Stati generali dell’economia al via da lunedì (Altre News)

Crollo degli occupati ad aprile - Jabil, con accordo azienda-sindacati scongiurati 190 licenziamenti - 44 mln per dare ossigeno alle cooperative

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Stati generali dell’economia al via da lunedì

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A quanto apprende l’Adnkronos, è già partita la macchina organizzativa per gli Stati generali dell’economia, di cui ieri ha parlato a lungo, in conferenza stampa a Palazzo Chigi, il premier Giuseppe Conte. Obiettivo è farli iniziare già lunedì della prossima settimana, nella cornice della splendida Villa Pamphili, una delle sedi del governo nel quartiere romano di Monteverde.

Crollo degli occupati ad aprile

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Ad aprile l’occupazione diminuisce dell’1,2% pari a -274mila unità, rispetto al mese di marzo con una diminuzione generalizzata che coinvolge donne (-1,5%, pari a -143mila), uomini (-1,0%, pari a -131mila), dipendenti (-1,1% pari a -205mila), indipendenti (-1,3% pari a -69mila) e tutte le classi d’età, portando il tasso di occupazione al 57,9% (-0,7 punti percentuali). Lo comunica l’Istat.

Il netto calo congiunturale dell’occupazione determina una flessione rilevante anche rispetto al mese di aprile 2019 (-2,1% pari a -497mila unità), verificata per entrambe le componenti di genere, per i dipendenti temporanei (-480mila), per gli autonomi (-192 mila) e per tutte le classi d’età, con le uniche eccezioni degli over 50 e dei dipendenti permanenti (+175mila). Il tasso di occupazione scende di 1,1 punti percentuali.

Infine, anche le persone in cerca di lavoro calano in misura consistente nell’arco dei dodici mesi (-41,9%, pari a -1 milione 112mila unità), mentre aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+11,1%, pari a +1 milione 462mila).

Le persone in cerca di lavoro ad aprile, mese caratterizzato dal lockdown, sono -23,9% pari a -484mila unità: diminuiscono maggiormente tra le donne (-30,6%, pari a -305mila unità) rispetto agli uomini (-17,4%, pari a -179mila), con un calo in tutte le classi di età. Generalizzata anche la crescita del numero di inattivi con un +5,4%, pari a +746mila unità: +5% tra le donne (pari a +438mila unità) e +6% tra gli uomini (pari a +307mila). Il tasso di inattività si attesta al 38,1% (+2,0 punti). Lo comunica l’Istat.

Ad aprile 2020, sottolinea l’Istat, "l’effetto dell’emergenza Covid-19 sul mercato del lavoro appare decisamente più marcato rispetto a marzo: l’occupazione ha registrato una diminuzione di quasi 300 mila unità, che ha portato nei due mesi a un calo complessivo di 400 mila occupati e di un punto percentuale nel tasso di occupazione". Il tasso di disoccupazione "in soli due mesi diminuisce di quasi tre punti percentuali e quello di inattività aumenta in misura analoga", commenta ancora l’Istituto.

Nel trimestre febbraio-aprile 2020 l’occupazione risulta in evidente calo (-1,0%, pari a -226mila unità) rispetto al trimestre precedente (novembre 2019-gennaio 2020), per entrambe le componenti di genere. Lo comunica l’Istat. Diminuiscono nel trimestre anche le persone in cerca di occupazione (-20,4% pari a -497mila), mentre aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+5,2% pari a +686mila unità).

"E’ l’ulteriore conferma, dopo quanto già emerso dall’andamento delle richieste di cassa integrazione, di come ci sia un’emergenza lavoro che segue da vicino il crollo del Pil". Così l’Ufficio Studi di Confcommercio commenta i dati sugli occupati e i disoccupati. "E’ importante - sottolinea l’Ufficio Studi - che in questo momento di avvio della fase di normalizzazione si mettano in campo tutte le misure possibili per il rilancio dell’economia, per evitare un ulteriore abnorme aumento di queste evidenze con conseguenze non del tutto prevedibili sui redditi delle famiglie e sul sistema socio-economico".

In due mesi, marzo e aprile, si sono persi quasi 400mila posti di lavoro, calo che non si era registrato con queste tempistiche neanche negli anni delle due recessioni, commenta l’Ufficio Studi Confcommercio. L’assenza di prospettive – continua la nota - ha portato ad uno spostamento forzato di gran parte di queste persone, molte delle quali presumibilmente occupate in attività stagionali, verso l’inattività. Inoltre, nello stesso breve arco di tempo quasi 800mila disoccupati hanno cessato di svolgere una ricerca di lavoro.

