TUTTO QUELLO CHE (NON) SAPPIAMO SULLA SACRA SINDONE

Nuovi studi e discusse rivelazioni, tra mistero e realtà

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La “reliquia delle reliquie” torna a far parlare di sé, catalizzando l’attenzione dei media internazionali. Il Journal of Forensic Sciences ha recentemente pubblicato i risultati dell’ultima ricerca condotta sulla Sacra Sindone - o meglio, su sue fotografie in scala reale ad altissima risoluzione - da Matteo Borrini, dell’università di Liverpool, e Luigi Garlaschelli, del Cicap (Comitato italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze). Quanto emerso dall’analisi dei dati getta non poche ombre sull’autenticità del lenzuolo in cui tutti (o quasi) identificano l’antico sudario di Cristo.

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Come in una vera e propria scena del crimine, i due ricercatori hanno simulato la crocifissione servendosi di alcune sacche di sangue (sia vero che sintetico), a cui sono state collegate delle cannule per riprodurre il trasudare delle ferite. Le prove sono state ripetute con croci di forme e legni differenti, oltre che con tutte le possibili posizioni potenzialmente assunte da un corpo sospeso in tal modo. La tecnica utilizzata, nota con il nome di bloodstain pattern analysis, ha evidenziato l’incongruenza tra le macchie prodotte nel corso della ricostruzione e quelle presenti sulla reliquia, di cui solo il 50%, sempre a detta di Borrini e Garlaschelli, sarebbero compatibili con una reale crocifissione. “È stata eseguita un’indagine con un volontario vivente [Luigi Garlaschelli] per verificare le posizioni del braccio e del corpo necessarie a produrre le macchie di sangue visibili nella Sindone di Torino. I due corti rivoli sul dorso della mano sinistra della Sindone sono coerenti solo con un soggetto in piedi con le braccia a 45 gradi. - si legge sul Journal of Forensic Sciences - Questo angolo, però, è diverso da quello necessario a generare le macchie all’altezza dell’avambraccio, che richiederebbero braccia quasi verticali per un soggetto in piedi”.

Il lavoro dei due studiosi italiani è supportato da diversi riscontri scientifici, che rifiutano l’ipotesi secondo cui il tessuto sarebbe lo stesso in cui fu avvolto il corpo senza vita di Cristo. Tra questi, l’importante esame del carbonio 14, condotto in maniera indipendente dai ricercatori di Oxford, Tucson e Zurigo nel 1988, che stimò la datazione del lenzuolo in un intervallo compreso tra il 1260 e il 1390 dopo Cristo. Un periodo in cui non solo non è incluso l’anno a cui si fa risalire la morte di Gesù (il 33 d.C.), ma che farebbe addirittura pensare che si tratti di una creazione pittorica realizzata intorno al 1353. E’ riconducibile a questa data, infatti, la prima testimonianza storica relativa alla Sindone, che venne alla luce grazie al cavaliere Geoffroy de Charny. La Chiesa stessa non ha riconosciuto la valenza religiosa della Sacra Sindone prima del 1506, quando papa Giulio II ne autorizzò il culto. Attualmente, il Vaticano consente che venga venerata pur consapevole che potrebbe trattarsi di una semplice “icona”, dunque di un artefatto umano realizzato molti anni dopo la morte di Cristo, piuttosto che di una vera e propria reliquia. “Gli studi e le ricerche, se condotte con criteri scientifici e senza ipotesi pregiudiziali, stimolano a un confronto sereno e costruttivo” ha commentato Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino e Custode pontificio della Sindone.

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Ma c’è anche chi continua a supportare la tesi autenticista, insinuando che gli ultimi studi siano stati condotti per raggiungere uno scopo ben preciso: “Non c’è nulla di scientifico in queste verifiche. - ha dichiarato a tal proposito la sindologa Emanuela Marinelli - Basta pagare affinché le ricerche vengano effettuate. E’ innegabile che dietro ad alcune di esse si nascondano gruppi intenzionati a far credere che la Sindone sia un falso storico”. Ad avvalorare questa ipotesi, l’intervista rilasciata da Paolo Di Lazzaro a Vatican Insider, in cui il fisico ha evidenziato le numerose falle metodologiche della ricerca condotta da Borrini e Garlaschelli. “Bisogna dire che questa ricerca non è affatto nuova: è datata 2014, anno in cui venne presentata a un congresso di medicina forense negli Stati Uniti. - ha spiegato lo studioso, vicedirettore del Centro Internazionale di Sindonologia - Già all’epoca vi furono notevoli perplessità sollevate da parte di medici sulla validità dei risultati. Ora quello stesso studio, con l’aggiunta di qualche nuovo esperimento, è stato pubblicato”. Il primo dubbio riguarda il sangue adoperato nel corso dell’esperimento: per poterlo conservare nelle apposite sacche, esso viene trattato con dell’anticoagulante, che lo renderebbe più vischioso del normale. Inoltre, come sollevato da Di Lazzaro, sarebbe un errore paragonare le tracce prodotte dalla “pelle pulita e integra del professor Garlaschelli, che ha prestato il suo corpo per l’esperimento” con quelle lasciate sul tessuto da “un uomo torturato, disidratato, tumefatto”. Le “variabili incontrollate” dello studio sarebbero tali da poterne inficiare i risultati, insomma.

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Nel frattempo, a Robbiate (Lecco), nella chiesetta di Sant’Enrico della Sernovella, alcuni devoti hanno organizzato un’esposizione della copia della Sindone a grandezza originale e di altre riproduzioni degli oggetti legati alla Passione di Cristo. Ma le ambizioni dei fedeli non finiscono qui: “Stiamo organizzando la gestione della chiesa di Sant’Enrico di Robbiate, attualmente visitabile solo un giorno all’anno in occasione della ricorrenza del patrono, per garantirne l’apertura al pubblico e per inserire la mostra negli itinerari turistici della zona affinché diventi un luogo di riferimento dedicato al sudario di Cristo. - assicura Alessandro Piana, presidente del Gruppo di ricerca sulla Sindone - L’intenzione è quella di promuovere incontri, convegni e seminari con relatori qualificati che collaborano con noi, tra i quali il sindonologo Bruno Barberis, presidente del Centro internazionale di sindonologia di Torino”. Perché la fede non necessita di assolute certezze né manifestazioni concrete: “La fede è credere a ciò che non vediamo, e la ricompensa per questa fede è il vedere ciò che crediamo”, sosteneva il saggio Sant’Agostino...

Federica Marocchino

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