TikTok, social della performance dell’utente

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cms_21687/1v.jpgPerformance del corpo e rappresentazione del sé sono il baricentro dei nuovi media, sempre più centrati sulla negoziazione di stereotipi della propria immagine corporea. Le piattaforme di condivisione, dalle meno recenti alle novità del mondo social, sono macchine che sfornano principalmente immagini e nozioni percepite dalla maggior parte degli utenti su determinati canoni improntati alla bellezza, intesa quest’ultima come indicatore dell’appeal sessuale. Il ruolo dei social network assume dunque sempre più importanza nel plasmare gli stereotipi che si basano sulla visibilità del corpo, in particolar modo app come TikTok che offrono agli utenti la possibilità di caricare, modificare e condividere video in formato breve. L’impatto che i social in generale hanno sulla formazione delle nozioni di bellezza e di genere sugli utenti attraverso le loro rappresentazioni digitali del corpo, è il terreno di coltura di generazioni plasmate da falsi miti e dalla rincorsa a una visibilità nel tempo effimera. Il corpo è stato per lungo tempo considerato al centro tra la sfera pubblica e quella privata, ed è a causa di tale rapporto tra individualità del corpo e la sua visibilità pubblica e sociale, proprietà e visibilità del corpo arrivano a incrociarsi, con il risultato di porre al centro il concetto, e il problema, dell’autorappresentazione. I social media e le nuove piattaforme digitali hanno accelerato e accentuato la performatività del corpo, attraverso la possibilità di condividere immagini e video del corpo, con l’effetto perverso che ogni utente sarà costretto a cadere sotto la pressione di esibire il proprio corpo sapendo di essere guardato da altri utenti, scimmiottando altre performance viste in altre immagini e altri video.

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Sotto tale pressione, il corpo è costantemente funzionale alla rappresentazione di sé tramite i siti di social network, un continuo modellare e rimodellare la propria immagine centrato sulla negoziazione degli stereotipi del corpo, ovvero immagini di genere maschile e femminile, assieme a nozioni percepite dai più di bellezza, indicatore di sensualità e di appeal sessuale. Se un modo efficace per proiettare la sessualità è la visibilità del corpo, allora i social lavorano per estrarre e riassumere il proprio sé, valorizzando quelle che sono le “caratteristiche” importanti per attirare l’attenzione. Attenzione e visibilità del corpo sono nei social media due punti fondamentali per la propria mediazione sessuale, un’infrastruttura che crea una vita sessuale basata sulla rappresentazione delle immagini del corpo. Tale presentazione si basa in gran parte sull’esecuzione di un’immagine del corpo. Se, come sembra, vi sono forti legami tra le immagini dei social media e le percezioni dei pari del comportamento sessuale, l’app TikTok rappresenta un esempio in tal senso. Con una popolarità impressionante, in particolare tra adolescenti, Millennial e Generazione Z. La potenziale e rapida crescita di TikTok è sintomatica nel riflettere e nel plasmare percezioni legate non solo alla sfera sessuale come bellezza e genere, ma anche sul suo crescente impatto sulla performatività e l’auto-rappresentazione. La possibilità di creare video e modificarli (editing video) ha personalizzato profondamente l’esperienza nel mondo dei social network e l’ha trasformata da funzione di condivisione in una creativa. TikTok ha puntato per il suo successo su una funzionalità di editing senza precedenti, cioè la sincronizzazione labiale, i filtri e il controllo della velocità, funzionalità che ha permesso di personalizzare ogni video, portando così l’individualizzazione e la creatività della condivisione video a un nuovo livello.

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Come è ormai noto, la piattaforma consente agli utenti di registrare video della durata tipica da 15 a 60 secondi, utilizzando la sincronizzazione labiale su tracce popolari, quindi l’utente può condividere i propri video con altri utenti, che, a loro volta, possono seguirsi a vicenda, reagire o commentare i video degli altri e duettare insieme. In molti casi, viene lanciata una sfida (challenge) con hashtag che invita gli utenti a condividere i loro brevi video che affrontano l’argomento della sfida, collegandoli così tematicamente. I concetti chiave appaiono dunque due: giocosità, intesa però come performance, e sessualità, ovvero focalizzazione corporea. Il termine gioco non denota un ambito di svago o passatempo ludico a cui si dedicano di solito bamini, ma pratiche che mettono in risalto il corpo, la sua immagine e le sue caratteristiche, nel tentativo di esplorare e definire nozioni legate alla sfera sessuale e alla sensualità. Giocosità e sessualizzazione divengono un tutt’uno nelle performance video di TikTok, social in cui la nozione di performatività del corpo assume come carattere fondamentale la presentazione e la visualizzazione visiva del proprio corpo, specialmente tra gli adolescenti. L’autorappresentazione invece di conoscere un percorso di vita, sociale e culturale, si ottiene più rapidemante attraverso una giocosità sexy ottenuta grazie a pose suggestive per video e foto con spettacoli seducenti, fonte immediata di gratificazione, dato evidente se riscontrato nell’alta frequenza di utilizzo dei social network in quella fascia di età. Performatività, rappresentazione di sé e giocosità sono una miscela perfetta per chi, il giovanissimo utente social, voglia assumere sotto di sé contemporanemante i ruoli di produttore, consumatore e distributore nei media digitali.

Andrea Alessandrino

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