Telegram, l’ascesa di un social pieno di insidie

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Sempre più spioni e sempre meno originali nei contenuti da pubblicare. La consueta ricerca annuale effettuata da sito Blogmeter intitolata “Italiani e social media” su quasi duemila persone tra i 12 e i 74 anni iscritte a un social network, conferma una tendenza ormai consolidata negli ultimi anni, ovvero utenti attenti a ciò che scrivono e pubblicano gli altri e pronti poi a ricondividere i contenuti dei loro amici. C’è da sottolineare che i dati pubblicati sono stati rilevati prima dello scoppio della pandemia e del lockdown, situazione che ha creato un boom delle connessioni, cosa inevitabile data la clausura forzata per milioni di persone. Tornando ai dati estratti da Blogmeter si nota la conferma di Facebook come social preferito dagli utenti italiani dal 90% degli intervistati e di tutte le app collegate all’azienda di Menlo Park come Whatsapp e Messenger. Youtube invece è al secondo posto tra i social media preferiti dagli italiani seguito dall’altra creatura acquistata da Zuckerberg, Instagram. La sorpresa è, oltre a TikTok usata dal 16% degli utenti più giovani, la piattaforma di live streaming e videogiochi Twitch acquistata da Amazon nel 2014. Una piattaforma quest’ultima di grande successo in periodo pandemico, dato che miliardi di ore di partite tra gamers hanno avuto un grosso incremento esattamente durante la 40ena. Ciò che però solleva particolare attenzione è la crescita costante dell’app di messaggistica Telegram, un incremento dal 39 % dello scorso anno al 46% attuale.

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Telegram è considerata una tra le app più indecriptabili mai ingegnerizzate finora, tant’è che Pavel Durov, fondatore del social network Russo VK e poi di Telegram, ha annunciato pubblicamente sul sito dell’app che darà «$200,000 to the hacker who can break Telegram». Sta di fatto che proprio Telegram è ultimamente al centro della cronaca giudiziaria per una serie di attività poco chiare. Sono stati infatti centinaia i canali chiusi dalla GdF perché coinvolti in attività illecita legata alla diffusione di pdf pirata di migliaia di libri e di giornali, un danno economico enorme nei confronti di un settore, l’editoria, già di per sé in sofferenza. Telegram è anche poi un ricettacolo di gruppi dediti alla condivisione di materiale pornografico e pedopornografico.

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Nonostante organizzazioni no profit segnalino continuamente agli admin di Telegram la presenza di milioni di utenti impegnati in attività fuori dalla legge, non vi è stato nessun intervento da parte della piattaforma russa di base nella ricca Dubai. Il silenzio di Telegram, una piattaforma di oltre 200 milioni di utenti e nel gotha dei principali servizi di messaggistica istantanea insieme a WhatsApp e Messenger, denota l’intenzione della stessa app di far finta di nulla per trarre un qualche profitto dalla distribuzione e trasmissione di determinati contenuti. Solo in Italia infatti il fenomeno della diffusione di materiale pornografico non consensuale, ha avuto una grossa rilevanza, come segnalato da numerose inchieste giornalistiche relative all’esistenza di sottogruppi nella piattaforma. Ne è scaturita una battaglia digitale che ha visto hacker della frangia Anonymous, impossessatisi di numeri e nomi dei componenti di tali gruppi, pubblicare informazioni personali e numeri di telefono dei partecipanti alle chat. La forza e nello stesso tempo la deriva del rischio delle piattaforme come Telegram è la capacità di convogliare in gruppi e sotto gruppi anche persone dai gusti e dalle tendenze spesso non legali, una deriva sempre più pericolosa e rischiosa per minori, donne, etnie che si vedono improvvisamente messe alla gogna da pochi webeti.

Andrea Alessandrino

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