TRADURRE E’ TRADIRE? La lettura de I Fiori del male di Charles Baudelaire a "Cento Incroci" - V^ parte

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Il dilemma iniziale: tradurre è tradire? Il traduttore: vero scrittore o no?

Alla fine del nostro excursus, in conclusione, torniamo al nostro argomento di esordio: Tradurre è tradire?

Emblematicamente, sia detto en passant, versando il tema affrontato in un ambito poetico, l’interrogativo posto corrisponde – caso vuole - ad una figura retorica: vale a dire alla paronomasia. Anche definita come bisticcio o annominazione tale figura si rinviene quando due parole di suono simile o uguale ma di significato differente vengono affiancate, originando una tensione semantica fra i vocaboli e facendo risaltare un’opposizione dei significati (ad es. amore amaro).

Ci si chiedeva – nella prima parte del presente articolo - con quale delle due opposte soluzioni potesse ricomporsi l’annoso dubbio: “l’opera del traduttore, la traduzione da una lingua in un’altra, è una mera copia in un’altra lingua di un testo oppure si tratta di un’opera di scrittura (e interpretazione) vera e propria?”.

Si è in precedenza citata l’osservazione di Nicola Muschitiello: “Se tradurre poesia è elettivamente fare poesia, la ragione poetica del testo originale dovrebbe rigenerarsi nella traduzione.”

Mentre, nella sua Nota alla traduzione (L’ordine e il mistero – Cinque paragrafi per una traduzione, pag. LXXX, vedasi la BIBLIOGRAFIA alla fine di quest’ultima parte dell’articolo), Matteo Veronesi, nelle sue considerazioni (già riportate, ma che qui è bene riproporre) quanto all’opera del traduttore con riguardo all’alternativa fra una “metapoesia analogica” e una “metapoesia mimetica”, sostiene che sia “nel primo come nel secondo caso [… la traduzione configuri una] poesia della e sulla poesia, giacché ogni traduzione seria e culturalmente significativa è sempre, implicitamente, discorso interpretativo, scavo ermeneutico, avventura nel labirinto dei segni, riflessione vissuta, agita, ‘in atto’, intorno al singolo testo e, attraverso di esso, all’operazione stessa del tradurre, ai suoi fini, ai suoi compiti, alle sue modalità e, infine, intorno alla poesia e alla letteratura stesse, nella loro natura e nella loro essenza.”.

È stato anche affermato che “Il traduttore è il creatore invisibile che per ogni autore inventa una nuova lingua” (Renata Colorni, Il traduttore è il creatore invisibile, ne l’“Espresso”, 19 gennaio 2021).

Un grande ausilio ci viene peraltro offerto da un grande francesista, critico letterario, professore universitario (nonché "visiting professor" e professeur invité presso varie prestigiose Università straniere) e poeta italiano, collaboratore di molteplici riviste letterarie e filosofiche, al quale abbiamo già fatto riferimento per la sua traduzione de I fiori del male: si tratta di Antonio Prete. L’autore è esperto in particolare, oltre a Baudelaire, di Leopardi, ed Edmond Jabès, ma anche nella rappresentazione delle passioni nel linguaggio poetico e nella narrazione, dei vari risvolti della traduzione, in modo peculiare della poesia e la sua formazione e natura, della tradizione simbolista francese, della rappresentazione della natura e del "naturale" in letteratura, di scrittori italiani e francesi e anche di altre lingue, di sovente poi tradotti in italiano.

Tale importante contributo ci viene fornito da parte dell’autore (che ho avuto il grande onore di conoscere in occasione di una presentazione letteraria) grazie alle preziose osservazioni premesse alla sua traduzione.

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L’autore della splendida esplorazione di alcuni sentimenti anche con la loro rappresentazione letteraria (Nostalgia, 1992, Trattato della lontananza, 2008 …), fornisce infatti – a mio avviso - una chiave di lettura che fa propendere verso la seconda soluzione: l’opera del traduttore, la traduzione da una lingua in un’altra, è, in realtà, anch’essa un’opera di scrittura (e interpretazione) vera e propria.

