Terremoto nello Stato del Vaticano

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Le prime avvisaglie sono arrivate questa estate. Qualcuno, dai vertici dello IOR, metteva al corrente Papa Francesco sulla possibilità di crimini finanziari avvenuti negli ultimi anni, e lui, così com’è nel suo stile non si è perso in chiacchiere ed ha subito ordinato un’indagine ‘puntuale e severissima’: “Non faremo sconti a nessuno”.

Nel mirino della magistratura sono finite operazioni finanziarie apparentemente irregolari eseguite da alcuni uffici della segreteria di Stato, tra cui compravendite immobiliari a Londra e la gestione dei conti dell’Obolo di San Pietro.

Sono stati sequestrati documenti riservati e personal computer sia negli uffici della Prima Sezione della Segreteria sia negli uffici dell’Aif, l’autorità d’informazione finanziaria, l’organismo indipendente che dovrebbe lavorare alle attività antiriciclaggio.

Si tratta di un’inchiesta che ha lasciato basiti gli inquilini dei sacri palazzi poiché, per la prima volta nella storia, nel mirino dei magistrati c’è la prima sezione della Segreteria di Stato, quella che si occupa degli Affari generali, in altre parole l’equivalente del ministero dell’Interno.

Una prima sospensione cautelativa dal servizio riguarda cinque persone di cui due dirigenti apicali, don Mauro Carlino, da poche settimane capo dell’Ufficio informazione e Documentazione dell’organismo che ha sede nel Palazzo Apostolico e Tommaso Di Ruzza, direttore dell’antiriciclaggio. Con loro Vincenzo Mauriello, Fabrizio Tirabassi e un’addetta all’amministrazione, Caterina Sansone.

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«I suddetti» si legge nella nota firmata da Giani «potranno accedere nello Stato esclusivamente per recarsi presso la Direzione Sanità e Igiene per i servizi connessi, in altre parole se autorizzati dalla magistratura vaticana».Lo Stato del Vaticano con i suoi 900 abitanti e una superficie di 0,44 chilometri quadrati, è da sempre considerato un importante centro economico e finanziario difficile da inquadrare secondo gli standard internazionali. Basti pensare che nelle classifiche dei PIL non compare in quanto Stato improduttivo, cioè non produce merci e quindi non può scambiare denaro con esse e poiché il PIL proprio questo misura, il Vaticano non compare nella lista. Eppure la Santa Sede ha bisogno di molto denaro per mandare avanti i propri progetti e le proprie missioni.

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Per sommi capi possiamo comunque dire che nello Stato del Vaticano esistono due soggetti giuridicamente ben distinti, la Santa Sede, ovvero l’ente preposto al Governo della Chiesa Cattolica e che fa capo al Papa, e il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano che esercita il potere esecutivo in vece del Pontefice.

La Santa Sede è supportata finanziariamente da una serie di entrate che includono proventi da investimenti finanziari della Banca Vaticana, lo Ior (Istituto per le Opere Religiose), dalle rendite dell’ingente patrimonio immobiliare e dalle donazioni effettuate dai cattolici. Per avere un’idea del patrimonio di cui si parla, basti pensare che la Chiesa Cattolica possiede nel mondo più di un milione d’immobili, divisi in chiese, sedi parrocchiali, terreni e abitazioni date in locazione, per un valore complessivo di oltre duemila miliardi di euro.

Vi è poi l’Obolo di San Pietro, un fondo particolare che consiste in donazioni dirette raccolte nelle diocesi e nelle parrocchie cattoliche di tutto il mondo, solitamente nelle festività di San Pietro e Paolo e che non rientra nel bilancio della Santa Sede, ma che viene usato direttamente dal Papa per opere di carità, aiuto in caso di disastri naturali e per lo sviluppo della chiesa nelle nazioni del terzo mondo.

Il bilancio del Governatorato dello Stato si basa invece sulle entrate derivanti dalle attività culturali, in particolar modo dai Musei Vaticani, che attraggono ogni anno oltre sei milioni di persone per un incasso vicino ai 100 milioni di euro. A questi si aggiungono le attività concernenti la vendita di francobolli, pubblicazioni a carattere religioso, medaglie e monete.

Nell’ambito delle ultime indagini gli investigatori starebbero analizzando alcuni flussi finanziari dei conti su cui transita l’Obolo di San Pietro.

Si tratta delle offerte di beneficenza che ogni anno arrivano dai fedeli di tutto il mondo al pontefice, che poi dovrebbe usarli per opere di carità verso i più deboli e bisognosi.

A quanto pare nel 2015 quelle donazioni, anziché essere destinate ai poveri, vennero riversate in conti e investimenti che in quell’anno avevano raggiunto la quota di 400 milioni di euro.

Si tratta, in realtà, solo di una delle tante indagini. Nel corso degli anni questi due enti sono stati al centro di numerosi scandali, derivanti fondamentalmente dalla poca trasparenza sulle loro operazioni.

cms_14996/0.jpgPer tentare di riparare le fenditure e fare maggiore luce sulla gestione economica, Papa Francesco nel 2014 istituì una struttura di coordinamento per gli affari economici, una sorta di ministero vaticano dell’Economia i cui compiti consistevano nel confrontare i bilanci preventivi e consuntivi di Santa Sede e Governatorato, controllare le entrate e stabilire i tetti di spesa, e soprattutto a seguire criteri contabili e amministrativi improntati alla trasparenza.

