Studenti italiani ansiosi e dipendenti dalla rete

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Apprendimento e motivazione annaspano tra gli studenti italiani. Il nuovo rapporto Ocse sul benessere dei nostri studenti traccia un quadro allarmante sui ragazzi che frequentano la nostra scuola, sempre più immersi e travolti dalla Rete. Il grado di soddisfazione studentesco è di poco sotto la media Ocse e quasi paradossalmente gli studenti traggono maggiore senso di soddisfazione proprio dagli istituti scolastici dove invece vi è un maggiore clima di disciplina e in cui i docenti esercitano un eff icace processo di sostegno nell’apprendimento dei loro studenti.

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Ciò che invece desta preoccupazione negli analisti è lo stato di ansia più elevato dei coetanei di altri Paesi: oltre la metà degli studenti italiani diventa nervoso in vista di un test e il 70% entra in agitazione di fronte a un esame.Insieme allo stato ansiogeno da pre esame, vi è poi il forte consumo di internet. Un quarto degli studenti usa la Rete per oltre sei ore al giorno, derubricandosi dunque come consumatori estremi di internet, e quasi la metà addirittura dice di sentirsi male se non c’è una connessione. I dati sul consumo di tempo trascorso in rete, depongono in maniera negativa per quanto riguarda il raggiungimento di buoni risultati sia a scuola che in altri ambiti di apprendimento. Demonizzare tout court la rete però non serve, sarebbe utile piuttosto guidare gli stessi studenti a un uso più responsabile del mezzo, cosa che invece i professori, a causa di una mancata formazione in tal senso, non possiedono.

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La scuola è sempre più un luogo esperienziale ad ampio raggio e dal forte impatto umano. Si acquistano competenze, si impara ad affrontare i problemi e a lavorare in gruppo, si diventa cioè persone consapevoli e responsabili. Sui giovani e non solo su di loro grava però un fattore decisivo per quanto riguarda le loro angosce e le loro paure, ossia la competitività, sia nei confronti degli altri sia nei loro stessi confronti. Si tratta di una pressione a livello mentale che diventa insostenibile nel momento in cui la si prova in ogni ambito della propria vita: scuola, famiglia, lavoro. Stare ore e ore in rete, estremizzando l’uso del mezzo, distrae sì da altre attività importanti come lo studio e il lavoro, ma non fa altro che spostare la competitività dal reale al virtuale, ambito quest’ultimo in cui abbiamo trasferito tutte le nostre relazioni e di conseguenza anche la maggior parte dei nostri problemi. La rete si trasforma in un luogo di lotta per affermare le proprie posizioni e affermarsi dal punto di vista dell’aspetto esteriore, insomma una forma ulteriore di competitività. L’era digitale e la ubiquità dei dispositivi a nostra disposizione per connetterci ci ha abituati ormai a spazi e soprattutto a tempi che sfuggono al nostro controllo, ci ha resi atleti di una vita di corsa e in continua diretta dove ci è preclusa la capacità di saper aspettare e di stare soli.

Andrea Alessandrino

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