UNA FEDE SENZA IPOCRISIE

L’udienza del mercoledì di Francesco

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Pace, pace, pace. Questa parola, che appare oggi come una montagna insormontabile, è ormai quotidianamente parte dei nostri pensieri, nonché protagonista della comunicazione mediatica. La guerra fa paura a tutti e le sue conseguenze iniziano a farsi sentire anche a livello europeo. Il popolo dopo due anni di pandemia è stanco, esausto di questa perpetua situazione di precarietà.

Bergoglio chiede da diverso tempo di incontrare Putin per arrivare alla pace: lo stesso Pontefice ha intuito che senza la diplomazia non si arriva da nessuna parte. Mentre in Italia cresce a dismisura il dissenso per l’invio di armi, tutti i grandi temi finiscono nel calderone delle polemiche televisive.

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La Chiesa tutta, sin dall’inizio di questa guerra, ha sempre spinto verso le trattative, trovando un muro enorme da ambo gli schieramenti. La ricetta di Bergoglio è molto semplice: l’obiettivo è quello di essere l’ago della bilancia per porre fine a questo massacro. Per questo, il Papa si è spogliato dell’immagine del nonno buono per abbracciare quella chi gli compete di più, ovvero la figura di un capo di stato. Le parole di Bergoglio non sono al miele, anzi hanno un tono decisamente di denuncia verso tutti i leader mondiali.

Ovviamente, la preghiera è al centro di ogni strategia. Unica arma capace di fermare tutto questo: "Vi invito ad invocare l’intercessione di Maria per far scoppiare la pace nel mondo".

Le parole del Papa sono chiare, ma la cruenza di questo conflitto mette a dura prova la fede di molti. Pertanto, su questo tema Francesco replica chiaramente, ammonendo coloro che dubitano: "Nulla è impossibile a Dio. Abbiamo bisogno d’imparare ciò con la Madre di Dio mostrandoci riconoscenti, pregando il rosario ogni giorno".

Giuseppe Capano

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