Studiate il diritto Europeo!

La Corte Ue e le marchiane violazioni dei Regolamenti

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cms_19048/apertura.jpgSe la Corte UE ha il suo bel da fare anche su una questione come quella che segnaliamo oggi, vuol dire che la coscienza europea ha davanti a sé ancora un lungo periodo di gestazione. La vicenda prende le mosse dalla giusta pretesa di un cittadino polacco che vantava il diritto ad un ristoro economico che gli spettava per un ritardo di tre ore di un volo da un paese terzo ad una città polacca. Il nostro, residente in Polonia, aveva ceduto questo credito di circa 400 euro ad una Società che, facendo leva sul Regolamento sui diritti dei passeggeri del traffico aereo (CE n. 261/2004), aveva chiesto al Tribunale polacco il risarcimento in valuta nazionale polacca, dato che il diritto dell’Unione prevede appunto il ristoro nella valuta nazionale del luogo di residenza. La Compagnia aerea si era opposta sostenendo che il diritto nazionale prevedeva domande tese a un pagamento in moneta europea e non in valuta nazionale. La Corte Ue, con la sentenza emessa in conclusione della causa C-356/19, ha sancito che “il diniego di pagamento sarebbe incompatibile con l’obbligo di interpretazione estensiva dei diritti dei passeggeri del traffico aereo, nonché con il principio della parità di trattamento dei passeggeri danneggiati”. Ovvia quindi l’ulteriore considerazione dei giudici lussemburghesi, secondo cui il regolamento CE n. 261/2004 deve prevalere su norme o prassi interne che possano mai consentire di respingere domande giudiziali di questo tipo, solo perché dirette a ottenere una valuta nazionale. Il provvedimento, grandemente scontato, colpisce perché interviene a valle di incredibili pretese in contrasto con norme europee e, soprattutto, perché denuncia in modo imbarazzante come il sistema di molti ordinamenti nazionali offrano scarsa formazione per instillare negli operatori del diritto il principio che, prima di guardare alle norme nazionali, costoro devono studiare ed applicare quelle europee sovraordinate ad esse. “E continuiamo a farci del male”, direbbe qualche illustre italiano.

Nicola D’Agostino

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