Vale la pena di riportare gli stralci delle sue due note (più ampiamente della seconda), come ci si potrà render conto nel leggere le preziose riflessioni del critico: una introduttiva all’arte di Baudelaire e una attinente ai criteri seguiti nella traduzione, premesse alla propria traduzione delle Fleurs du Mal.

Leggiamo infatti nella sua Introduzione: “L’ascolto delle correspondances [in Baudelaire] - la percezione che nella natura tutti i sensi si corrispondono, e che profumi colori suoni si richiamano in reciproci riverberi - è per Baudelaire un principio dell’arte: passaggio necessario per costruire la lingua della poesia. Il rispondersi dei sensi, eco dell’antica universalis analogia, ha sullo sfondo una natura intesa come enigma e geroglifico. Le correspondances sono voci di una lingua che è prima della lingua, di un dizionario il cui ultimo senso è opaco, fuggitivo, inconoscibile.” (pagg. 10-11, vedasi la BIBLIOGRAFIA finale; ndr. il neretto qui e di seguito è mio).

Ed ecco il passo importante che, in modo suggestivo, può offrire una premessa per rispondere alla nostra domanda: “Il poeta, certo, è ‘un traduttore, un decifratore’ di quel dizionario (dirà questo Baudelaire nel saggio su Victor Hugo), ma la sua opera di traduzione e decifrazione si muove nell’apparenza, resta al di qua dell’enigma. Nella baudelairiana ‘foresta di simboli’ le voci sono appunto ‘confuse parole’ ”. Il poeta cerca di dare a esse una lingua. Ma l’analogia, che è il sistema di conoscenza poetica e di rappresentazione fatto proprio da Baudelaire, sa di dover restare nell’apparenza, nella bellezza e nel tremore e nell’inganno dell’apparenza, nel senso inesauribile (‘inépuisable’) dell’apparenza.” (ibidem).

Il poeta è dunque egli stesso, in primis, un traduttore, riflettendo peraltro l’opera poetica anche gli altri linguaggi dell’arte: “La corrispondenza dei sensi nella natura ha i suoi riflessi nella corrispondenza che corre tra i linguaggi dell’arte. Il poeta coglie in un linguaggio le iridescenze degli altri linguaggi: la musica nel verso, la melodia nel colore, il silenzio e il suono nell’immagine. Nel Salon de 1846 leggiamo: ‘si trova nel colore l’armonia, la melodia e il contrappunto’. Ma l’analogista, come Baudelaire lo intende, muove dall’ascolto di un solo linguaggio, e in quel linguaggio avverte il rispondersi degli altri linguaggi.” (ibidem).

E questo stato di analogia, dello stare all’ombra, simmetricamente, appare proprio anche del traduttore, in questo caso rispetto al testo in originale, in una lingua diversa dalla propria.

Nella Nota sulla traduzione, cui si è fatto cenno in precedenza durante la “carrellata” di traduttori utilizzati nel corso dello splendido viaggio sulle incredibili strade de I fiori del Male presso lo spazio culturale “Cento Incroci”, l’autore del “pensiero poetante” (tradotto come altri suoi meravigliosi testi di critica letteraria anche all’estero), non poteva che prendere le mosse, elettivamente, dal suo Leopardi:

“Leopardi, traduttore e teorico straordinario del tradurre, a un certo punto dice che l’altra lingua, la lingua straniera che leggiamo o ascoltiamo, si riflette nella nostra lingua come un’immagine esterna si riflette nella ‘camera oscura’: ‘sicché tutto l’effetto dipende dalla camera oscura piuttosto che dall’oggetto reale’ (Zibaldone, 963, 20-22 aprile 1821).

Lo stesso si può dire della traduzione: la lingua del testo originale è riflessa nella lingua del traduttore, e dunque il risultato della traduzione dipende tutto dai dispositivi della ‘camera oscura’, dai dispositivi, cioè, della lingua di colui che traduce.

Un’analogia, questa della leopardiana ‘camera oscura’, che richiama con forza il tema dell’ombra. La traduzione è sempre in stato d’ombra. Tradurre e starsene all’ombra del dopo, e in una condizione, per così dire, di inconsistenza, di labilità, forse anche di apparenza.

