TRUMP, STRAPPO COI MODERATI

La parte centrista del Partito Repubblicano è sempre più critica col Presidente. E lui: “I leader guidano, i codardi si inginocchiano”

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cms_17833/1v.jpg“I leader guidano. I codardi si inginocchiano”.

Sono le parole di un tweet di JT Lewis, candidato repubblicano al Senato, che Donald Trump ha deciso di ritwittare. Esplicito, da parte di Lewis, il parallelismo tra Trump e il suo rivale Joe Biden, raffigurato, appunto, mentre si inginocchia in segno di vicinanza ai manifestanti che nelle ultime settimane hanno inondato le strade degli Stati Uniti al grido di “Black lives matter”, le quali tra l’altro si stanno mostrando sempre più pacifiche, a dimostrazione che la stragrande maggioranza dei manifestanti non è violenta come alcuni hanno cercato di dipingerla.

La scelta di Trump, ormai, è chiara: portare sempre più all’estremo il dibattito. La strategia è quella di puntare su una totale contrapposizione tra due modi opposti di vedere il mondo: da una parte la sua visione, dall’altra quella del nemico. Il Presidente in carica, si sa, non è uno che usa mezzi termini, né tanto meno la diplomazia. È convinto che ci sia una schiera di fedelissimi e di potenziali tali che lo seguirà con sempre più convinzione man mano che lui alzerà il livello dello scontro, ed è anche sicuro che questa schiera sia talmente nutrita da permettergli di vincere le elezioni di novembre.

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Il tycoon più potente del mondo ci ha ormai abituati al suo alzare i toni in ogni momento di difficoltà dal punto di vista del consenso, ma non si era mai spinto fino al punto da invocare l’utilizzo delle forze armate contro i suoi stessi cittadini. Ormai, per lui, ci sono “i suoi” e “gli altri”: questi ultimi sono un male da estirpare ad ogni costo, senza lesinare l’uso della violenza, se necessario.

Questa presa di posizione ormai così lampante, però, ha rotto qualcosa negli equilibri del Partito Repubblicano. I malumori all’interno della parte moderata del GOP erano ben noti, ma, negli ultimi giorni, sono diventati sempre di più gli esponenti di spicco del presente e del passato che hanno rotto definitivamente con Donald Trump, arrivando persino a sostenere il candidato dell’opposizione pur di vedere cadere politicamente il leader conservatore attuale.

Il 43esimo presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, che tra l’altro non è proprio il moderato dei moderati, non voterà per Trump alle prossime elezioni di novembre. E lo stesso farà il senatore ed ex candidato alla Casa Bianca Mitt Romney.

cms_17833/Colin-Powell-2001.jpgL’ex segretario di stato (primo afroamericano a ricoprire il ruolo) Colin Powell fa di più e arriva a dichiarare che il 3 novembre non solo non voterà Trump, che per lui è “un pericolo”, ma voterà invece il suo avversario dem Joe Biden: “Penso che (Trump, ndr) non sia stato un presidente efficace. Mente sempre. La gente scrive libri sulla sua cosa preferita: mentire. E non credo sia nel nostro interesse”, ha detto Powell.

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Secondo il New York Times, gli ex speaker della Camera John Boehner e Paul Ryan non hanno ancora deciso, mentre anche la vedova del senatore John McCain, Cindy, voterà Joe Biden come Powell.

Trump, ovviamente, non l’ha presa bene, e ha risposto tramite Twitter come da abitudine. Riferendosi a Powell (e di conseguenza anche a Bush), ha affermato: “È un truffatore, ci ha trascinato nelle disastrose guerre del Medio Oriente”, ricordando la tesi delle armi di distruzioni di massa in mano a Saddam Hussein rivelatasi poi infondata, ma che intanto ha portato al conflitto con l’Iraq. Decisamente un colpo ben assestato da parte del Presidente.

Secondo un’analisi del New York Times, la fronda contro Trump, esistente già dal 2016, ora è molto più agguerrita di prima. Quattro anni fa, nessuno credeva che lui ce l’avrebbe davvero fatta, mentre ora viene ovviamente preso sul serio e considerato una vera e propria minaccia ai valori fondamentali e all’agenda del Partito Repubblicano. Il nuovo slogan del presidente, “legge e ordine”, poco si concilia con molte delle idee repubblicane, specie con quelle libertarie e di non-interventismo statale.

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Nel frattempo, non si è fatta attendere la risposta di Joe Biden agli attacchi del suo rivale: “Le parole di un presidente contano. E più e più volte, Donald Trump le ha usate per incitare alla violenza, alimentare le fiammo dell’odio e della divisione, e allontanarci l’un l’altro. Non possiamo dargli altri quattro anni alla Casa Bianca”, ha scritto su Twitter il candidato dem.

Giulio Negri

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