TRIESTE E TARANTO "SORELLE" IN LOTTA CONTRO L’INQUINAMENTO

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Nella lotta per la salvaguardia del diritto alla salute contro l’inquinamento derivante dalle industrie si è soliti portare come baluardo quello della città di Taranto; dove, mentre si spera che il maxiprocesso “Ambiente svenduto” possa approdare nel porto di una fattiva “Giustizia” per le vittime e per i cittadini continuamente esposti ai pericolosi agenti inquinanti, l’ultima manifestazione del 25/02/2017 di un migliaio di cittadini in favore della chiusura dell’ILVA, contemporaneamente, ha visto contrapposta la visuale alternativa del convegno tenutosi presso il salone di rappresentanza della Provincia circa le “Politiche industriali_Industria 4.0”, con l’esposizione delle tecnologie applicabili all’industria per contenerne il pericolo di inquinamento su cui si è intrattenuta la coordinatrice del lavoro per Forza Italia, Renata Polverini.

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Tuttavia, essendosi diffuso ovunque il senso civico di unanime contrapposizione allo scriteriato prefiggersi solo finalità produttive senza curarsi del bene primario, che è quello della salute delle comunità esposte al pregiudizio di respirare aria ammorbata; non poteva essere diversamente che, sul filo solidale ormai corrente da un capo all’altro della Nazione, Trieste e Taranto dovessero ritrovarsi unite nella stessa lotta per scongiurare un identico dramma vissuto dai cittadini costretti a fare le spese, anche in termini di perdita della vita, a causa delle nefaste scelte politico-economico- affaristiche relative agli insediamenti siderurgici, della Ferriera a Trieste e dell’ILVA a Taranto, a stretto margine dai quartieri cittadini esposti, tutti, anche se in diversa misura, ai fumi venefici.

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Cosicché, come già esplicitato dal cartello del comitato Triestino “5 Dicembre Giustizia-Salute e Lavoro” che ha sfilato nella manifestazione tarantina a testimonianza della città di Trieste “sorella nella stessa lotta contro l’inquinamento”; a conferma di questa interazione solidale sovviene, persino, quello che potrebbe sembrare un paradosso secondo cui, in qualità di corrispondente per l’INTERNATIONAL WEB POST da Trieste e mettendosi dalla parte di questa splendida città geograficamente agli antipodi della sua Taranto, proprio una cittadina Tarantina si ritrovi ad affrontare il tema della salvaguardia della salute dei Triestini contro l’inquinamento dell’industria Siderurgica della Ferriera che, insediata nel quartiere di Servola, per Trieste rappresenta il grosso pregiudizio ambientale simile a quello dell’ILVA per Taranto.

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D’altra parte, benché, profondamente distanti non solo per i mille chilometri interposti quanto per un diverso tessuto sociale caratterizzato dalle relative origini etniche: di chiara “linearità” Asburgica per i Triestini e di “deriva” Spartana per i Tarantini; comunque, potendosi ben dire che Taranto e Trieste sono state ugualmente privilegiate da fattori naturali particolarmente favorevoli oltre che da posizioni geografiche che, pure nella relativa contrapposizione Nord-Sud, sono altrettanto strategiche nell’ambito nazionale e transnazionale; così come avrebbe dovuto essere anche perTaranto, per Trieste “la vocazione e la crescita non sono rintracciabili nell’industria pesante ma nel turismo- nel terzo settore e, in particolar modo, nella portualità”, secondo il testuale invito ad una opportuna riflessione rivolto al governo Regionale FVG da parte dell’attuale Sindaco Roberto Dipiazza.

