Stella Morris, compagna di Julian Assange accende i riflettori sulla loro storia d’amore segreta vissuta all’interno dell’ambasciata ecuadoriana.

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Si amano da cinque anni e dalla loro relazione sono nati due bambini. La notizia è stata pubblicata in esclusiva mondiale dal The Mail on Sunday.

È stata la compagna di Julian Assange, Stella Morris, a rivelarne i particolari per avere l’opportunità di lanciare un accorato appello per la sua liberazione.

“La vita di Julian Assange è in grave pericolo se rimane a Belmarsh, dove un detenuto è già morto di Covid-19. Assange è doppiamente vulnerabile perché soffre di una condizione polmonare cronica esacerbata dai suoi anni all’interno dell’ambasciata e ha problemi di salute mentale che diventano più gravi a causa dell’isolamento”.

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Queste sono dunque le vere ragioni che hanno spinto, dopo cinque anni di segreti, Stella Morris a uscire allo scoperto, rivelando al mondo intero la sua storia d’amore con Julian Assange l’uomo nato a Townsville, nello stato australiano del Queensland, nel 1971 che per alcuni è un valoroso attivista per la verità per molti altri è un cercatore di pubblicità che ha messo in pericolo la vita mettendo una massa di informazioni sensibili di dominio pubblico

Stella Morris, trentotto anni, svedese di origine sudafricana ha incontrato Julian Assange per la prima volta nel 2011 al Frontline Club di Londra, celebre ritrovo di intellettuali e giornalisti quando la sua amica Jennifer Robinson, avvocato di Assange, le ha chiesto di collaborare per difendere il suo cliente.

Accettando quell’incarico la donna che all’epoca faceva parte del team legale del celebre avvocato spagnolo Baltasar Garzón entrò quindi a far parte della cerchia interna di Assange nell’ambasciata, cambiando ufficialmente il suo nome da Sara Gonzalez Devant a Stella Morris in modo da poter mantenere un profilo più basso durante la ricerca e la stesura di documenti legali per WikiLeaks.

Laureata in giurisprudenza e politica presso la prestigiosa School of Oriental and African Studies di Londra e titolare di un Master in Oxford, dove era una studiosa molto apprezzata, Stella Morris parla diverse lingue tra cui, in maniera impeccabile la lingua spagnola, conoscenza che le sarà molto utile per difendere Julian Assange, un impegno che si rivelerà fin da subito molto gravoso.

Gli fa visita quasi ogni giorno nell’ambasciata ecuadoriana a Londra, nel quartiere di Knightsbridge vicino ai celebri magazzini di lusso Harrods, dove il leader del sito Wikileaks si era rifugiato per sfuggire all’arresto delle autorità britanniche e alla richiesta di estradizione da parte della Svezia per accuse di violenza sessuale, poi decadute.

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Così, mentre molti dei suoi conoscenti erano convinti che Assange fosse relegato ad una vita monastica nell’ambasciata ecuadoriana lui, in quella gabbia dorata in realtà viveva la sua storia d’amore con Stella Morris.

Nella sua intervista a cuore aperto la donna confida al The Mail on Sunday:

“All’ inizio era una relazione di lavoro. Ero all’ambasciata ogni giorno e Julian è diventato amico, ma poi nel corso degli anni è passato dall’essere una persona che mi è piaciuto vedere all’uomo che volevo vedere di più al mondo. La sua immagine pubblica non è ciò di cui mi sono innamorata, è la persona reale dietro di essa. Julian è un partner generoso, tenero e amorevole. La nostra relazione è iniziata all’inizio del 2015”.

E continua a confidare i segreti di quella relazione intima vissuta nella più totale segretezza parlando di quei sogni così comuni a tutti gli innamorati: sposarsi, avere dei bambini. Julian compra online l’anello che lei desiderava e le chiede di sposarlo.

Quando Stella scopre di essere incinta è felice. Insieme a Julian vede quel concepimento come un buon segno del destino arrivato in un momento in cui anche dall’America sembravano arrivare segni di distensione.