Eppure compito del traduttore è fare di questa condizione derivata e incerta e precaria una sorta di inizio, o almeno l’illusione di un inizio. Stando all’ombra dell’originale, della sua lettera, del suo senso, dei suoi silenzi, il traduttore tenta l’azzardo: tenere insieme, nella nuova lingua, l’identità del testo originale e la propria identità.

Qui è anche il miraggio di ogni traduttore di poesia: costruire, con la lettura, l’ascolto e l’esercizio, una tale prossimità al poeta straniero che costui, pur privato di quello che un poeta ha di più proprio, cioè della sua lingua, possa non perdere nella nuova lingua il suo timbro e carattere e stile. Ma questo è un orizzonte dal quale si resta sempre lontani.”.

E sullo studio e l’importanza della lettura ad alta voce e l’ascolto la raccomandazione di Spinillo è sempre stata importantissima in ambito poetico. Peraltro sull’aspetto dell’arte di leggere la poesia, lo scorso anno è uscito un testo anche della poetessa Mariangela Gualtieri, con il suo L’incanto fonico. L’arte di dire la poesia, Torino, Einaudi, 2022.

Aggiunge Prete: “Tradurre è soltanto muoversi, passo dopo passo, nel fuoco di questa sfida. Spesso il primo movimento verso l’atto del tradurre ha origine dall’ascolto. L’ascolto di un poeta - con il suo timbro, il suo tono, il suo ritmo - ci rende familiare quel poeta. Forse tradurre è solo voler rispondere con la propria lingua a un’altra lingua che l’ascolto ha reso familiare. La figura dell’ospitalità può spiegare il senso dell’altro, del rapporto con l’altro che nella traduzione è messo in gioco. Questa figura, mediterranea e nomade, ci dice di uno spazio-tempo in cui colui che ospita e colui che è ospitato si incontrano partecipando allo stesso convito o dialogo. L’ospitalità accoglie l’altro senza sottrarre all’altro la sua diversità, e nello stesso tempo pone colui che ospita nella condizione di non dover rinunciare alla sua singolarità.

In questa forma di rapporto, il traduttore ha una doppia responsabilità: nei confronti della lingua del testo e nei confronti della propria lingua, della sua tradizione, dei suoi modi, delle sue possibilità espressive, del suo ‘tesoro’.

La vecchia questione circa l’antinomia o l’oscillazione tra fedeltà e libertà andrebbe osservata in rapporto alla lingua del traduttore. Tutto quel che c’è nel testo originale soltanto la propria lingua lo può accogliere e in certo senso adempiere, rendere visibile. Insomma è nella propria lingua che il traduttore deve trovare tutte le risorse e le invenzioni e i modi per costruire un sistema di equivalenze con il testo originale, un sistema di compensi per quel che traducendo si perde. È la propria lingua che, in ogni verso tradotto, è chiamata in causa.” (Nota …, pagg. 20-21).

Donde l’affermazione, a questo punto, di Prete del tutto condivisibile,

“Per questo si può dire che la traduzione sia una forma di scrittura: come la narrazione, il saggio, la poesia stessa. Una forma, tuttavia, particolare: una scrittura che nasce all’ombra di un’altra scrittura.” (Nota …, pag. 21).

Troviamo la stessa immagine “dell’ombra” di Antonio Prete in un bel libro del 2020 di Renata Colorni, traduttrice e curatrice editoriale, direttrice della collana I Meridiani della Mondadori.

Il traduttore è “una persona in attesa di identita?, estremamente disposta ad ascoltare e accudire, a restare nell’ombra, a rendersi invisibile, dotata di grande umilta? e devozione, forse di masochismo, ma anche di enorme curiosita? e generosita?».” (Renata Colorni, Il mestiere dell’ombra - Tradurre letteratura, Milano, Edizioni Henry Beyle, 2020).

