese. Il nuovo decreto verrà perciò stilato previamente dal Consiglio dei Ministri, il giorno prima di presentarlo al Congresso.

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Un altro punto cruciale è la presenza di molti concittadini italiani sul suolo spagnolo, soprattutto negli ultimi giorni si è prestata attenzione agli studenti italiani impegnati in tirocini, periodi di mobilità di studio e progetti affiliati alle università spagnole. La Farnesina a questo proposito si è mobilitata per attivare un ponte aereo per il rimpatrio, che è del tutto volontario e collegherebbe periodicamente Madrid a Ciampino e Milano, oppure l’opzione via mare da Barcellona. La comunità studentesca tutta però lamenta un certo disagio scaturito in primis dai prezzi di questi viaggi che non si presentano adeguati a far fronte alle necessità che potrebbero sopraggiungere in una situazione anomala come quella che ci troviamo ad affrontare. E pur sempre nel limite della comprensione, disponendo di un unico corridoio da Madrid, molte aree rimangono scoperte, considerando la mobilità interna seriamente ridotta in seguito alla dichiarazione dello stato di allarme. Si moltiplicano anche le polemiche circa il ritardo nell’adozione delle misure per il contenimento del contagio, considerato il calzante esempio di un paese tanto vicino, ma seppur non volendo giustificare le istituzioni dinnanzi a quella che di certo è stata una sottovalutazione, visto che le misure hanno tardato ad entrare in vigore anche in seguito alla dichiarazione dello stato di pandemia da parte dell’Oms, personalmente penso che questa mancanza è da far risalire al sistema politico spagnolo, alla sua forma di stato in cui il potere è decentrato e la ripartizione delle competenze è profondamente tendente verso le libertà delle comunità autonome, che si presentano gelose delle stesse alla stregua dell’esperienza franchista.

Federica Scippa

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