Tim Berners-Lee lancia un grido di allarme per salvare il web

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Un padre deluso del proprio figlio, non tanto per come questo si è comportato, ma per come è stato trattato. Così deve essersi sentito Tim Berners-Lee in occasione del 28esimo compleanno della creatura più importante nella storia delle comunicazioni, la rete. In una intervista al prestigioso quotidiano inglese The Guardian e riportate anche da Usa Today, Berners-Lee confessa che aveva immaginato internet come un mezzo di diffusione sociale, ovvero una piattaforma mondiale in grado di eliminare le distanze, sia culturali che razziali. Ora a distanza di quasi 30 anni, il sogno si è praticamente realizzato, ma ci sono ancora delle cose che proprio non riesce ad accettare, come per esempio il crescente odio sociale, le fake-news, la propaganda politica poco trasparente e la cattiva gestione della privacy, problemi che quotidianamente angosciano la sua illustre creatura, tendenze che “vanno affrontate e risolte per far sì che il web esprima il suo potenziale di strumento in grado di servire tutta l’umanità”, evidenzia Berners-Lee.

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Per quanto riguarda i giovani, secondo Berners-Lee sono proprio loro che stanno perdendo il senso della misura: cliccano ovunque, scaricano qualsiasi dato, accettano qualsiasi clausola, senza però rendersi conto che stanno mettendo la propria privacy nelle mani di poche e a volte per niente affidabili persone. La seconda tendenza che preoccupa Berners-Lee è quella, attualissima, delle “fake news”, o “disinformazione” o ancora più semplicemente delle “bufale”. La proliferazione delle false notizie in rete è un problema serio, tanto è vero che lo stesso Mark Zuckerberg, aveva provato a ridimensionare il ruolo avuto dal suo social network (Facebook) sulle elezioni presidenziali statunitensi, salvo poi riconoscere come anche il suo social abbia avuto un certo tipo di responsabilità sui contenuti condivisi dagli utenti.

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Berners-Lee non fa direttamente il nome di Facebook e degli altri social media, ma il riferimento nell’intervista-confessione è più che chiara: “Questi siti ci mostrano contenuti sui quali pensano cliccheremo. Questo significa che la disinformazione è in grado di diffondersi come un incendio incontrollato. E, attraverso i big data, quelli con cattive intenzioni possono sfruttare il sistema per diffondere disinformazione per vantaggi finanziari o politici”. Il terzo problema è poi la pubblicità (propaganda) politica tagliata su misura. Nonostante la forza propulsiva di un certo tipo di messaggi, c’è qualcosa che si può fare per impedire che questi contenuti colpiscano in pieno il proprio bersaglio, ed è evitare di andarsi a rinchiudere nelle cosiddette “camere dell’eco”. Normalmente, i nostri news feed sui social ci mostrano solo i contenuti che più possono interessarci, e quasi sempre entriamo in contatto con contenuti che confermano ciò che pensiamo già su un dato argomento, impedendoci così di farci un’idea diversa. Sarebbe una soluzione se invece i social ci permettessero in automatico di entrare in contatto con altri contenuti, diversi dall’opinione dominante, in maniera tale da arricchirci culturalmente e politicamente.

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Le parole di Berners-Lee, rese pubbliche ma che già da tempo risuonavano in rete, non vogliono essere solo un invito ai cosiddetti “padroni di internet”, ossia a chi gestisce i principali servizi della rete come i social, i grandi organi di informazione, le piattaforme blog e i servizi di posta elettronica. Il messaggio del padre del web può, anzi deve essere letto anche come una guida su ciò che ognuno di noi nel suo piccolo può fare per rendere internet un posto migliore, affinché la rete rappresenti realmente una risorsa vera per i suoi utenti. In caso contrario il rischio sarà quello di annientare e distruggere un sistema che era stato creato per scopi decisamente più nobili.

Andrea Alessandrino

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