E alla domanda: ‘”La questione dell’’invisibilità’ del traduttore è stata a lungo (ed è tuttora) dibattuta. Lei pensa allora che sia un tratto connaturato al mestiere?”, la Colorni risponde:

“Non c’è complimento più grande che si possa fare al traduttore che dirgli di essere invisibile. Significa riconoscergli di aver inventato per quell’autore una forma nuova nella lingua d’arrivo. Tuttavia, l’invisibilità è allo stesso tempo una condanna perché lo relega nell’ombra.” (Thea Rimini, Il mestiere dell’ombra». Intervista a Renata Colorni, in “Newitalianbooks”, 10 giugno 2021; vedi pure al riguardo Marco Filoni, Renata Colorni: traduco dunque creo, in “Il Venerdì”, “la Repubblica”, 30 dicembre 2020).

Peraltro, il rapporto che Prete evidenzia tra la “figura dell’ospitalità” e ”il senso dell’altro, del rapporto con l’altro [… presente] nella traduzione” viene ripreso anche da un poeta, critico letterario e traduttore quale Franco Buffoni, nel suo libro Con il testo a fronte. Indagine sul tradurre e l’essere tradotti (Novara, Interlinea, 2016).

Nel primo Capitolo del libro, dal titolo Perché si parla di traduttologia?, premettendo che “il termine ‘traduttologia’ non è ancora uscito dal gergo specialistico in Italia” (pag, 7) rispetto ad altri paesi come quelli di lingua inglese, la Francia o la Germania, l’autore evidenzia come “Secondo Luciano Anceschi [filosofo e critico letterario italiano, «la riflessione che gli artisti e i poeti esercitano sul loro fare, indicandone i sistemi tecnici, le norme operative, le moralità, gli ideali» è la poetica. Nell’ottica dell’intertestualità, la traduzione letteraria è dunque il rapporto tra le due poetiche, quella dell’autore tradotto e quella del traduttore.” (pag. 17).

Ma è nel 4° capitolo dell’opera (op. cit., Lingue traduzioni e conoscenza, pagg. 34-35), che Buffoni mette in rapporto i due aspetti quello dell’ospitalità e quello della traduzione.

Franco Buffoni ricorda a tal proposito l’intervento al Festival di Bellinzona nel 2014 di Patrick Chamoiseau, scrittore francese mirabile narratore della cultura popolare martinicana:

“Oggi è impossibile distinguersi e separarsi dalle altre realtà: ci troviamo in un processo relazionale attivo che comporta l’ibridazione degli immaginari, delle concezioni simboliche, dei fenotipi. La resistenza consiste nella pienezza individuale, ma questa non può prescindere da una presa sul mondo, e questa è la mondializzazione, che si oppone alla mondialità. Non si può resistere al gran predatore mondiale chiudendosi, bensì mettendo in relazione le presenze umane mondiali, le lingue, le concezioni del mondo, le ombre, le bellezze … Prendiamo coscienza di un processo che ci leva le vecchie certezze e ci dice che ci muoviamo in uno spazio mondiale incerto e imprevedibile”.

Parole senz’altro da condividere e attuali più che mai sia in Italia che in altri paesi europei e nel mondo intero.

Alla luce di tale impostazione Franco Buffoni, richiamando il famoso filosofo francese Paul Ricœur, scomparso nel 2005, ritiene:

“evidente che, intendendo in questo modo il concetto di traduzione, sia possibile cogliere la giusta direzione per rifuggire sia dai localismi asfittici, fine a se stessi, sia da un’idea di globalizzazione soffocante e banale, nella convinzione che, come affermava Paul Ricœur, la traduzione è ospitalità linguistica, che ci porta ad andare verso l’altro per poterlo invitare presso di noi.”.

Affermazioni queste che mi sembrano pienamente in linea con il pensiero precedentemente riportato di Antonio Prete.

Al Lettore, “Mon semblable, mon frère!”

Siamo giunti dunque “al traguardo” di questo nostro cammino, ripercorrendo, per quanto possibile quello indicato e percorso da Spinillo e i partecipanti al Laboratorio poetico nell’interessantissimo lavoro sull’infinito universo di Baudelaire e i suoi immortali Fiori del male.

