TRA I PICCHI DEI NEBRODI

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cms_21070/1.jpg “Tra i boschi di Montalbano Elicona ( ME) e il mare di Milazzo - Foto scattata dall’autore

La pioggia sopra la quercia scrosciava come impazzita e inesorabile. Coperte dalla fitta nebbia le mura muschiate di un vecchio rudere rigonfiavano d’innocenza e umidità. Il vento spettinava la chioma del leccio e tutto intorno risuonava d’una natura rinascente, fluente , virtuosa. Uno sguardo al sole in tramonto e dietro una tenda di gocce assomiglianti si stendeva sotto stelle raggrinzite e appena accennate, la collina bagnata nascosta da nuvole basse e inquiete.

Cosi fino al mattino dove un azzurro manto di cielo tra la brezza, dispensava fresche e fragili ombre. Il pensiero dominava luci e tenebra, tempeste e quiete. La mia anima si inclinava alla commozione; il cielo, la foresta, schiarivano di libertà fino a sera. Fu notte e poi mattino, i primi raggi regalavano un fremito di foglie mattutine e verdi ortiche incolte dondolanti

Più giù tra le vallate boscose la nebbia si concedeva alle folte chiome tremolanti dei pineti, li fuori la fertile natura era la realtà, ciò che io avrei voluto essere, crepuscolo vivente, frescura delle selci.

Spostavo l’attenzione, raccoglievo meraviglie dentro agli occhi, vedevo il vagare ordinato delle ombre, il volo delle api dalle ali sottili come veli di poesia, tutto era maestà io lo spettatore dal piede piccolo ma dall’impronta gigante, io ero lo spirito antico ritornato allo splendore.

Natura, speranza, condizioni umane, immagini, parole cantate davanti ai faggi antichi, suoni parlati tra braccia abbracciate, tutto questo e altro riverso su questo foglio senza tregua ne pace come un guerriero che ancora deve combattere e lo fa raccontando, relazionandosi coi ricordi cosi vividi e compressi al cospetto del silenzio e le sue foglie.

Un’altra sigaretta un altro giorno ed un talamo di sogni e falene come spose già aspettano me. Ancora l’alba, gli sguardi non lasciavano sfuggire le immagini della campagna, il grano giallo assolato del mattino, consumavo con gli occhi il colore lontano delle montagne, niente andava sprecato neanche il volo smanioso dei cupi corvi, il rumoroso frullo di una brigata di grosse pernici affamate, tutto era magnificenza mentre solcavo la strada che costeggiava il paesetto pronto all’arrampicata su per il clivo accigliato di alberi immensi, sempre verso nuovi confini.

Si fa sera, il prospero fuoco dalle mille speranze come sempre si arrende all’umido freddo, lasciando strada aperta al buio stellare della notte e ai suoi vagabondi pensieri.

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Gaetano Previati: Danza delle ore (1899)

I giorni,

scanditi da ore stanche

che fuggiasche si nascondevano

tra gli anfratti della mente,

ma che puntualmente

tra mani di pelle ruvida

ritornavano a farsi accarezzare

come randagi gatti infreddoliti..

Il profumo degli alberi

m’involgeva e svaniva

come un suono che tocca l’anima

per poi dileguarsi

tra gli sterpi aguzzi dei ricordi,

e del tempo.

Sono rimasto

qui ad aspettarti.....

cosi come usa fare l’eterno.

Tony Orlando

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