Purtroppo; a questa naturale predisposizione, rivendicata per Trieste dall’appassionato Primo Cittadino, sono stati contrapposti pregiudizi quali: i cattivi odori causati dalle scorie dell’altoforno e dai processi di trattamento dei catrami, i rumori dei macchinari e le emissioni dai camini, nonchè le polveri dai parchi minerari e, addirittura, la contaminazione delle aree verdi della città da inquinanti IPA, diossine e metalli; problemi che impegnano l’attivissimo Sindaco che, avvalendosi del supporto tecnico del prof. Pierluigi Barbieri, esperto di chimica ambientale, tiene sotto controllo la Ferriera, ponendosi in continuo confronto con le diverse parti istituzionali chiamate ad analisi e conclusioni precauzionali. Ne consegue una posizione di Sindacale intransigenza: tanto circa gli Adempimenti prescritti dalla Autorizzazione integrata ambientale (Aia); altrettanto, riguardo ai controlli dell’Arpa in base a deposimetri per il rilievo soprattutto di Pm10 e benzoapirene in prossimità delle abitazioni dei quartieri più a rischio; così rispetto al piano di monitoraggio, con ulteriori verifiche, della Siderurgica Triestina. Tanto, al fine di un continuo aggiornamento di dati già a disposizione, onde pervenire anche alla definizione dell’eventuale nesso di causalità fra 40 decessi, accertati per mesotelioma pleurico e carcinoma polmonare, di lavoratori dipendenti della Ferriera tra il 1979 e il 2004, periodo che precede la conduzione dello stabilimento da parte della impresa "Arvedi" cui, attualmente, sembrerebbe farsi risalire un incremento occupazionale oltre ad una produzione nel rispetto dell’Accordo firmato secondo determinati parametri ambientali, rispetto ai quali sono risultate vane le ordinanze comunali di sospensiva e revisione messe in atto dal meticoloso Sindaco Dipiazza di contro al giudizio, di congruità dell’Aia, espresso dalla Regione.

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Comunque, al beneplacito della Regione si contrappongono anche i report di Azienda Sanitaria e Università degli studi di Trieste “sugli indicatori di stress e inquinamento industriale nell’analisi di un contesto a forte insediamento produttivo”, unitamente all’attivismo di associazioni come Legambiente Trieste, Comitato 5 dicembre Giustizia Salute e Lavoro, Greenaction Transnational con il presidente Roberto Giurastante che, da anni, denuncia anche alla Corte Europea vari misfatti di inquinamento nell’area Triestina e nel carso Friulano; tutto ciò essendo di conforto ai dubbi del Sindaco Dipiazza che, contraddicendo “faccia a faccia” la Governatrice della Regione FVG Debora Serracchiani favorevole al perdurare del funzionamento dell’area a caldo nel rispetto delle attuali prescrizioni Aia, considera la Ferriera “un cancro in mezzo alla città” e si prefigge la chiusura di altoforno, cokeria e macchina a colare, coinvolgendo in un proficuo confronto anche l’Autorità Portuale per delineare la “bonifica- riqualificazione e riconversione a fini portuali della superficie su cui insiste l’area a caldo”.

Tornando, poi, al binomio Trieste –Taranto contro lo stesso inquinamento; se la lotta di Taranto non ha un comune denominatore nella peculiarità della lotta di Trieste caratterizzata dalla iperbolica determinazione pugnace del suo Sindaco; tuttavia, le due “sorelle” hanno avuto uno strano punto in comune nei dubbi aleggiati sul presunto appoggio del passato Governo Nazionale circa l’acquisto dell’ILVA da parte della “cordata” di cui fa parte la stessa impresa "Arvedi" sulla quale, a Trieste, non vengono tacitate altrettante riserve circa la conduzione della Ferriera ritenuta inquinante nonostante il rispetto dell’Aia in vigore.

In definitiva, date le contrapposizioni istituzionali riguardo alla drammatica questione della salvaguardia dall’inquinamento industriale che accomuna la mitteleuropea Trieste alla città di Taranto, su tutto quanto in itinere non resta altro che l’attesa di “Chi vivrà, vedrà!”

Rosa Cavallo

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