Sul campo di battaglia nasce il progetto nazionale di Matteo

Polemiche a Napoli dopo la manifestazione di Salvini. Sulle macerie degli scontri prende vita il progetto nazionale di Salvini

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È esplosa, com’era prevedibile, la polemica del dopo Salvini a Napoli. Scene di guerriglia urbana: nei pressi della Mostra d’Oltremare, sito della convention, ci sono stati lanci di molotov e sassi da parte di giovani incappucciati. Contingenti di Polizia in tenuta antisommossa, com’è logico in casi del genere, hanno respinto attacchi pesanti. Lanci di fumogeni e petardi contro di loro, attenti a presidiare l’ingresso dell’ente fieristico. Nel quartiere Fuorigrotta, per disperdere i facinorosi, si è reso necessario il ricorso agli idranti. Trentuno feriti tra poliziotti e carabinieri, sei manifestanti contusi. Tre gli arrestati e altrettanti i denunciati in stato di libertà. I reati contestati vanno dall’adunata sediziosa al danneggiamento, dal lancio di oggetti contundenti alle lesioni e violenza a pubblico ufficiale. Diversa la gente che ha cercato riparo nei palazzi
circostanti.

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“La prossima volta che vengo a Napoli la manifestazione la facciamo in piazza del Plebiscito, così vediamo – ha detto il leader della Lega Nord Matteo Salvini - Quattro delinquenti che non sono Napoli, sono vicino alla forze dell’ordine. Complimenti de Magistris sta tirando su una bella gioventù. Al governo abbiamo ministri razzisti […] odiano i cittadini italiani […] Posso aver sbagliato in passato, ma non ho intenzione di sbagliare sul futuro, e il futuro dell’Italia è il rispetto delle diversità all’interno del Paese. Le adozioni gay sono abominio contro la natura, un premio all’egoismo degli adulti e mi vergogno di vivere in un paese dove ci sono giudici che rinnegano la coscienza”.“Vorrei riproporre – ha detto domenica all’ANSA il sindaco Luigi de Magistris - le immagini del corteo: un fiume di diecimila persone che partecipavano ad una manifestazione pacifica, dove prevalevano unicamente l’orgoglio dei napoletani, l’ironia e il forte contenuto politico dell’iniziativa. Le immagini finali feriscono la potenza politica di quella manifestazione, dagli alti contenuti democratici. Prendo le distanze dai violenti che non incarnano lo spirito autentico, pacifico, della città che io rappresento”.

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Le responsabilità (ndr) sono “di chi ostinatamente non ha voluto ascoltare il messaggio di buon senso del sindaco e dell’amministrazione. Noi non abbiamo mai detto ’no Salvini a Napoli’. Il sindaco ha semplicemente espresso la contrarietà ad un’iniziativa assolutamente inopportuna: la presenza alla Mostra d’Oltremare, in un luogo dell’amministrazione o comunque riconducibile all’amministrazione, di un esponente politico, Salvini appunto, che si è distinto per apologia del fascismo, atteggiamenti xenofobi e razzisti. E che, all’insegna dello slogan ’Napoli colera’, ha fatto della sua vita politica un atto di fede contro Napoli e il sud. Ma qualcuno non ha voluto sentire ed ha alzato a dismisura il livello dello scontro. Salvini avrebbe potuto benissimo essere a Napoli e fare la sua propaganda politica xenofoba e razzista in un altro luogo privato, non riconducibile all’amministrazione. Non ci sarebbe stata l’imposizione nei miei confronti, che ho solo difeso la città”.C’è dunque discrepanza tra la scelta del ministro dell’Interno Minniti che ha dato precise disposizioni al prefetto di Napoli “perché sia assicurato il diritto costituzionalmente garantito dell’onorevole Salvini a tenere la manifestazione programmata” e le parole del Sindaco partenopeo.Anche De Luca si è espresso, a nome del Pd, con un messaggio di solidarietà a Matteo Salvini, mentre erano in corso gli “scontri alimentati dai centri sociali [...] Io la penso esattamente al contrario di Salvini ma lui ha diritto di parlare dove e come crede, il diritto di parola è il diritto alla libertà di tutti noi. Esprimo solidarietà anche alle forze di polizia”.De Magistris sabato mattina si era schierato contro la Prefettura che aveva disposto la concessione della Mostra d’Oltremare. “Respingiamo il provvedimento del Governo”, aveva detto.“Lo Stato ha fatto prevalere il capriccio di Salvini”, sottolineando all’Ansa che, in qualità di Sindaco, lo Stato a Napoli è lui.Al corteo però non è andato. C’erano sua moglie, Mariateresa Dolce, gli assessori Gaeta, Clemente, Borriello e Palmieri, assieme al presidente della Giunta, Sandro Fucito, c’erano i centri sociali, gli attivisti politici di Dema, i Verdi e Sinistra Italiana. C’erano i precari, i movimenti di lotta per il lavoro, i collettivi studenteschi e i neoborbonici e, sembra, alcune frange di ultrà del Napoli.

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Vero è però che – come ammesso dallo stesso segretario – “senza gli insulti di de Magistris non so se oggi avremmo avuto tutta questa gente”. Poi un’ora a scattare selfie con i partecipanti di quella che ha definito la “manifestazione della gente perbene”Inizia dunque ufficialmente il percorso nazionale di Matteo? Può darsi. Un percorso però che ha tutta l’aria di essere un a solo. Del resto, al nuovo che voglia apparire tale è richiesta un’iniziazione coraggiosa, fatta di tagli da chi negli anni non si è rinnovato, diventando anacronistico.

Vincenzo Fortino

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