Papa Francesco, mostrò dunque fin da subito l’intenzione di voler cancellare gli scandali per dare un volto più moderno alle finanze della Chiesa Cattolica e, animato dalle migliori intenzioni, nominò capo della nuova struttura denominata “Segreteria per l’economia” George Pell, arcivescovo di Sidney.

Solo tre anni dopo dalla sua nomina, George Pell, venne accusato e poi condannato per abusi sessuali nei confronti di minori. In seguito l’incarico non fu conferito ad altri e quindi, di fatto, il Ministero dell’Economia, resta tuttora vacante.

Le cose non sono andate di certo meglio nemmeno al contabile dell’Apsa, monsignor Nunzio Scarano, recentemente condannato a tre anni di reclusione per reato di corruzione e a Giampiero Nattino, il banchiere cattolico indagato per manipolazione del mercato ed evasione fiscale in seguito ad operazioni svolte attraverso i conti presso l’Apsa e lo Ior.

Insomma quella degli scandali al Vaticano pare una storia senza fine.

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Si pensi allo IOR da decenni oggetto di una lunga serie di controversie, con accuse di riciclaggio di denaro e di collaborazioni sospette con la criminalità organizzata, all’emblematico caso del “banchiere di Dio” Roberto Calvi, trovato morto a Londra in circostanze misteriose. Quello che si riteneva di primo acchito un suicidio si rivelò un omicidio e, i presunti esecutori, furono in seguito assolti per insufficienza di prove. Calvi, lo ricordiamo, era il Presidente del Banco Ambrosiano - una banca privata di cui era azionista Michele Sindona all’80% - che nel tempo aveva prestato l’equivalente di oltre un miliardo di euro a società legate al Vaticano, che avevano come scopo principale quello di riciclare denaro sporco proveniente dalla mafia, e che fallì in seguito al deterioramento di tali crediti.

cms_14996/5v.jpgErano i tempi dell’arcivescovo Paul Marcinkus, entrato nei ranghi dello IOR, di cui diventò presidente nel 1971.

Nel 2012 prese poi sostanza lo scandalo Vatileaks con il trasferimento di decine di milioni di dollari alle diocesi americane al fine di aiutarle a pagare le spese legali per i numerosi casi di pedofilia che avevano investito membri della chiesa cattolica americana, mentre in una lettera, resa pubblica, l’Arcivescovo Carlo Maria Viganò si lamentava della corruzione e del riciclaggio di denaro sporco in Vaticano, e il Presidente dello IOR Ettore Gotti Tedeschi veniva sfiduciato per il sospetto di operazioni finalizzate al riciclaggio.

Da troppi anni lo IOR sta dunque, attraversando una lunga fase di riorganizzazione e ridimensionamento. Di fatto, migliaia di rapporti sospetti sono stati chiusi, ma permangono molte zone d’ombra.

Non sono, ad esempio, mai stati resi noti i nomi dei clienti sospetti che si sono serviti dello IOR per compiere operazioni offshore, così come non si è mai fatta veramente luce su notizie riguardanti operazioni di spostamenti di capitali in paesi come l’Iran e l’Iraq.

Molte accuse sono state del tutto archiviate, tuttavia la lotta tra chi vuole fare luce sulle attività finanziaria della chiesa e chi invece vorrebbe continuare a mantenere la tradizione di grande segretezza, continua.

C’è chi sostiene che mettere sotto accusa la Segreteria di Stato significa mettere sotto accusa il Papa, anche se Papa Francesco, più che sentirsi sotto accusa cerca la chiarezza.

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Per realizzare il suo proposito ha appena nominato l’ex procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone come presidente del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano.

Papa Francesco ha scelto il numero uno della lotta alla criminalità, per combattere la sua "crociata" contro gli affari finanziari illeciti all’ombra di San Pietro, contro il presunto riciclaggio dei soldi che confluiscono nello Ior, contro sospetti investimenti immobiliari realizzati anche con le offerte dei fedeli.

Al magistrato siciliano, che ha al suo attivo una lunga esperienza nella lotta al malaffare e alla mafia, spetterà il compito di giudicare i dirigenti della Santa Sede che potrebbero, in seguito, essere processati.

"È un’esperienza del tutto nuova e straordinaria. Ringrazio il Santo Padre per la fiducia che mi onora e mi commuove", ha commentato Pignatone in un’intervista esclusiva al telegiornale di Tv2000 e InBlu Radio.

"È un nuovo pezzo della mia vita dopo quarantacinque anni in magistratura - ha aggiunto l’ex procuratore di Roma - Spero di poter dare un contributo frutto di questa esperienza di professionalità molto variegate maturate nel settore penale. Certamente da parte mia ci sarà il massimo impegno. Sono estremamente onorato e grato al Papa. Cominceremo a lavorare in tempi brevi".

Eppure, considerando la storia, nonostante l’impegno di Papa Francesco, c’è da temere che i passi da compiere siano ancora tanti.

Gianmatteo Ercolino

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