Ciò si riflette in una riduzione di quasi 1,2 milioni di persone presenti nel mercato del lavoro, cifra che potrebbe crescere appena verranno a cessare i vincoli sui licenziamenti e se una frazione cospicua degli indipendenti decidesse di chiudere definitivamente la propria attività. L’atteso rimbalzo dell’attività produttiva a maggio potrebbe, infatti, risultare largamente insufficiente a riportare vitalità nel mercato del lavoro.

Jabil, con accordo azienda-sindacati scongiurati 190 licenziamenti

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(Alessandra Testorio)- Accordo raggiunto per il sito Jabil di Marcianise al termine di una settimana di fuoco iniziata venerdì scorso con il dietrofront del gruppo americano a un passo dall’accordo al ministero del Lavoro: al termine di un nuovo round di oltre 7 ore sono stati revocati infatti con effetto ’immediato’ i 190 licenziamenti per i quali la multinazionale aveva già aperto la procedura di rito; è stato ufficializzato il ricorso alle nuove 5 settimane di Cig per Covid previste dall’ultimo decreto del governo; ma soprattutto è stato formalizzato un percorso di incentivi con cui cercare di ricollocare i lavoratori, da qui a dicembre, o quanto meno renderne più appetibile l’esodo.

A rendere possibile un epilogo che appena 5 giorni fa sembrava di difficile realizzazione, in un clima di esasperazione e crisi come quello del territorio di Marcianise, ruolo e peso del ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, che ha ricucito le ’relazioni’ diplomatiche con il vertice americano di Jabil e ottenuto quel via libera alla revoca dei licenziamenti alla base invece della rottura del tavolo istituzionale con i rappresentanti italiani del gruppo, del 26 maggio scorso. Un lavoro andato avanti per tutto il fine settimana con un unico obiettivo, spiegavano dal ministero: arrivare ad un accordo con cui tutelare le prospettive occupazionali dei lavoratori del sito.

E così "i lavoratori di Jabil non solo riceveranno un sostegno al reddito con la cassa integrazione, ma saranno accompagnati in un percorso di ricollocazione verso altre aziende", commenta ancora soddisfatta Catalfo al termine dell’incontro. L’accordo infatti, come si legge dal testo, prevede il riconoscimento di una ’dote economica’ a beneficio di quelle aziende disponibili a realizzare la ricollocazione volontaria dei 190 lavoratori in cig per Covid pari a 30mila euro. La stessa somma che in alternativa viene messa a disposizione di quei lavoratori non interessati ad un percorso di reimpiego.

In caso di ricollocazione i lavoratori in cig potranno inoltre beneficiare di un percorso di formazione anche ricorrendo all’accordo di rimodulazione dell’orario di lavoro mediante l’utilizzo del “Fondo Nuove Competenze o in caso di emergenza anche impiegando le risorse del Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali. Questo fino alla scadenza dello stop ai licenziamenti previsti dal governo e all’utilizzo della Cig. Nel caso infatti, al termine del periodo si dovessero riscontrare ancora esuberi strutturali, azienda e sindacati, si legge ancora nell’intesa, si impegnano a definire l’eventuale procedura "nel più breve tempo possibile all’interno della fase sindacale", al termine della quale l’azienda procederà comunque alla risoluzione dei rapporti di lavoro. Un modo questo per sciogliere quel nodo che aveva portato il 26 maggio scorso a far saltare il tavolo di trattativa.

Soddisfatti i sindacati. "L’importante è stato mettere al riparo i 540 lavoratori del sito di Jabil. Abbiamo respinto sin da subito la decisione scellerata della multinazionale americana, in un contesto così delicato per il paese e per il Sud", commentano Raffaele Apetino , segretario Generale Fim Cisl Campania, e Nicodemo Lanzetta, Segretario Generale Fim Cisl Caserta. Un accordo importante anche per la Fiom che "prevede come i lavoratori che saranno ricollocati presso altre aziende, conserveranno le stesse condizioni economiche e giuridiche maturate ad oggi presso Jabil",spiega Fabio Palmieri, responsabile per Jabil delle tute blu della Cgil. Soddisfatta anche la Uilm. “Ci auguriamo che i piani di ricollocazione vengano rispettati e che vadano nella direzione delle competenze dei lavoratori", conclude per tutti Michele Paliani, sindacalista Uilm.

