Tik Tok vs Youtube: il sorpasso è vicino?

Boom di scaricamenti durante il lockdown

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Era il 14 febbraio 2005, quando una nuova piattaforma di condivisione e visualizzazione video appariva all’orizzonte con il nome di Youtube. Inizialmente lo scopo di questa piattaforma era più personale che divulgativo, infatti i creatori volevano soltanto trovare un luogo dove caricare i propri video per farli vedere ad un ristretto gruppo di amici. Infatti il primo video di assoluto fu quello di Jawed Karim, uno dei fondatori, che lo ritrae allo zoo. Seppur con una qualità infima rispetto agli standard di oggi, è considerato un vero e proprio documento storico che conta all’attivo più di 17 milioni di visualizzazioni. Ma è solo nell’ottobre del 2006 che Youtube fece il “grande salto” venendo acquistata da Google per 1 miliardo e 650 milioni di dollari, diventando l’acquisto più oneroso fatto fino a quel momento. Sono passati 15 anni e da allora sono cambiate innumerevoli cose: oggi si possono trovare trailer, cortometraggi, musica, gameplay, news, contenuti didattici, ecc... Inoltre dal 2017 Youtube ha introdotto un sistema di remunerazione per tutti i creators che caricano video in osservanza delle norme della community e quelle degli inserzionisti.

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Ma se fino a un paio d’anni fa Youtube regnava incontrastato nelle case degli utenti e nelle videocamere dei creators, oggi un nuovo social “minaccia” il colosso multimediale: Tik Tok. Lanciato in origine nel 2014 con il nome di Musically, era stato ideato come un social network con scopi educativi, dove gli utenti avrebbero potuto imparare e insegnare diverse materie mediante brevi video. Non avendo il successo che desideravano, nel 2016 i creatori decisero di puntare sugli adolescenti e sui giovanissimi creando un social dove condividere video ironici e lip sync. Nel 2017 l’azienda cinese Bytedance comprò Musically per 750 milioni di dollari e la unì ad una altra piattaforma di loro proprietà di nome Tik Tok. Nonostante entrambi le piattaforme trattino video, sono molto diverse tra loro; infatti se su Youtube possono volerci diverse ore o giorni per girare, montare e produrre un video, su Tik Tok bastano soltanto pochi minuti. In una società sempre più tecnologica e sempre più frenetica il “modus operandi” di Tik Tok sembra essere quello vincente, infatti nel mese di maggio è stata l’app più scaricata al mondo, facendosi strada come un fenomeno carsico con un tempo di utilizzo di 80 minuti al giorno contro gli 85 di Youtube. Inoltre secondo gli analisti il periodo di lockdown per l’emergenza Coronavirus ha contribuito esponenzialmente a questo successo, accelerando un processo che però si sarebbe comunque verificato in un periodo di tempo più lungo. Inoltre questo successo è testimoniato dal fatto che questa piattaforma sia stata scelta come social principale per postare i video delle proteste negli Usa e diffondere l’hashtag #blacklivesmatter, a seguito dell’uccisione di George Floyd.

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A fronte di questi numeri esorbitanti Youtube non è certo restato a guardare, infatti alcuni rumors dicono che entro fine anno rilascerà “Shorts”, un’app per smartphone di condivisione video brevi destinata a diventare la rivale numero 1 di Tik Tok. Anche se il lento declino del colosso di Menlo Park era già iniziato nel 2017, quando ci fu il cosiddetto “Adpocalypse”; quando alcuni inserzionisti, resosi conto che le loro pubblicità venivano visualizzate su contenuti controversi o estremisti, ritirarono le loro inserzioni. Se fosse un’astuta strategia di marketing per avere uno sconto sulle inserzioni o meno, non è dato sapere, sta di fatto che fu una vera e propria rovina sia per la piattaforma in sé ma soprattutto per tutta la community. Infatti tutti i video considerati “scomodi” vennero all’istante demonetizzati, e l’algoritmo non risparmiò nemmeno i video di news o divulgazione scientifica. Com’era prevedibile molti creators trovarono rifugio nelle accoglienti braccia di Twitch (piattafoma di streaming dapprima dedicata esclusivamente al gaming e poi espansa a tutti gli altri ambiti) o di Patreon per richiedere donazioni. Oggi la situazione è ritornata più alla normalità, ma ormai la community è satura ed il desiderio di “sbarcare il lunario” è un sogno ormai lontano. Ovviamente un colosso come Youtube non “chiuderà” mai, perché ormai è entrato a far parte della vita quotidiana delle persone, però se non saprà come reinventarsi e tutelare i creativi, i competitors ci metteranno poco a surclassarlo.

Francesco Maria Tiberio

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