“L’origine della poesia moderna è in questo libro, tra i più celebri e innovativi di tutti i tempi, ponte gettato tra il decadentismo tardoromantico già venato di simbolismo e le forme dei versi modernisti di inizio novecento. Condannato per oltraggio alla morale, I fiori del male fece scandalo per temi e stile espressivo, ma non va giudicato come semplice capostipite della moda del ‘maledettismo’: la potenza verbale dell’io poetico, la consapevolezza di saper vedere meglio e più in là dell’uomo comune, il dono di attraversare l’inferno della vita riconoscendo le corrispondenze interne al mondo sono tutte caratteristiche che oggi corrispondono all’ideale di quello che definiamo poeta.”

Così leggiamo, affascinati da tanta bellezza e meraviglia, nella quarta di copertina della traduzione di Giuseppe Montesano per la Bompiani (Charles Baudelaire, I fiori del male, Firenze, Bompiani, 2022). E allora come chiudere degnamente questo cammino stupendo che abbiamo percorso insieme?

“Nessuno più del traduttore ha diritto di fare propria la baudelairiana chiamata di correo al lettore. Lettore per eccellenza, ancor più di altri scrittori il traduttore è costretto a contare sulla complicità del collega lettore perché passi sotto silenzio la sua ipocrita pretesa di parlare per conto terzi. Il traduttore sta nascosto a casa sua, il lettore non sa a chi si sta affidando, o fa finta di non saperlo.” ( “Tradurre.it” Numero 0 (primavera 2011), Al lettore)

Mi sembra dunque estremamente significativo, ora che termine questo percorso, questo viaggio, certamente non esaustivo (e come potrebbe!) ma che si auspica abbia destato interesse e fornito alcuni strumenti e approcci (vedi anche la Bibliografia di seguito riportata) per chi desideri avvicinarsi con un certo bagaglio di consapevolezza (mai sufficiente, com’è del resto in tutto l’universo della poesia) alla meravigliosa, incantevole e immortale opera de I fiori del male di Charles Baudelaire, riportare la poesia che apre l’opera baudelairiana e che si rivolge, con grandissima attualità e sorprendente modernità, ancora a noi e a tutti i lettori di ogni tempo, interpellandoci, senza remore o abbellimenti, ma in profondità e nell’intimità della nostra vita:

Charles Baudelaire Au lecteur

Charles Baudelaire Al lettore

(traduzione di Giuseppe Montesano)

La sottise, l’erreur, le péché, la lésine,
Occupent nos esprits et travaillent nos corps,
Et nous alimentons nos aimables remords,
Comme les mendiants nourrissent leur vermine.

Nos péchés sont têtus, nos repentirs sont lâches;
Nous nous faisons payer grassement nos aveux,
Et nous rentrons gaiement dans le chemin bourbeux,
Croyant par de vils pleurs laver toutes nos taches.

Sur l’oreiller du mal c’est Satan Trismégiste
Qui berce longuement notre esprit enchanté,
Et le riche métal de notre volonté
Est tout vaporisé par ce savant chimiste.

C’est le Diable qui tient les fils qui nous remuent!
Aux objets répugnants nous trouvons des appas;
Chaque jour vers l’Enfer nous descendons d’un pas,
Sans horreur, à travers des ténèbres qui puent.

Ainsi qu’un débauché pauvre qui baise et mange
Le sein martyrisé d’une antique catin,
Nous volons au passage un plaisir clandestin

Que nous pressons bien fort comme une vieille orange.

Serré, fourmillant, comme un million d’helminthes,
Dans nos cerveaux ribote un peuple de Démons,
Et, quand nous respirons, la Mort dans nos poumons
Descend, fleuve invisible, avec de sourdes plaintes.

Si le viol, le poison, le poignard, l’incendie,
N’ont pas encor brodé de leurs plaisants dessins
Le canevas banal de nos piteux destins,

C’est que notre âme, hélas! n’est pas assez hardie.

Mais parmi les chacals, les panthères, les lices,
Les singes, les scorpions, les vautours, les serpents,
Les monstres glapissants, hurlants, grognants, rampants,
Dans la ménagerie infâme de nos vices,

Il en est un plus laid, plus méchant, plus immonde!
Quoiqu’il ne pousse ni grands gestes ni grands cris,
Il ferait volontiers de la terre un débris
Et dans un bâillement avalerait le monde;

C’est l’Ennui! L’oeil chargé d’un pleur involontaire,
II rêve d’échafauds en fumant son houka.
Tu le connais, lecteur, ce monstre délicat,


– Hypocrite lecteur, — mon semblable, – mon frère

La stupidità, l’errore, il peccato, l’avarizia,occupano le nostre menti e tormentano i nostri corpi,e noi alimentiamo i nostri amabili rimorsicome i mendicanti nutrono i loro parassiti.