Coronavirus, 44 mln per dare ossigeno alle cooperative

Piano di interventi in due fasi di Cfi fino a dicembre

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L’emergenza economica dopo quella sanitaria. Il Coronavirus ha inferto un duro colpo al sistema produttivo e tutti gli indicatori economici prefigurano per l’Italia uno scenario 2020 all’insegna della recessione, con forti ripercussioni sull’occupazione e sui redditi delle famiglie. Bankitalia prevede nel 2020 una flessione del Pil tra il 9 e il 13 per cento, con un parziale recupero del 4,8 per cento nel 2021, mentre l’Anpal stima in 500 mila i posti di lavoro persi, che solo in parte, 245 mila, saranno recuperati il prossimo anno. Alla luce di questi dati, e degli effetti a livello finanziario e di contrazione del volume d’affari delle misure di contenimento dell’epidemia nelle imprese cooperative partecipate, Cfi-Cooperazione Finanza Impresa, è intervenuta da subito concedendo una moratoria sui finanziamenti in scadenza per oltre 11 milioni di euro. Ha inoltre deciso di attuare un importante piano di interventi di 44 milioni che si svilupperà in due fasi.

Nella prima fase, nei mesi di giugno, luglio e agosto, saranno deliberati interventi per 24 milioni a sostegno di un primo gruppo di 40 imprese. Un’importante immissione di liquidità a sostegno della ripartenza delle imprese partecipate e di investimenti in nuovi impianti di produzione, che alcune aziende con coraggio, anche in questo momento storico, hanno deciso di realizzare.

Nella seconda fase, Cfi ha previsto, per il periodo da settembre a dicembre, un secondo pacchetto di interventi per 20 milioni complessivi, destinato a sostenere progetti di riconversione produttiva e workers buyout, nella convinzione che il massimo degli sforzi debba essere fatto in questo periodo per contenere gli effetti della crisi economica e sociale e contribuire a salvaguardare l’occupazione. Fino ad agosto sono stati pianificati tre consigli di amministrazione in cui si porteranno in delibera i progetti, ma è nel secondo semestre dell’anno che si dovrà fare il massimo sforzo per rendere accessibili alle imprese e alle famiglie tutte le risorse che si possono mettere in campo.

"Vogliamo essere al fianco delle cooperative partecipate – spiega il presidente di Cfi, Mauro Frangi – per garantire loro la liquidità necessaria alla ripartenza e sostenerle negli investimenti necessari per tornare ad essere competitive nel nuovo contesto. Nello stesso tempo siamo pronti ad accompagnare nuove imprese cooperative sostenendone la patrimonializzazione e garantendo loro la finanza necessaria allo sviluppo. In un momento in cui, giustamente, il governo sceglie di mettere in campo risorse importanti a sostegno delle Pmi e per affrontare gli inevitabili effetti di crisi di impresa – conclude Frangi – è auspicabile che il dibattito parlamentare sul ’Dl Rilancio’ valorizzi ulteriormente questo strumento che può utilmente contribuire alla tenuta dell’occupazione e allo sviluppo di impresa".

"Molti degli strumenti varati con i recenti decreti del governo non saranno operativi senza la predisposizione di decreti attuativi, - sostiene Camillo De Berardinis, amministratore delegato di Cfi - che richiederanno del tempo e, in questo momento, l’obiettivo non è solo quello di stanziare risorse importanti, ma occorre semplificare le procedure burocratiche e operare con strumenti di intervento in grado di dialogare con le imprese e di assisterle".

Lo scenario in cui siamo chiamati ad operare, conclude De Berardinis, "è profondamente cambiato rispetto a 5 mesi fa, e impone una revisione degli obiettivi e un’accelerazione. In una fase così difficile e delicata, riuscire a far arrivare alle imprese il più rapidamente possibile tutte le risorse disponibili, può fare la differenza. Per questo Cfi ha deciso di intervenire da subito, nella convinzione che i posti di lavoro si creino garantendo la continuità aziendale e sostenendo la nascita di nuove imprese che vedano protagonisti i lavoratori, come le centinaia di esperienze di workers buyout realizzate ci hanno insegnato".

Redazione

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