TURCHIA, APPROVATA LA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE CHE DA’ PIU’ POTERE AD ERDOGAN

L’ultima parola spetta al popolo turco con il referendum previsto in primavera

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A Recep Tayyip Erdogan essere il presidente di una repubblica parlamentare non basta più. Vuole diventare il presidente di una repubblica presidenziale. Per farlo aveva bisogno di cambiare la costituzione ed è quello che ha fatto.

cms_5379/2.jpgIl Parlamento turco ha approvato, in seconda e ultima lettura, la riforma della Costituzione in senso presidenziale voluta da Erdogan. Il 21 gennaio scorso, infatti, sono terminate le operazioni di voto dei 18 articoli. L’ultima parola sarà comunque del popolo turco, che si esprimerà con un referendum. La riforma darà al capo di stato il potere di nominare i ministri e gli permetterà di intervenire nel sistema giudiziario, che secondo Erdoğan è molto influenzato da Fethullah Gülen, il religioso turco che vive in esilio negli Stati Uniti ed è stato accusato del tentato colpo di stato dello scorso luglio. Inoltre, se la riforma entrerà in vigore, il presidente potrà continuare a essere il leader del suo partito, contrariamente a oggi: Erdoğan così potrà tornare a guidare l’organizzazione politica di cui è stato cofondatore, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP). Il referendum con cui i cittadini turchi potranno votare la riforma sarà organizzato probabilmente ad aprile. Basterà il 50 per cento più uno dei voti degli elettori per farla diventare legge.
L’approvazione della riforma è stata segnata da momenti di forte tensione. Una deputata del partito d’opposizione si è ammanettata per protesta al leggio dell’oratore per dire no al diktat di un solo uomo.

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Fin dalla sua fondazione, avvenuta nel 1923, la Turchia è una repubblica parlamentare. Quello che vuole fare Erdogan è trasformarla in una repubblica presidenziale, sul modello statunitense in cui il capo dello stato è anche il capo dell’esecutivo. Erdogan e i suoi sostenitori affermano che la Turchia ha bisogno della leadership di un presidente forte per evitare che una fragile coalizione di governo metta a rischio lo sviluppo dell’ultimo decennio e vedono la riforma come una garanzia per la stabilità del paese. I critici, invece, sono convinti che questa riforma vada a legittimare una concentrazione di poteri che, di fatto, è già in corso da tempo, con l’elezione diretta del presidente, la sua capacità di destituire il primo ministro in base alla sua volontà e la stretta fortissima di Erdogan sul partito. Ogni passaggio costituzionale non è solo una questione simbolica ma influisce sull’effettiva capacità di governo. Gli emendamenti permettono all’esecutivo di sovrastare il potere legislativo e soprattutto quello giudiziario, che in un paese come la Turchia ha sempre avuto un rapporto controverso con il governo.

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Se la riforma supererà l’ultimo step del referendum, il presidente Erdogan potrebbe governare il paese fino al 2029 con poteri superiori a quelli attuali. Le nuove elezioni si terrebbero al termine del suo mandato nel 2019. Se venissero rispettate le regole costituzionali che impongono al presidente della Turchia due mandati da cinque anni, Erdogan potrebbe essere rieletto esclusivamente per un secondo termine e dunque fino al 2024. Ma l’introduzione della riforma azzererebbe il calcolo, permettendo due successivi mandati, fino al 2029.

Il verdetto ora, comunque, passa al popolo turco con il referendum previsto per la prossima primavera, il quale deciderà se dare compimento all’ultimo passo di Erdogan per dare forma al suo autoritarismo.

Mary Divella

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