Tempi difficili ma la speranza non muore mai

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"Un’etica di fraternità e di coesistenza pacifica tra le persone e tra i popoli non può basarsi sulla logica della paura, della violenza e della chiusura, ma sulla responsabilità, sul rispetto e sul dialogo sincero”, invoca Papa Francesco, sottolineando che "la deterrenza nucleare e la minaccia della distruzione reciproca assicurata non possono fondare questo tipo di etica".

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Di certo il richiamo che viene dal Papa è forte: "Un appello in favore del disarmo, della proibizione e dell’abolizione delle armi nucleari" è quello rivolto da Francesco ai governi di tutto il mondo.

E il pensiero del Papa diviene parola unica, sintesi di una pratica «attiva e creativa», stile di vita e di un «programma politico» efficace per la pace. Non violenza quindi come urgenza e nuova mentalità riguardo all’uomo, i suoi doveri e i suoi destini. Non violenza praticata «come strategia di costruzione della pace», nella quale si giocano i rapporti interpersonali, sociali e internazionali. Impegno possibile e praticabile che non è patrimonio esclusivo della Chiesa cattolica ma è proprio di molte tradizioni religiose. Quello che ha prodotto già risultati e avuto già i suoi esempi storici con i successi ottenuti dal Mahatma Gandhi nella liberazione dell’India, da Martin Luther King contro la discriminazione razziale fino a Madre Teresa di Calcutta, a Leymah Gbowee e migliaia di donne liberiane, che hanno organizzato incontri di preghiera e protesta non violenta ottenendo negoziati di alto livello per la conclusione della seconda guerra civile in Liberia. L’umanità deve chiedere perdono per tutta questa violenza che ci attraversa. Per tutte quelle volte che la guerra tinge di rosso la nostra terra, in ogni epoca, in ogni momento.

cms_6037/foto_5.jpgCerto che dopo questi significati profondi del Santo Padre, mi torna molto difficile raccogliere il mio personale pensiero fulcro di questo mio scritto rivolto a Voi tutti Amiche e Amici lettori.

A livello nazionale e internazionale, viviamo un momento di comprensibile preoccupazione, di paure e di tensioni che rischiano di minare i riferimenti e le certezze su cui abbiamo costruito la nostra “civiltà sociale”: un modello certamente imperfetto e migliorabile ma ispirato a quei principi di libertà, convivenza e tolleranza che sempre vinceranno sull’odio.

Chi oggi ha tra le mani le sorti delle democrazie occidentali ha il dovere di preservare e proteggere le società libere che, con il proprio sacrificio, ci hanno lasciato le precedenti generazioni. Chi come me ha l’onere e l’onore di dirigere uno strumento di comunicazione, è chiamato, oggi più che mai, a rispondere al bisogno di serenità che si dovrebbe respirare nel nostro vivere quotidiano.

Lo scorso anno, di questi tempi, guardavamo, con fiducia ma anche con legittime preoccupazioni legate al quadro politico internazionale, alle nebulose prospettive per un’economia che arretrava…

La cronaca, al contrario, ci racconta di governi non sempre sintonizzati con le esigenze del Pianeta e, soprattutto, dei tanti interrogativi che ancora avvolgono il futuro della nostra amata e calpestata “Terra”.

Tuttavia, l’umanità ha dimostrato, di avere la forza e le carte in regola per continuare a far crescere l’erba della speranza, nella consapevolezza che trovi le certezze bramate, nelle radici stesse, intrise di veri valori che necessitano per ricostruire il mondo.

Attilio miani

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