Taranto tra Cultura e Archeologia

Pensiero laterale

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Abbiamo di recente letto un reportage sulle spiagge delle Maldive, sui cui litorali la sabbia non è sabbia come sembrerebbe, bensì spazzatura. La giornalista, per meglio rendere l’idea del degrado ambientale in cui versa l’arcipelago immerso nelle acque dell’Oceano Indiano, ha pensato bene di scrivere “sembra Taranto”. Ecco fatto: Taranto usata come termine di paragone per l’inquinamento, la diossina etc...

Sarebbe fin troppo facile replicare all’autrice dell’articolo, che mi sembra vergognoso infierire su questa città martoriata dalle industrie e dalle patologie derivanti dall’inquinamento atmosferico, unendomi al coro delle proteste e degli insulti sui social. Sarebbe, inoltre, fin troppo semplice scriverle che loro, a Bari (la giornalista è barese di nascita), l’amianto ce l’hanno in centro, in quel che resta della Fibronit, coperto da teli che tentano disperatamente di scongiurare la pericolosissima diffusione nell’aria di micro particelle responsabili, tra le tante patologie, del terribile mesotelioma pleurico. Sarebbe troppo facile ribattere che - per usare le sue parole - il cancro lo respirano anche loro.

Taranto è soprattutto storia, cultura e archeologia.

Le origini di Taranto si perdono nella notte dei tempi. La tradizione vuole che, 12 secoli prima della nascita di Roma,Taras, figlio di Nettuno, abbia costruito la città, che prese il suo nome. Pochi decenni dopo la fondazione di Roma, intorno al 706 a.C., presso Taras sbarcò una colonia di Spartani, provenienti dalla Laconia che, sotto il comando del valoroso Falanto, presero d’assalto la città e la conquistarono.Il condottiero, signore di Taranto, la governò saggiamente, portandola all’espansione e fortificandola.

Dopo la sua morte, i Tarantini consolidarono i primati raggiunti, stringendo alleanze con i popoli vicini, rafforzando le industrie e i commerci, ma senza trascurare le arti. In meno di due secoli, Taranto divenne grandissima e potente. Nel V secolo a.C. aveva esteso il suo dominio su tutta la Lucania.

Di Taranto, capitale della Magna Grecia, vi sono testimonianze sparse su tutto il territorio.

Colonne doriche, resti del Tempio di Poseidone

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Del “MarTa”, museo archeologico della città, il quotidiano La Repubblica scrive: «Alzi la mano chi sa che Taranto è stata l’unica colonia della Magna Grecia fondata da Sparta, la città dei guerrieri e degli atleti, eterna rivale della più sofisticata Atene. E sapete pure che il locale Museo archeologico nazionale, il MarTa, è l’unico al mondo a possedere tra i suoi tesori la tomba di un atleta che partecipò alle Olimpiadi nel V secolo avanti Cristo?»

cms_7523/3p.jpgE ancora:

«Tra gli altri pezzi forti del museo ci sono le oreficerie, i famosi ori di Taranto di epoca ellenistica e romana che hanno ispirato nel loro modernissimo design persino Bulgari e Cartier.

Per non parlare della più ricca collezione in Italia di ceramiche laconiche (di importazione) e di sculture di pregio, come il celebre Zeus di Ugento, un bronzetto di 74 cm ritrovato in provincia di Lecce, uno dei capolavori della bronzistica classica. Mentre nella collezione preistorica spiccano le Veneri di Parabita, statuine che rappresentano dee madri scolpite in osso di bue e risalenti a 20mila anni avanti Cristo».

A proposito di archeologia, forse non tutti sanno che ogni anno, a settembre, Taranto ospita l’importantissimo Convegno Internazionale di Studi sulla Magna Grecia, occasione nella quale la città ospita i massimi studiosi di fama mondiale in campo archeologico.

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Taranto è cultura a trecentosessanta gradi: letteratura, poesia, cinematografia…

Molti registi scelgono la città come set per i loro film.

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Recentemente, Nicolas Vaporidis, durante le riprese di “Anche senza di te”, di Francesco Bonelli, ha pubblicato su vari social immagini della città che egli stesso ha definito incantevole.

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Incantevoli sono le spiagge, e i tramonti.

Alda Merini, la grande poetessa vissuta a Taranto per alcuni anni - da lei stessa definiti felici - dedicò alla città questa poesia quando, tornata a Milano e sentendosi prossima alla fine, realizzò che non vi sarebbe più tornata.

cms_7523/7.jpg«Non vedrò mai Taranto bella

Non vedrò mai le betulle

la foresta marina;

l’onda è pietrificata

e le piovre mi pulsano negli occhi.

Sei venuto tu, amore mio,

in una insenatura di fiume,

hai fermato il mio corso

e non vedrò mai Taranto azzurra,

e il Mare Ionio suonerà le mie esequie».

Questa è Taranto.....

Lucia D’Amore - Roberto Pedron

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