I nostri peccati sono testardi, i pentimenti codardi;ci facciamo pagare lautamente le nostre confessioni,e ritorniamo gaiamente sulla via fangosa,credendo di lavare con vili lacrime tutte le nostre macchie.

Sul cuscino del male c’è Satana Trismegisto che culla lungamente il nostro spirito incantato, e il ricco metallo della nostra volontàè tutto vaporizzato da questo sapiente alchimista.

È il Diavolo che tiene i fili che ci muovono! Agli oggetti ripugnanti troviamo un fascino; ogni giorno verso l’Inferno discendiamo di un passo, senza orrore, attraverso tenebre che puzzano.

Come un povero che bacia e mangia l seno martirizzato di un’antiquata baldracca,rubiamo al volo un piacere clandestino

Che spremiamo forte come una vecchia arancia.

Serrato, formicolante, come un milione di elminti,nei nostri cervelli fa baldoria un popolo di Demoni,e, quando respiriamo, la Morte nei nostri polmoni discende, fiume invisibile, con sordi pianti.

Se lo stupro, il veleno, il pugnale, l’incendio, non hanno ancora ricamato dei loro piacevoli disegniil canovaccio banale dei nostri pietosi destini,

E’ perché la nostra anima, ahimè! Non è abbastanza ardita.

Ma in mezzo agli sciacalli, alle pantere, alle cagne, alle scimmie, agli scorpioni, agli avvoltoi, ai serpenti, tra i mostri bercianti, urlanti, grugnenti, striscianti,nel serraglio infame dei nostri vizi,

ce n’è uno più laido, più malvagio, più immondo!Anche se non leva né grandi gesti né alte grida,farebbe volentieri della terra un mucchio di rifiuti e in uno sbadiglio ingoierebbe il mondo;

è la Noia! - l’occhio carico di un pianto involontario,sogna patiboli fumando il suo houka.Tu lo conosci, lettore, quel mostro delicato,

- ipocrita lettore, - mio simile, - mio fratello!

E, al termine di queste intense riflessioni, un caro saluto ad ogni “lettore” a nome di tutto il Laboratorio poetico:

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FINE

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Le parti precedenti ai links:

https://www.internationalwebpost.org/contents/TRADURRE_E%E2%80%99_TRADIRE_-_La_lettura_de_I_Fiori_del_male_di_Charles_Baudelaire_a_Cento_Incrocio_-_I%5E_Parte_31619.html

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https://www.internationalwebpost.org/contents/TRADURRE_E%E2%80%99_TRADIRE_-_La_lettura_de_I_Fiori_del_male_di_Charles_Baudelaire_a_%E2%80%9CCento_Incroci%E2%80%9D_%E2%80%93_III%5E_parte_31899.html

https://www.internationalwebpost.org/contents/TRADURRE_E%E2%80%99_TRADIRE_La_lettura_de_I_Fiori_del_male_di_Charles_Baudelaire_a_%E2%80%9CCento_Incroci%E2%80%9D_%E2%80%93_IV%5E_parte_31910.html

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BIBLIOGRAFIA

v Traduzioni in italiano de Les Fleurs du mal, I fiori del male di Charles Baudelaire utilizzate nel laboratorio poetico (n.b. viene indicato sempre preliminarmente il traduttore)

ü Gesualdo Bufalino, Charles Baudelaire I fiori del male, Introduzione e Le ragioni del traduttore di Leonardo Bufalino, Postfazione di Marcel Proust, Milano, Mondadori, 2016 (I ed. Oscar Mondadori 1983).

ü Luigi De Nardis, Charles Baudelaire I fiori del male, Avvertenza di Luigi De Nardis, Introduzione di Erich Auerbach, Postfazione di Marcel Proust, Milano, Feltrinelli, 1992 (II ed., I ed. 1961 Neri Pozza).

