TIKTOK, OVVERO QUANDO I SOCIAL SMETTONO DI FARE I SOCIAL

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cms_32090/1.jpgÈ da qualche anno sul banco degli imputati a causa della sua sistematica violazione della privacy dei propri utenti, oltre ad altre accuse relative a dipendenza indotta. TikTok, il noto social media (!) cinese più scaricato al mondo, secondo molti esperti e ingegneri informatici, rappresenta un potenziale ad alto rischio per il settore della privacy. Conferme a ciò che sembra essere una esagerazione, vengono grazie alle numerose indagini, alle multe e ai provvedimenti intrapresi nei confronti del social cinese. TikTok desta sospetto in tema privacy innanzitutto perché, come sanno i milioni di utenti iscritti, richiede troppe informazioni con termini d’uso più estesi e articolati rispetto, per esempio, a uno dei suoi più acerrimi competitor, Instagram. Il social con gli occhi a mandorla prende informazioni sia in modo, per così dire, spontaneo grazie alle interazioni dell’utente, sia sfruttando la geolocalizzazione, aspetto che gli permette di avere informazioni aggiuntive, per esempio, su un determinato luogo. Non finisce qui, perché TikTok raccoglie inoltre informazioni sulle prestazioni, sui ritmi e gli schemi di digitazione sulla tastiera, dati che possono servire a capire meglio le diverse tipologie di utente a seconda della velocità di battitura dei tasti, operazione che consente all’algoritmo di fornire un elemento di conoscenza in più per suggerire contenuti ancora più appropriati.

cms_32090/2_1697338462.jpgI dubbi di utenti e di esperti su un controllo troppo esteso e meticoloso, fanno nascere timori e paure sull’uso che la piattaforma fa della sterminata mole di dati dei propri iscritti, preoccupazioni che si sono concretizzate quando TikTok ha cominciato a ricevere multe a 9 cifre dall’UE e sanzioni da enti governativi per raccolte dati illegittime sui minori. L’atteggiamento predatorio di TikTok verso i dati dei propri utenti si riconduce al possesso di un algoritmo considerato il migliore in circolazione, una circostanza perlomeno sospettosa e che la dice lunga sulla volontà della piattaforma circa la gestione e l’importanza dei dati personali. Stati e governi a fronte di questo modus operandi di TikTok, si sono mossi in direzione del divieto di scaricare l’app sui telefoni aziendali in vista della protezione dei dati propri e dei dipendenti. Dopo Stati Uniti, Canada, Lettonia, Danimarca, Belgio, Regno Unito, Taiwan, e Nuova Zelanda, anche l’Italia ha mosso i primi passi per la tutela degli utenti iscritti al social cinese. Il Copasir, Comitato Parlamentare per la Sicurezza, ha già avviato un’indagine, per capire dove vanno a finire le informazioni prese da TikTok e se, attraverso la piattaforma, il governo cinese possa in qualche modo attingere informazioni su altri governi occidentali. Tutti i social cercano di avere quante più informazioni possibili sui propri utenti e mettono in atto metodi algoritmici per avere una banca dati più grande possibile; la questione riguarda però che a metter in campo questa attività di assalto alle informazioni sia un governo nemico dell’occidente e dunque si teme un’attività di spionaggio ai danni di tutta la popolazione occidentale.

cms_32090/3.jpgPrivacy, diritti delle persene e geopolitica vanno dunque a costituire un intreccio esplosivo in cui piattaforme a dir poco sospette, gestiscono una ricchezza informativa formata dai nostri dati ad oggi incommensurabile. C’è poi un altro elemento di cui tener conto, per completezza di informazione e rispetto della verità, ovvero che anche le piattaforme appartenenti al blocco occidentale non si distinguono affatto per trasparenza e gestione dei dati dei propri utenti. Se Facebook ha deciso di proporre, sotto forma di strategia commerciale, il pagamento di un abbonamento per visionare contenuti Premium, a molti la mossa è sembrata celare invece un tentativo di mettere a tacere le autorità europee in fatto di trasparenza nel trattamento dei dati degli utenti, dati che Meta utilizza per fornire annunci personalizzati: se l’utente paga non avrà tracciamento, al contrario tutto rimarrà come prima. Sembra che i social facciano di tutto per offrire un’immagine diversa, in continua evoluzione e trasformazione, ma dietro la patina dell’apparente cambiamento rimane la consapevolezza amara che nulla sia stato modificato. Del resto non è stato già detto che “perché tutto rimanga com’è bisogna che tutto cambi”?

Andrea Alessandrino

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