Entra ed esce dal consolato con abiti sempre un po’ più larghi. Porta con sé le scansioni del bambino che custodisce in grembo e quando è il momento di partorirlo, Assange è collegato tramite un dispositivo videocamera Go Pro e quindi assiste alla nascita di quel bambino che a una settimana di vita potrà addirittura stringere tra le braccia.

Sarà un amico della donna a portarlo all’interno dell’ambasciata spacciandolo come suo. Lei per non destare sospetti starà attenta a non farsi mai vedere insieme a loro, entrerà e uscirà dall’ambasciata prima o dopo di loro.

Le immagini esclusive del The Mail on Sunday, mostrano un tenero padre che gioca con il suo bambino sotto il naso dei suoi ospiti ecuadoriani sempre più ostili e il controllo ventiquattro ore al giorno delle agenzie d’intelligence statunitensi.

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"Vedere Julian mentre tiene in braccio suo figlio ha fatto svanire tutta la follia della sua esistenza", dice Stella Morris.

Nel gennaio 2018, una guardia che lavorava per la compagnia di sicurezza spagnola incaricata dell’ambasciata la avverte di un complotto per rubare uno dei pannolini di Gabriel per testare la sua paternità e da quel momento la donna alza la barriera di difesa. “Non è stata solo un’invasione della privacy di Gabriel, mi ha fatto pensare che non fosse al sicuro. È difficile parlarne senza sembrare una trama folle, ma questa è la realtà del mondo di Julian. Può essere un posto sinistro. ”

Nonostante le loro preoccupazioni, la coppia decide di avere un secondo figlio.

Mentre Stella è incinta di Max, la posizione dell’Ecuador nei confronti di Assange cambia dopo che il presidente Correa, un forte sostenitore di Wikileaks , è sostituito da Lenín Moreno un uomo sempre più ostile ad Assange per il suo rifiuto di seguire le regole imposte per il suo soggiorno nell’ambasciata.

Tra le nuove limitazioni il nuovo governo ecuadoriano vieta i visitatori e limita l’uso del suo telefono e l’accesso online, così per la donna diventa tutto più complicato.

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Anche le intime riprese della nascita di Max vengono sequestrate insieme ai documenti legali di Assange dai suoi alloggi all’interno dell’ambasciata. L’uomo è sottoposto al giudizio della corte di Westminster a gennaio.

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Assange viene recluso nella prigione di massima sicurezza Belmarsh, alla periferia Est di Londra per non aver rispettato i termini della libertà condizionata.

Soprannominata la Guantanamo britannica, la prigione di massima sicurezza londinese in passato ha ricevuto accuse di maltrattamenti dei detenuti.

Solo a maggio Stella Morris riuscirà a entrare in quelle carceri con entrambi i bambini che hanno la cittadinanza britannica.

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“Vedere Julian in prigione è molto straziante e mi fa male il cuore dover portare i miei piccoli a visitare il padre lì dentro. Non è qualcosa che immaginavo quando abbiamo fondato la nostra famiglia. Non rimpiango nulla, ma voglio che i miei figli riabbiano il loro padre. "

“Negli ultimi cinque anni - ha dichiarato Stella Morris - ho scoperto che l’amore rende sopportabile anche le circostanze più intollerabili ma ora è diverso, ora ho paura di non rivedere più Julian vivo. Le sue precarie condizioni di salute non gli consentiranno di sopravvivere al coronavirus”.

Adesso Stella Morris vive a Londra e anche per lei, naturalmente, vige il divieto imposto dalle restrizioni imposte per il Covid-19 di far visita ai detenuti. Questa condizione le crea una forte ansia non solo perché il prossimo mese dovrà affrontare l’audizione riguardante la richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti che vuole processare Assange per l’accusa di spionaggio, ma anche perché teme che isolato, stanco e fortemente provato, Julian possa commettere qualche sciocchezza se il virus non lo attacca prima.

“Amo Julian profondamente e se sopravvivrà a tutto questo, ci sposeremo e se non riusciremo a liberarlo il nostro matrimonio sarà dietro le sbarre”.

Gianmatteo Ercolino

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