ü Davide Monda, Charles Baudelaire I fiori del male, Saggio introduttivo di Albert Thibaudet, L’ordine e il mistero. Cinque paragrafi per una traduzione Nota alla traduzione di Matteo Veronesi, Treviso, Liberamente, 2020.

ü Giuseppe Montesano, Charles Baudelaire I fiori del male, Biografia iniziale e Nel frattempo di Giuseppe Montesano, Firenze, Bompiani, 2022 (I ed. 2021).

ü Idem, Baudelaire è vivo. I Fiori del male tradotti e raccontati con lo Spleen di Parigi, I Relitti e i Nuovi Fiori del male, tra i vari capitoli: Prima di uscire dalla foresta di G. Montesano, Firenze, Giunti, 2021.

ü Nicola Muschitiello, Charles Baudelaire I fiori del male, Prefazione di Enzo Bianchi, I versi ritrovati. Note sulla traduzione di Nicola Muschitiello,Milano, BUR - Rizzoli, 2022 (VI ed., I ed. BUR, 2012).

ü Antonio Prete, Charles Baudelaire I fiori del male, Introduzione e Nota sulla traduzione di Antonio Prete, Milano, Universale Economica Feltrinelli, 2023 (XVIII ed. 2021).

ü Giovanni Raboni, Charles Baudelaire I fiori del male e altre poesie, Prefazione di Giovanni Raboni, Torino, Einaudi, 2014 (I ed. 19876).

ü Claudio Rendina, Charles Baudelaire I fiori del male e tutte le poesie, a cura di Massimo Colesanti, Introduzione di Massimo Colesanti, Nota del traduttore Claudio Rendina, Roma, Newton Compton Editori, 2021 (XVIII ed., I ed. 1998).

v Testi completi de I fiori del male

La piattaforma on line Wikisource contiene i testi completi in lingua francese delle varie edizioni de Les Fleurs du Mal: in “Revue des Deux Mondes”, 1855; Les Fleurs du mal, 1re éd., 1857 ; Les Fleurs du mal, 2e éd.,1861; Les Épaves, 1866; Nouvelles Fleurs du mal, “Le Parnasse contemporain”; Les Fleurs du mal, 3e éd. in Œuvres complètes de Charles Baudelaire, tome I, Paris : Michel Lévy frères, 1868 ; Les Fleurs du mal. Les Épaves in Œuvres complètes de Charles Baudelaire, Paris, 1922, Louis Conard. Vedasi pure la poesia Sur Les Fleurs du Mal di ?mile Deschamps inviata dal poeta a Charles Baudelaire otto giorni prima del famoso processo.

Vi è inoltre una preziosa tabella Concordance e il documento Éditions in merito alle poesie delle varie edizioni.

Alcuni Studi e articoli su Baudelaire:

ü Walter Benjamin, Baudelaire e Parigi (1939), in Angelus novus. Saggi e frammenti, a c. di R. Solmi (1955), Torino, Einaudi, 2006.

ü Ilaria Roncone, I fiori del male di Baudelaire: poesie e analisi, in “SoloLibri.net”, 10 maggio 2019.

ü Idem, Charles Baudelaire. Un poeta lirico nell’età del capitalismo avanzato, a c. di G. Agamben, B. Chitussi e C.-C. Härle, Vicenza, Neri Pozzi, 2012.

ü Erich Auerbach “Les Fleurs du Mal” e il sublime, cit.

ü Marcel Proust Postfazione cit.

ü Alice Figini, Il processo a “I fiori del male” di Baudelaire, in “SoloLibri.net”, 31 agosto 2023.

ü Documents sur le procès des Fleurs du mal (1857), dans Les Fleurs du mal (1868), in Wikisource.

ü Giuseppe Montesano, Tre modi per non morire. Baudelaire. Dante. I greci, Firenze, Bompiani, 2022.

v Nei volumi menzionati vi sono alla fine ampie Bibliografie

(in particolare della casa editrice Liberamente, Newton Compton Editori, Bompiani, Giunti e Mondadori) con preziose indicazioni su:

ü Bio-bibliografia di Charles Baudelaire

ü Edizioni delle Oeuvres complètes di Charles Baudelaire.

