TRIESTE ITALIANA -- FREE TERRITORY???

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Non c’è dubbio che la data del 26 Ottobre 1954 costituisca un punto cardine nella storia di Trieste. Così come i più anziani ricordano ancora con accelerati battiti del cuore, alle ore 10 di quella mattina di sessantuno anni fà, le navi della Marina Italiana entrarono nel porto Triestino accolte dallo scenografico abbraccio di una, allora, piazza Grande (oggi piazza dell’Unità) straripante di cittadini che esultavano perchè l’approdo di quelle navi segnava il ritorno, dopo 11 anni, in seno alla tanto sospirata Madre Patria.

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Così, alla vigilia di questo 61° festeggiamento, non potevano mancare espressioni di consenso come l’applauso alla Parlamentare Giorgia Meloni quando si è riferita al patriottismo che sembrerebbe avere riscontrato nella città di Trieste più che altrove; altrettanto, alla presenza dei vertici di Prefettura, Regione, Comune, non sono mancate le commemorazioni ufficiali con l’Inno Nazionale cantato da cittadini disposti in ordine lungo il perimetro di piazza Unità, a fare da cornice alla rappresentanza del Reggimento Piemonte Cavalleria e degli altri corpi armati di Stato schierati, insieme con il picchetto d’onore, a rendere omaggio al Tricolore issato sulla sommità di un alto pennone di fronte al mare; ci sono state persino le note della celebre “Le campane di San Giusto” a caricare di emozione il ricordo di quelle “ragazze di Trieste” che, sessantuno anni fà, accorsero a far festa alle navi della Marina Militare Italiana appena approdate di fronte alla stessa grandiosa piazza Unità, “la più bella in Italia”; secondo il tributo resole, a ragione, anche dalla Meloni.

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Eppure, al di là di tutto quanto ha caratterizzato l’attuale celebrazione in uno scontato “andante” ufficiale cui è sembrato accordarsi, proprio alla vigilia, anche la stessa visita della rappresentante di Fratelli d’Italia, partito inconfutabilmente allusivo circa l’auspicata conferma di “unità” nazionale; non è passata in sordina la nota stridente del dubbio se, davvero, sia ancora imperante un unico sentire Trieste Italiana; certamente, non riguardo a quell’essere la città così naturalmente incastonata nella fascia alta dello Stivale di cui segna un estremo punto di confine ad est; quanto, piuttosto, nel non potersi ignorare lo spirare di una “bora indipendentista” rivendicante l’applicazione integrale dell’art.21 e degli allegati VI -VIII del Trattato di Pace di Parigi che, in data 15 settembre 1947, riguardo all’ambito triestino aveva sancito la condizione di FREE TERRITORY posto sotto tutela del Consiglio Superiore delle Nazioni Unite e in provvisoria amministrazione del Governo Militare Alleato Anglo-Americano.

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Rispetto a tale Trattato mai superato da altro di pari valenza, il Memorandum di intesa di Londra del 5 ottobre 1954, non modificando lo stato di Territorio Libero, quindi sovrano, ne aveva determinato semplicemente il passaggio sotto “amministrazione fiduciaria civile” provvisoria del Governo Italiano, non dello Stato Italiano. Tanto assumendosi come base della rivendicazione indipendentista; in buona sostanza viene contestata l’imposizione di una “simulata” Sovranità dello Stato Italiano da 61 anni confliggente riguardo alla Sovranità del Territorio Libero; in violazione degli obblighi inerenti al mandato di amministrazione fiduciaria, per altro solo civile, esulandovi un affido della difesa militare assunta dalle Forze Armate Italiane solo in quanto reparti della NATO che ha precipua competenza a tutela del Territorio Libero da qualsiasi aggressione.

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Quindi, su tale fronte “irredentista”, la celebrazione che si svolgeva a pochi passi ha assunto i connotati della commemorazione di un ”26 Ottobre 1954: lutto per Trieste”, come esplicitato con caratteri cubitali sullo striscione che aveva luogo di diversa bandiera; mentre, altrove, un candidato sindaco recriminava apertamente su “61 anni di occupazione Italiana che “taluno”interessato al porto di Trieste potrebbe risolvere in sei mesi rilanciando l’economia della città con il Porto Franco Internazionale”; così pure, il “lutto”veniva motivato con altri dettagli: “Non ha senso pagare tasse ad uno Stato che ci ha ridotti alla fame e ci inquina anche con i migranti” trattandosi di una “Italia politica che non esiste già più mentre tra un paio di alluvioni rischia di sparire anche quella geografica”.

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A controbattere tali esternazioni non poteva mancare il risentito riferirsi di uno dei vertici Istituzionali in termini di offesa alla Storia di Trieste, calpestando i caduti e quanti sono dovuti rimanere al di là del confine con separazione dura e definitiva; tutto ciò traducendosi in un volere bruciare il futuro della città. Ma, poi, non sarebbe stato un oltraggio alla storia, anche peggiore, qualora ne fosse stato deviato il corso “bruciando”, nel tempo, il futuro di una città insieme con le prerogative di un Trattato di Pace la cui vanificazione sarebbe stata anche un calpestare tanti caduti???

Rosa Cavallo

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