ü Edizioni de Les Fleurs du Mal.

ü Varie Traduzioni italiane de Les Fleurs du Mal.

ü Studi, monografie e saggi su Charles Baudelaire e su Les Fleurs du Mal.

Nella traduzione di Claudio Rendina per la Newton Compton, in calce ad ogni poesia sono riportate preziose indicazioni e precisazioni su parole e frasi dei vari versi poetici.

Come già accennato (nella parte II di questo articolo) una miniera di pietre preziose reca il volume di Giuseppe Montesano, Baudelaire è vivo… (op. cit.). E Montesano precisa che: “Nel commento alle poesie dei Fiori del male che segue […], il lettore […] pezzi di un mosaico, annotazioni, suggestioni e racconti che, collegati tra di loro come i sentieri di una foresta, provano a dar forma a una interpretazione personale dei Fiori del male e del mondo-Baudelaire.” (ibidem, Per viaggiare nella foresta, pag. 28).

v Qualche indicazione bibliografica su tema della Traduzione

ü Gino Giometti, Martin Heidegger. Filosofia della traduzione, Macerata, Quodlibet, 1995.

ü Jacques Derrida, Des tours de Babel, trad. it. di S. Rosso, «aut aut», 189-190, 1982, pp. 67- 97;

ü Idem, Il monolinguismo dell’altro o la protesi d’origine, trad. it. di G. Berto, Cortina, Milano 2004;

ü Idem, Che cos’e? una traduzione «rilevante»?, trad. it. di J. Ponzio, «Athanor», 2, 1999-2000, pp. 25-45.

ü Roger Chartier, La mano dell’autore, la mente dello stampatore. Cultura e scrittura nell’Europa moderna, Roma, Carocci, 2015

ü Damiano Rebecchini, Il traduttore come autore, intervento al Seminario di APICE dedicato al volume di Roger Chartier, Università degli Studi di Milano, 24 maggio 2016.

ü Giuliano Antonello, Linguaggio e filosofia in Walter Benjamin

- 1 – Introduzione (23 marzo 2017),

- 2 – La lingua come espressione (26 marzo 2017),

- 3 – Metafisica del nome (4 aprile 2017)

- 4 – La lingua nominale e i suoi confini (21 aprile 2017)

- 5 – La questione della traducibilità (28 aprile 2017)

- 6 – Il “messianismo” del traduttore (23 Maggio 2017)

- 7 – Conclusione. La facoltà mimetica e la parola come idea (9 giugno 2017)

tutti gli articoli in “giulianoantonello.wordpress.com”.

ü Marco Tedeschi,

- Storia della traduzione [Introduzione] (7 agosto 2020);

- Storia della traduzione [Età antica] (16 giugno 2020);

- Storia della traduzione [Medioevo] (10 luglio 2020);

- Storia della traduzione [Rinascimento] (19 luglio 2020);

- Storia della traduzione [Età contemporanea] (6 agosto 2020);

tutti gli articoli in “lionspeech.com”.

ü Traduzioni e tradimenti, n. 2 dell’anno 2020 della rivista semestrale “Filigrane. Culture letterarie”.

ü Franco Buffoni, La traduzione del testo poetico, Milano, Marcos y Marcos, 2004 (I ed. Milano, Guerini e Associati, 1989.

ü Franco Buffoni, Con il testo a fronte. Indagine sul tradurre e l’essere tradotti, Novara, Interlinea, 2016 (I ed. 2007). Vedi anche la sua Bibliografia essenziale, pagg. 305-306.

ü Renata Colorni, Il mestiere dell’ombra - Tradurre letteratura, Collana Opere brevi,Milano, Edizioni Henry Beyle, 2020.

ü Marco Filoni, Renata Colorni: traduco dunque creo, in “Il Venerdì”, “la Repubblica”, 30 dicembre 2020.

ü Thea Rimini, Il mestiere dell’ombra». Intervista a Renata Colorni, in “Newitalianbooks”, 10 giugno 2021.

ü Franco Fortini, Lezioni di traduzione, Macerata, Quodlibet, 2022.

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Fabrizio Oddi

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